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La sanità è una ricchezza per il Paese. D’accordo, allora perché non la sfruttiamo?

Intanto bisogna distinguere la produzione di salute come ricchezza generale del paese, dalla produzione di cura come ricchezza economica del paese. Sapendo che l'innovazione tecnologica riunisce due valori aggiunti: contribuiscead accrescere la salute della gente e contribuisce ad accrescere il Pil. Ma c’è il problema della corruzione

20 LUG - “Motore Sanità. Innovazione e tecnologia per un sistema sanitario competitivo e sostenibile” era il titolo di un convegno promosso dalla Regione Veneto, dalla Conferenza delle Regioni e da Federsanità Anci agli inizi di giugno. Ci torno, anche se dopo qualche tempo, per lo stimolo che ci dà l’accostamento dellasostenibilità alla competitività,  che è come creare una funzione nella quale sia l'una che l'altra diventano valori interdipendenti.  
 
In effetti molti importanti problemi del sistema sanitario potrebberoessere risolti con il ricorso all'innovazione tecnologica e all'innovazione in generale. Ricordo che riformare ed innovare sono delle sinonimie. Si pensi ad esempio alla annosa questioneterritorio/ospedale, e a tutti i problemi di integrazione che implica nei quali la telematica,l'information tecnology, la telemedicina, diventano decisive innovando persino il concetto stesso di integrazione. Purtroppo lo spirito del tempo è mortificante  nel senso che tutto quanto è fonte di spesa,e l'innovazione per certi versi lo è, è condannato ad un miope ostracismo.

 
Oggi le politiche sanitarie rischiano di non retribuire,almeno nel nostro paese, l'innovazione. Confindustria continua a spolmonarsi dicendoci  che la sanità è una grande area di sviluppo economico, di ricerca e di occupazione(3 milioni di addetti,11% del PIL). Ma vallo a dire a quelli dell'economia! In Italia per la sanità per fare economie si taglia sull'economia. Come se i limiti potessero unicamente limitare. Eppure tutti sanno che la spesa sanitaria non è una variabile indipendente della ricchezza economica di un paese. Avete mai visto paesi poveri in buona salute? 
 
La sanità, ammesso di disporre di una strategia adeguata (che manca), ricaverebbe gran giovamento se si concepissero politiche sanitarie capaci di abbinare riforma a innovazione. Non basta dire che la competitività  è funzione della sostenibilità.
Vorrei quindi provare a ricontestualizzare i problemi  posti dal convegno di Venezia e perché no invitare gli organizzatori a considerare altre ipotesi di lavoro che non siano mere petizioni di principio sul valore dell'innovazione.
 
Per prima cosa vorrei proporre un patto anticorruzione e già perché i prodotti biomedicali, i farmaci, le tecnologie sono spesso oggetto di transazioni immorali tra le imprese produttrici le burocrazie aziendali e i responsabili istituzionali. Questo accresce i costi dell'innovazione  riducendo le sue possibilità di impiego. Si tratterebbe non di innovare delle procedure (quelle che abbiamo sono fin troppo trasparenti!), ma di vincolare le transazioni a dei condizionali verificabili che per quello che mi riguarda andrebbero remunerati o quanto meno incentivati cioè assunti come fattori di competitività.
 
La seconda cosa è distinguere la produzione di salute come ricchezza generale del paese, dalla produzione di cura come ricchezza economica del paese. L'innovazione tecnologica riunisce due valori aggiunti: contribuisce ad accrescere la salute della gente econtribuisce ad accrescere il Pil. L'innovazione è uno snodo tra ricchezza sociale edeconomica. Come si fa a interconnettere questi valori? Cioè quali parametri si dovrebbero costruire per misurare le loro interdipendenze al fine di retribuirne se possibile le virtù? Se l'impatto delle innovazione è doppiamente positivo il suo valore economico  può prescindere da quello sociale? Ma come si misura il suo impatto sociale?
 
La terza cosa che propongo è la condivisione di un piccolo decalogo di principi da condividere per  definire l'innovazione in modo serio una volta per tutte:
1. nessuno ha interesse a truccare il gioco..chi produce beni barando danneggia tutti
2. la tendenza generale è considerare ciò che è    nuovo automaticamente  di per se migliore di ciò che è vecchio
3. evitiamo  di inflazionare il concetto di innovazione
4. il nuovo, non necessariamente coincide con il buono,il giusto e il meglio,il vecchio,quindi, in quanto tale, non è automaticamente da buttare,
5. quello che non è innovativo non può essere considerato   automaticamente  superato
6. se più innovativo significa  più semplicemente più recente non è automaticamente  da preferire,
7. il valore del nuovo deve essere specificato nelle sue caratteristiche autentiche
8. il valore del  vecchio deve essere ridefinito nella sua attualità
9. ciò che è buono e funziona non è mai vecchio ma attuale
10. ciò che è attuale ma non è buono in misura maggiore o non funziona meglio, non può essere definito nuovo.
 
Mi piacerebbe inoltre definire tutti insieme un concetto sistemico di innovazione il che ci obbligherebbe a considerare il problema del suo governo ma dentro delle reti di supporto cioè dentro delle organizzazioni non casuali. Mi piacerebbe anche che l'innovazione fosse il termine medio di un rapportoa somma positiva tra economia, spesa pubblica e società. Resto  convinto che essa per avere lo spazio che merita dovrebbeessere riconsiderata in un progetto di riforma del sistema pubblico. Quindi perchénon discutere di innovazione come riforma e di riforma come innovazione?
 
Ivan Cavicchi

20 luglio 2013
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