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Censis: “Nel Mezzogiorno sanità insoddisfacente per tre cittadini su dieci”

I residenti del Sud fuggono dalla bassa qualità dei servizi. E il numero dei non autosufficienti nel 2030 potrebbe raddoppiare. Questo il quadro emerso dal rapporto “La crisi sociale del Mezzogiorno” presentata oggi a Roma. Dal 1995 al 2009 è calato del 36,1% il numero di posti letto pubblici.

19 MAR - Il Mezzogiorno è in ginocchio. Non solo, la crisi degli ultimi anni ha allargato il divario Nord-Sud, negliultimi decenni il Pil pro-capite meridionale è rimasto in modo stabile intorno al 57% di quello del Centro-Nord, testimoniando l’inefficacia delle politiche di sostegno allo sviluppo. Il 26% delle famiglie residenti nel Mezzogiorno è materialmente povero, a fronte di una media nazionale del 15,7%. In questo scenario i cittadini denunciano l’abbandono della sanità pubblica a fonte di bisogni assistenziali crescenti.

A scattare la fotografia delle difficoltà delle regioni del Sud è il rapporto “La crisi sociale del Mezzogiorno” realizzato dal Censis nell’ambito dell’iniziativa annuale “Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro”, presentato oggi a Roma.

In cinque anni servizi sanitari “deteriorati”. Dai dati della ricerca è emerso il progressivo deterioramento dei servizi sanitari negli ultimi cinque anni. lo afferma il 7,5% dei cittadini al Nord-Ovest, l’8,7% al Nord-Est, il 25,6% al Centro e addirittura il 32,1% al Sud. Il 17,1% dei residenti meridionali si è spostato in un’altra regione per farsi curare, non fidandosi della qualità e della professionalità disponibili nella propria.

È forte anche la tendenza all’aumento della longevità.Si prevede al 2030 un incremento della popolazione anziana di oltre il 35% contro dinamiche di crescita meno marcate nelle altre aree geografiche. In parallelo crescerà molto anche il numero dei non autosufficienti, destinati a superare i 783mila, con un balzo di oltre il 50%.
Per il Censis “Il tradizionale dualismo strutturale Nord/Sud si differenzia all’interno del Mezzogiorno e subisce i più generali effetti della crisi. I piani di rientro delle regioni con disavanzo nel bilancio sanitario sono stati previsti gia dal 2005 e sono diventati operativi a partire dal 2007, ma la recente ontrazione della spesa per la sanità nelle regioni meno virtuose, e la critica situazione dei bilanci familiari determinano nuove problematicità e situazioni di rischio”.
 
Offerta diseguale. Dal 1995 al 2009 il numero assoluto di posti letto pubblici si è ridotto del 36,1% e quello dei posti letto accreditati del 22,1%, e seguendo l’obbligo di adeguare la dotazione ad uno standard medio si è arrivati nel 2009 ad una media nazionale di posti letto per 1.000 abitanti – sia in regime di degenza ordinaria che diurna – di 3,6 per mille abitanti per gli acuti e a 0,8 per i non acuti (gli standard fissati a livello nazionale sono di 3,7 PL per 1.000 abitanti, di cui 0,7 per riabilitazione e lungodegenza)
 
“Tuttavia le differenze tra regioni appaiono marcate – rileva il Censis - e se è vero che, con l’unica eccezione del Molise, anche le regioni del Sud appaiono in linea è interessante notare però come il quadro dell’offerta in questa zona risenta comunque di alcune caratteristiche peculiari. Considerando infatti la distribuzione delle strutture di ricovero pubbliche per classi di posti letto si evince che la metà delle strutture di più ridotte dimensioni è collocata al Sud”.
 
Anche sotto il profilo gestionale, il quadro meridionale presenta una sua peculiarità, con una situazione di più consistente presenza del privato accreditato, ambito che nel tempo ha presentato una più ridotta dinamica di razionalizzazione.
Al ridimensionamento della rete ospedaliera si contrappone la prospettiva di un rafforzamento della dimensione territoriale dell’offerta sanitaria, nella quale sono coinvolte una pluralità di strutture ed attività ed anche in questo caso il quadro territoriale appare molto articolato. Le strutture in cui si erogano prestazioni di specialistica ambulatoriale, di laboratorio e di diagnostica sono, infatti, in prevalenza del privato accreditato soprattutto al Sud (insieme alla Lombardia e al Lazio), con la punta della Sicilia (81,4%).
 
Le strutture territoriali, come i centri di dialisi ad assistenza limitata, i centri di salute mentale, i consultori materno infantili, i centri distrettuali, gli stabilimenti idrotermali, sono in prevalenza pubbliche ed il privato accreditato è di una certa rilevanza, nel Meridione, in Campania (poco meno del 30%) e in Veneto. Infine le strutture semiresidenziali, come i centri diurni e quelle residenziali, come le Rsa  e le case protette, vedono la percentuale più elevata di strutture private accreditate, soprattutto tra le regioni del Nord Italia ma al Sud anche in Molise e Puglia.

19 marzo 2013
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