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Farmaci. Studio Fofi: "Il 45% dei pazienti dimentica di assumerli"


E' quanto emerge dalla ricerca 'Medicine Use Review: progetto pilota in Italia utilizzando l’asma come modello', presentata oggi a Rimini da Andrea Mandelli. L'indagine è stata realizzata per valutare la fattibilità della Medicine Use Review da parte del farmacista italiano.

14 GIU - Nel 45% dei casi il paziente dimentica di assumere il farmaco al momento indicato o modifica di sua iniziativa il dosaggio, aumentandolo o diminuendolo. E uno su cinque non comprende esattamente la natura della sua malattia o le caratteristiche e gli scopi dei medicinali prescritti. E a denunciare questi punti di caduta nell’aderenza alla terapia sono più spesso gli uomini delle donne, gli anziani rispetto ai più giovani e, come logico, con l’aumento dei farmaci usati maggiore è la possibilità di non seguire adeguatamente la terapia. Questi alcuni dei risultati dello studio “Medicine Use Review: progetto pilota in Italia utilizzando l’asma come modello”, patrocinato dalla FOFI, che il presidente Andrea Mandelli ha presentato oggi intervenendo al Congresso dell’AFI a Rimini. 

“Quelli presentati qui” spiega Andrea Mandelli “sono i dati conclusivi dello studio che è stato condotto, in collaborazione con la Medway School of Pharmacy, in quattro province per valutare la fattibilità della Medicine Use Review da parte del farmacista italiano. Come è noto, l’MUR consiste in un’intervista strutturata al paziente per determinare se è aderente alla terapia prescritta dal medico, se ha ben compreso la malattia e le cure che riceve, se lamenta condizioni particolari che possano indicare o che non sta rispettando le indicazioni avute o che sono intervenuti elementi che possono ostacolare l’effetto della terapia”.


Un altro dato importante riscontrato dallo studio, infatti, è che il 40% circa dei pazienti assume farmaci che non sono raccomandati in caso di asma in trattamento, molti dei quali sono farmaci antinfiammatori non steroidei acquistabili senza ricetta.  Nella ricerca, i farmacisti non si sono limitati all’analisi, ovviamente. Per i quasi 900 pazienti sottoposti al questionario, hanno inviato oltre 1000 segnalazioni al medico, in maggioranza segnalazioni della necessità di procedere a un monitoraggio (46,7%). Sono intervenuti direttamente sul paziente fornendogli informazioni sulla natura del trattamento prescritto (49% dei casi), raccomandandogli di tornare dal medico (26,9%) o indicandogli come assumere correttamente il medicinale (9% dei casi) ma anche, nel 3% dei casi, dicendogli di interrompere l’assunzione di un farmaco da banco.

L’MUR, introdotta nelle farmacie britanniche nel 2005, non invade dunque le competenze del medico, visto che non entra in questioni diagnostiche o prescrittive “ma, anzi” prosegue il presidente della FOFI “è uno strumento importante per far sì che il trattamento indicato dal curante svolga il suo effetto, migliorare la salute del paziente e, infine, evitare i maggiori costi sanitari e umani che si accompagnano allo scarso controllo della malattia. Vorrei sottolineare che dall’analisi multidimensionale emerge come soltanto il 18% dei pazienti sottoposti all’MUR non presentasse né problemi legati all’uso del farmaco né la persistenza di sintomi della malattia. E’ il segno che il farmacista può e deve collaborare con il medico per migliorare l’assistenza sul territorio. E’ una riprova scientifica di quanto sostiene da sempre la Federazione, e viene anche a supportare le recenti dichiarazioni del Ministro della Salute Lorenzin sul ruolo della farmacia. Mi sembra sia venuto il momento di riprendere il discorso iniziato con la legge sulla farmacia dei servizi”.

Lo studio nella sua interezza verrà presentato al prossimo Congresso Annuale della Fip (International Pharmaceutical Federation) e rappresenta la prima ricerca italiana dedicata alla farmacia di comunità a raggiungere questo traguardo.
 

14 giugno 2013
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