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Terremoto. Studio Rainbow: i bambini aquilani mostrano livello doppio d'ansia


L'indagine è stata promossa dall’Ordine dei Camilliani, con il coordinamento dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il sostegno della Caritas. Tra i fattori di protezione del benessere psicologico dei bambini, spicca l'istruzione della madre.

27 MAG - Dodici mesi dopo il sisma, i bambini aquilani mostravano un livello doppio di ansia e depressione e triplo di disturbo post-traumatico da stress. E’ quanto emerge dallo studio Rainbow, promosso dall’Ordine dei Camilliani, con il coordinamento scientifico dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il sostegno della Caritas Italiana e condotto su duemila piccoli abruzzesi per valutare l’impatto e le conseguenze psicologiche del terremoto del 2009.

A 12 mesi dal terremoto è stata rilevata un’incidenza doppia di malessere psicologico presso i bambini aquilani rispetto ai loro coetanei residenti nelle altre province abruzzesi: l'11% contro il 6,5% per quanto riguarda l’ansia; 7,8% contro 3,2% e 7,1% vs 2,4% in riferimento a depressione e stress post traumatico. A 24 mesi di distanza i sintomi psicopatologici erano fortemente attenuati, ma restavano più significativi nella provincia de L’Aquila rispetto al resto della regione. Questi dati potevano essere ben peggiori, se tra i fattori di protezione del benessere psicologico di bambini e ragazzi non fosse stata presente l’istruzione delle madri, considerata un valore benefico a prescindere dall’età del bambino traumatizzato.

La provincia de L’Aquila vanta infatti un livello di istruzione più alto rispetto a quello della regione (l’85,2% delle madri aquilane esaminate è diplomato o laureato contro il 73,8% delle residenti in altre province). “L’educazione materna è di per sé un fattore di protezione, non solo in presenza di disastri naturali, e il caso de L’Aquila lo conferma – spiega Paolo Feo, neuropsichiatra infantile tra i curatori dell’indagine Rainbow –. Una mamma istruita ha più strumenti, può essere in grado di gestire gli eventi con una maggiore varietà di risorse. Bisogna considerare però che l’istruzione si accompagna di solito a una condizione socioeconomica agiata, mentre la povertà è essa stessa uno dei fattori di rischio per la salute mentale”.

L’indagine è stata realizzata tramite la somministrazione di test che indagano la presenza di un ampio spettro di sintomi e disturbi, ed è stata strutturata in due fasi: a 12 mesi dal terremoto sono stati intervistati 1723 bambini; successivamente, a 24 mesi dal sisma, sono stati riesaminati i 305 bambini ritenuti maggiormente a rischio. Lo studio Rainbow è stato condotto su un campione molto ampio di bambini abruzzesi con l’obiettivo di stimare la prevalenza di sintomi psicopatologici dopo uno e dopo due anni dal terremoto e di valutare l’influenza di fattori protettivi e di rischio sulla distribuzione dei risultati.

La ricerca ha coinvolto 37 pediatri di famiglia omogeneamente distribuiti sul territorio regionale che hanno arruolato ciascuno 80 bambini di un’età compresa tra i 3 e i 14 anni. Si tratta della prima indagine scientifica condotta in Italia sugli effetti provocati dal terremoto nella mente di bambini e ragazzi colpiti da un disastro naturale. Il sisma del 6 aprile 2009 de L’Aquila ha causato 308 vittime, 1600 feriti e oltre 67 mila sfollati.
 

27 maggio 2013
© Riproduzione riservata


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