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Sicurezza sul lavoro. Il Rapporto delle Regioni: "In tre anni 166mila violazioni"

Nel triennio 2009-2011 sono state ispezionate 482.155 aziende, effettuati anche 646.450 sopralluoghi e comminati 175,6 mln di euro di sanzioni. In aumento le malattie professionali. Questi alcuni numeri del Rapporto delle Regioni sulle “Attività per la Prevenzione nei luoghi di lavoro”. IL RAPPORTO

22 MAR - La Conferenza delle Regioni, nella riunione del 13 marzo 2013, ha approvato un Rapporto sulle “Attività delle Regioni e delle Province autonome per la Prevenzione nei luoghi di lavoro” relative all’anno 2011. Si tratta di un dossier che certamente non nasconde il fatto che, come scrive nella presentazione il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, “il lavoro da svolgere resta ancora lungo ed impegnativo”, ma questo “Rapporto” aiuta a comprendere meglio “l’azione Regionale e quella delle Aziende Sanitarie Locali al fine di consolidare i risultati ottenuti e di realizzare gli interventi che consentano un’ulteriore significativa riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali”.
 
Ma veniamo al report.
Partiamo da alcuni numeri. In primis quelli che evidenziano nel triennio 2009-2011 un calo del 35% del numero di infortuni sul lavoro registrati a livello nazionale e una riduzione del 61% di incidenti mortali.Tuttavia si deve ricordare che circa l’84% dei casi mortali è rappresentato da neoplasie da amianto (carcinomi del polmone e mesoteliomi della pleura) a cui il report dedica anche un capitolo ad hoc.

 
Sempre nel periodo in oggetto sono state ispezionate 482.155 aziende, effettuati anche 646.450 sopralluoghi. Nel corso dell’attività di controllo sono state riscontate 166.002 violazioni e comminati 175,6 mln di euro di sanzioni. Inoltre sono 53.568 le aziende della polizia giudiziaria per infortuni sul lavoro. Questi i numeri principali dell'attività di prevenzione nei luoghi di lavoro, assegnata alle Regioni dalla legge 833/78 ma ampiamente implementata dai Governi locali solo in omaggio alle previsioni del Dlgs 81/2008.
 
Chiaramente la lotta per il potenziamento della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro è ancora lontano dall’essere raggiunto, anche se la piena copertura dei Lea, consistente nel controllo di almeno il 5% delle unità locali con dipendenti o equiparati, è stata raggiunta e superata dal 2009, attestandosi stabilmente a livelli superiori al 6,6%.
 
Il report suggerisce anche due filoni su cui occorre intervenire. Il primo riguarda il contrasto all’illegalità, in particolare per quanto riguarda la regolarità dei rapporti di lavoro, che introduce un elemento di concorrenza sleale nei confronti delle aziende virtuose. Altra attività da sviluppare attiene invece alla semplificazione delle norme, pur senza ridurre i livelli di tutela, per meglio adeguarle alle piccole e alle micro–imprese che costituiscono la maggior parte del sistema produttivo e che sono state le più colpite dalla recente crisi economica. In questo particolare momento è prioritario continuare a sviluppare le azioni di prevenzione in un contesto di leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni, collaborazione intesa come strumento fondamentale per lo sviluppo di ulteriori politiche attive basate anche sulla partecipazione dei lavoratori e degli altri soggetti coinvolti.
 
Inoltre, per migliorare le perfomance in materia è indispensabile uno sviluppo omogeneo del Sistema informativo nazionale della prevenzione (Sinp) e di quello di controllo delle malattie professionali.
 
In questo senso il rapporto evidenzia come il 2011 sia stato il primo anno di vera e propria attuazione dei progetti di prevenzione redatti dalle Regioni sulla base delle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione 2010-2012. Ad oggi sono state inviate dalle Regioni al Ministro e in via preliminare si può affermare che 64 piani (93%) sono stati regolarmente avviati mentre soltanto 5 sono stati rinviati, totalmente o parzialmente, al 2012. Il 97 % degli obiettivi di processo e/o di risultato dei progetti risulta raggiunto.
 
 
Edilizia.
Le prime relazioni di attività degli enti coinvolti nel piano forniscono utili indicazioni per indirizzare successivi interventi di prevenzione mirati alle situazioni più critiche. Infatti, sono stati evidenziate:
 
-alte percentuali di lavoro irregolare: 61% di lavoratori irregolari nei controlli delle DTL, 78% di imprese edili irregolari dai controlli INAIL, con una media di 2 lavoratori irregolari per ogni azienda
 
-riduzione delle sanzioni in materia di sicurezza antinfortunistica: -16% secondo i dati del Ministero del Lavoro, -3% secondo i dati forniti dalle regioni. I dati concordano sia sulla tipologia di violazione che si presenta con maggiore frequenza (al primo posto ci sono situazioni che possono provocare cadute dall’alto che, peraltro, sono la prima causa di infortunio mortale) sia sui soggetti sanzionati più frequentemente (al primo posto troviamo le imprese, seguite dai coordinatori).
 
-si sta affermando un metodo di vigilanza che utilizza un “livello propedeutico di intelligence” utile a programmare interventi mirati secondo obiettivi prestabiliti. Questo metodo, già a regime per l’attività INAIL ai fini dell’identificazione delle aziende a maggior rischio di evasione/elusione/sommerso, è in fase avanzata di sperimentazione per l’attività delle ASL per l’identificazione dei cantieri a maggior rischio presunto di infortunio sul lavoro.
 
 
Agricoltura.
Per il comparto gli obiettivi nazionali prevedono anagrafi aggiornate delle aziende agricole in tutte le Asl, attivazione di programmi per la riduzione dei rischi più gravi (trattori e altri macchinari), controlli sull'applicazione della normativa di sicurezza anche a livello di commercio delle macchine. Ma non solo, campagne di adeguamento delle attrezzature, formazione degli operatori pubblici e dei lavoratori agricoli, diffusione di buone prassi e pubblicazione di materiali informativi.
Le attività di controllo e vigilanza, oltre che nelle aziende agricole, viene svolta anche nelle rivendite di macchine agricole e in occasione di fiere del settore. Il risultato complessivo di 10.000 aziende ispezionate non è ancora stato raggiunto (si prevede nel 2012)
 
 
 
Le malattie professionali. 
Il report evidenzia come negli ultimi anni è evidente un marcato aumento delle denunce di malattia professionale. Ma questa evidenza non deve essere tuttavia ricondotta ad un peggioramento delle condizioni di igiene del lavoro. Infatti, le malattie professionali, a differenza degli infortuni, si manifestano dopo  un’esposizione più o meno prolungata e non sempre, anzi quasi mai, l’epoca della denuncia coincide con il periodo di esposizione e con l’epoca della prima manifestazione. A ciò si deve aggiungere che l’andamento delle denunce è spesso influenzato da variazioni normative (negli anni 90, l’entrata in vigore del D.Lgs. 277/91 ha modificato l’obbligo di sorveglianza sanitaria per i soggetti esposti a rumore e ciò ha comportato un aumento delle denunce di ipoacusia da rumore precedentemente neppure diagnosticate). In altri casi sono le modifiche alle norme assicurative, in primo luogo le tabelle delle malattie indennizzate, che hanno come effetto l’aumento delle denunce. L’andamento dal 2007 al 2011 di quest’ultime mostra l’aumento rilevato (+60% a livello nazionale) ma con alcune differenze tra regioni che non sono facilmente spiegabili. Certamente hanno contribuito all’aumento, come si è detto, le nuove tabelle delle malattie indennizzate pubblicate nel 2008. Non a caso l’aumento riguarda particolarmente le malattie muscolo-scheletriche, oggi tabellate e più facilmente riconosciute tanto che hanno sostituito al primo posto l’ipoacusia da rumore. 

22 marzo 2013
© Riproduzione riservata


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