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Health Technology Assessment. Fiaso: “Ancora troppi ritardi. Soprattutto al Sud"


Nonostante l’HTA sia presente in oltre l’80% delle Asl (ma al sud solo nel 63%), questo sistema di promozione dell'efficienza e dell'innovazione viene usato male. Spesso è impiegato su un singolo problema e con scarse risorse. Lo rileva un’indagine Fiaso che ha fatto il punto sullo sviluppo del tema nel nostro Ssn.

13 FEB - Età sempre più avanzata della popolazione, aumento delle disabilità e delle policronicità, nuove e più costose tecnologie. Nei prossimi anni il nostro Paese, come tutti del resto, sarà chiamato a gestire i costi della nuova domanda di salute con risorse che restano contingentate. Utilizzare al meglio quel che si ha diventa dunque sempre più prioritario per i sistemi sanitari. Per questo in Italia, come in molte altre nazioni economicamente avanzate, nella sanità sta sempre più prendendo piede una sigla, HTA, che sta per Health Technology Assessment e che può essere un’arma in più per garantire allo stesso tempo sostenibilità finanziaria e innovazione diagnostico-terapeutica alla nostra sanità.
 
Ma non si pensi a un solo strumento di valutazione del rapporto costo-beneficio di un farmaco, un’apparecchiatura o di un vaccino. L’obiettivo più ampio dell’HTA è quello di valutare gli effetti reali o potenziali di vecchie e nuove tecnologie, prima di tutto dal punto di vista della loro efficacia per il paziente o più in generale per la persona quando si parla di prevenzione. Partendo di qui gli studi di HTA valutano l’impatto delle tecnologie sui sistemi sanitari, l’economia e la società in genere.
 
Insomma uno strumento per utilizzare al meglio le risorse ma sempre con la finalità di migliorare il livello delle prestazioni e dell’offerta assistenziale. Un esempio? In Svezia la società di HTA nazionale ha confrontato diversi interventi sull’ipertensione mettendo in luce come quello maggiormente “costo-efficace” per i soggetti a rischio medio-grave sia l’approccio farmacologico, mentre per chi è a rischio moderato gli interventi più indicati sono quelli legati alla corretta alimentazione, agli stili di vita in generale e al controllo dell’ipertensione in ambiente domestico anziché negli studi medici. Un modo per risparmiare tempo e denaro. Quello di cui c’è bisogno anche da noi.
 
Ma a che punto siamo con lo sviluppo dell’HTA? Alla domanda risponde per la prima volta in modo completo l’indagine compiuta dall’Osservatorio della Federazione di Asl e Ospedali (FIASO) su “L’evoluzione dell’HTA a livello aziendale”, grazie al contributo di Janssen Italia e al supporto scientifico del Professor Federico Spandonaro del Ceis Tor Vergata. Le 78 Aziende sanitarie analizzate (delle quali 25 sono ospedaliere) ci dicono che la funzione HTA è presente in oltre l’80% dei casi, più al Nord che al Sud, ma che si tratta di una presenza poco strutturata, spesso impiegata su un singolo e specifico problema e con scarse risorse, sia finanziarie che umane. Le risposte fornite dalla Aziende coinvolte indicano poi nelle scelte d’acquisto di una tecnologia la funzione di HTA più diffusa. In altri termini, il fattore economico sembrerebbe prevalere su quello più ampio e complesso dell’efficacia e dell’efficienza terapeutica.

La diffusione dell’HTA
Partiamo dalla diffusione. Che supera l’80% della Aziende nel Centro-Nord ed è del 60% nel Sud. Chi elabora in proprio analisi di HTA è però una minoranza, del 21,7% nel Nord-Est, del 42,9% a Nord-Ovest e solo dell’11,1% alSud. La maggioranza di Asl e Ospedali declina studi regionali o nazionali. La condivisione dei Report di HTA è poi abbastanza diffusa nel Centro-Nord e sconosciuta invece nel 77,8% della Aziende meridionali. Che tutto sia poco strutturato lo dimostra poi il fatto che solo il 32,9% della Aziende, a maggioranza Asl del Centro-Nord, ha istituzionalizzato nuclei  o Unità operative di HTA. Modesto anche l’investimento in risorse, visto che solo nel Centro e nel Sud si mettono a disposizione più di 200mila euro l’anno per l’HTA, mentre al Nord le Aziende sono sempre al di sotto di questa soglia (Fig. 1.1).
 
L’uso dell’HTA nella Aziende
Ma il capitolo forse più interessante dell’indagine è quello che analizza il modo di intendere l’HTA nelle Aziende. La definizione numero 1 gettonata dal 71,1% delle Asl e dal 56% degli ospedali (nelle altre strutture dal 66,7%) è quella che vede in questo strumento di governo “un processo multidisciplinare che sintetizza informazioni su temi medici, sociali, economici ed etici relativi all’utilizzo di una tecnologia sanitaria in modo sistematico, trasparente e imparziale”. Volendo tradurre, per oltre il 60% delle Aziende l’HTA è uno strumento scientifico per utilizzare al meglio la tecnologia sanitaria, in primis dal punto di vista della sua efficacia per il paziente ma sempre con un occhio attento alle risorse.
In oltre il 20% di Asl e Ospedali prevale invece l’elemento economico, in una visione condensata nella terza definizione, che per HTA indica “lo scopo di valutare uno o più programmi alternativi attraverso un confronto tra i costi e i risultati (analisi costi-benefici, costi-efficacia, costi-utilità) esaminando anche gli impatti organizzativi, gli effetti sulle scelte dei cittadini, gli aspetti etici”. Una piccola quota, il 6,4%, ha ritenuto più attinente la definizione 2: “l’HTA è uno strumento multidisciplinare di analisi delle politiche che esamina le implicazioni mediche, economiche, sociali ed etiche del valore incrementale, la diffusione e l’uso di una tecnologia medica nella cura della salute” (Fig. 2.2).
 
Sull’utilizzo concreto dell’HTA il numero delle Aziende che negli ultimi tre anni non ha mai utilizzato - nel prendere decisioni su un  offerta terapeutica o diagnostica  - un report istituzionale di Health Technology Assessment tocca quasi il 26%, mentre la percentuale di chi ne ha fatto un uso comunque sporadico supera abbondantemente il 40%. Come dire che la cultura dell’HTA si sta diffondendo anche nel nostro Paese ma che la sua capacità di incidere sui processi decisionali è ancora parzialmente limitata (Fig. 2.12).
 
Nel 57,4% delle Asl lìHta ha inciso attivamente nelle scelte
Le Regioni comunque iniziano a tenere conto delle analisi di HTA prodotte dalle singole Aziende, che nel 57,4% dei casi hanno spinto l’amministrazione regionale a modificare una modalità di erogazione di un servizio oppure ha condizionato acquisti di tecnologie, o ha inciso in un processo produttivo. Il problema è che quando è la Regione a decidere in base a suoi Report di HTA, nel 33,3% dei casi il grado di autonomia di una Azienda rispetto alla decisione assunta a livello centrale è indicato come basso e nel 43,1% come medio, indice del pericolo che l’HTA possa trasformarsi da strumento di buon governo della sanità a un ennesimo strumento di accentramento.
 “La ricerca fornisce un quadro eterogeneo e fatto ancora di luci e ombre”, afferma il Presidente della FIASO, Valerio Fabio Alberti. Aggiungendo però che “l’HTA può essere uno strumento  idoneo a sostituire l’indiscriminata politica dei tagli orizzontali con un vera spending review basata su evidenze scientifiche delle tecnologie. Alcune che è necessario dismettere perché obsolete e altre che serve introdurre o conservare nel nostro sistema sanitario perché maggiormente efficaci per il cittadino anche da un punto di vista del rapporto costo-beneficio”. Ricordando “che tutto quel che non genera più alcun valore dal punto di vista della tutela della salute può liberare risorse per la vera innovazione”. “E questo – conclude Alberti - è ancor più vero in tempi di spending review calata sulle Aziende sanitarie, dove le Direzioni generali hanno il difficile compito di prendere decisioni efficaci e al tempo stesso sostenibili, in ordine alla allocazione delle risorse, al ridimensionamento di alcuni servizi, al governo dell’innovazione tecnologica”.
 
Anche il Presidente e Amministratore delegato di Janssen Italia, Massimo Scaccabarozzi, indica nell’HTA l’alternativa “intelligente” alla politica dei tagli lineari e “la metodologia con la quale operare da subito per  far sì che le limitate risorse disponibili siano allocate in maniera consapevole e oculata”. “L’unico modo per evitare che le misure imposte con la spending review incidano inevitabilmente sui livelli essenziali di assistenza – ha affermato - è l’utilizzo di un approccio sistematico di Health Technology Assessment, sia nell’introduzione di terapie innovative, sia nella scelta di disinvestire in servizi inappropriati o obsoleti, che non aggiungono valore alla tutela della salute dei cittadini”. “Per questo – conclude Scaccabarozzi - è importante  che la mappatura dell’HTA in Italia, realizzata grazie al nuovo progetto di partnership istituzionale tra FIASO e Janssen, dia ora impulso a una più efficace ed omogenea diffusione di questa metodologia multidisciplinare in grado di offrire un contributo importante per coniugare sostenibilità e innovazione.”

 “La metodologia HTA – sottolinea infine il direttore di FIASO, Nicola Pinelli - rappresenta anche una straordinaria opportunità di clinical governance, favorendo le collaborazioni interprofessionali e una visione puntata sull’efficacia e sulla appropriatezza dell’uso delle innovazioni tecnologiche.” “Ma dalla risposte fornite dalle Aziende – conclude Pinelli - emerge anche la necessità di una più diffusa conoscenza dell’HTA e di una sua maggiore fruibilità per i decisori aziendali e regionali. Uno dei compiti che si prefigge l’Osservatorio FIASO con il prossimo approfondimento di questo primo step della ricerca.”
 

13 febbraio 2013
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