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Ripartire dai “bisogni” di salute per ripensare il nostro sistema sanitario

Cambiano demografia ed epidemiologia. Mutano anche le condizioni socio economiche del Paese. Tre fattori che obbligano un ripensamento del nostro sistema sanitario sul piano della programmazione, ma anche delle competenze professionali impiegate. A partire dagli infermieri

03 GIU - "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. ... omissis ...". Sulla base di questo fondamentale articolo della nostra Costituzione e per tenerne vivo lo spirito, oggi una riforma del sistema sanitario appare ormai ineludibile.
 
Vediamo in sintesi alcuni punti caldi, a partire dai processi già in corso e in prospettiva di nuovi necessari cambiamenti:
 
· più che sviluppare gli approfondimenti per la definizione dei "costi standard" potrebbe risultare di fondamentale importanza definire "la risposta standard" ai bisogni della gente, possibilmente in maniera uniforme sul territorio nazionale (pur nel rispetto delle autonomie regionali .... anche se i dati riportati evidenziano appieno le forti diversità e, di conseguenza, il diverso diritto dei cittadini);
 
· l'attenzione alla garanzia dei diritti a tutti i cittadini (pari livelli di servizi e pari possibilità di accesso) richiede un'azione programmatoria completamente diversa rispetto a quella in essere (con partenza dall'analisi dei bisogni della gente e non dalla compatibilità economica), con forti investimenti di risorse assistenziali (in particolare infermieri e operatori di supporto), con il rischio concreto di trovarsi, entro breve, nelle stesse condizioni di grave criticità di circa un decennio fa;

 
· le continue evoluzioni scientifiche e tecnologiche, i mutati bisogni degli utenti, le nuove necessità di funzionamento del sistema e la diversa formazione degli operatori obbligano una nuova definizione delle competenze e una chiara definizione delle collaborazioni e delle integrazioni, delle interazioni e dei sistemi di comunicazione, dei ruoli e delle responsabilità (individuali e di gruppo), in linea con le necessità di funzionamento del sistema, con le aspettative dei professionisti e con i principi fissati dall'Art. 8 del vigente CCNL dell'Area della Dirigenza SPTA;
 
· il sistema, sempre più multi-professionale e multi-disciplinare, necessita di una rivisitazione dei modelli organizzativi e dei sistemi di cura e assistenza, con il superamento dei vecchi modelli arcaici e autoreferenziali, a favore di nuovi sistemi, orientati all'integrazione, al lavoro di gruppo, alla comunicazione continua, agli audit per il confronto tra obiettivi e risultati, per l'individuazione delle non conformità rispetto al progetto di riferimento e per la definizione delle azioni correttive;
 
· l'assoluta necessità, nell'ambito dei processi di riorganizzazione, di applicare gli indirizzi governativi di riduzione di pl (in termini di riduzione di strutture complesse e non di limitatissime riduzioni per ogni singola u.o.) e di definire standard di riferimento per la determinazione delle dotazioni organiche (quelli in uso risalgono a 25 anni fa e non hanno alcuna possibilità di applicazione alle condizioni assistenziali di oggi);
 
· è giunto il momento di dire chiaramente che la "disoccupazione infermieristica" non è conseguente ad un miglioramento delle condizioni di salute della gente, bensì ad un peggioramento delle condizioni economiche del Paese  (non vengono assunti infermieri solo perché non ci sono soldi .... anche se poi si prende atto che per altre figure professionali i soldi si trovano!).  Il solo ipotetico pensiero di allineamento  della programmazione ed erogazione dei servizi ad un valore accettabile, in maniera identica su tutto il territorio nazionale (come identici sono i diritti dei cittadini), richiederebbe un numero certamente significativo di Infermieri e Operatori di Supporto, e probabilmente tutti quelli che oggi risultano "disoccupati" potrebbero non bastare per la garanzia dei servizi necessari a rispondere alla domanda della gente.  E' anche importante tenere conto che in troppe situazioni (e i dati riportati confermano ampiamente la tesi) le diversità di offerta non sono conseguenti ad una diversa domanda dell'utenza, ma molto più semplicemente al fatto che certi servizi non vengono offerti, a prescindere dal diritto della gente.  Potrebbe risultare interessante interrogarsi in merito all'opportunità della corretta e completa informazione all'utenza, ricordando che lo stesso utente è anche committente e finanziatore del sistema, ..... con il giustificato desiderio di una completa risposta ai bisogni di salute.
 
· è giunto il momento di richiamare la politica al coraggio delle scelte e al coraggio delle decisioni, possibilmente con onestà intellettuale, nel rispetto dei reali bisogni della gente e non dei poteri costituiti.
 
Marcello Bozzi
Infermiere AOU SIENA
 
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03 giugno 2013
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