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Le cellule che "curano". Nel 2012 eseguiti 4.661 trapianti di cellule staminali ematopoietiche

I trapianti, divisi in autologhi e allogenici a seconda che il donatore fosse o meno il paziente stesso, sono serviti a curare mieloma multiplo, leucemia mieloide acuta, leucemia linfatica acuta, linfomi e altre patologie. I dati arrivano dal Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo. IL REPORT.

23 LUG - Sono stati 4661 i trapianti di cellule staminali ematopoietiche eseguiti in Italia nel 2012, di cui 2925 trapianti cosiddetti “autologhi” – ovvero in cui le staminali provengono dallo stesso paziente che viene curato – e 1736 trapianti allogenici, che prevedono donatore. A dirlo un report GITMO (Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo), associazione scientifica senza scopo di lucro che ha come scopo lo sviluppo e il progresso tecnologico dei trapianti di midollo osseo e di cellule staminali emopoietiche da qualunque fonte esse provengano, pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Questi trapianti sono stati eseguiti in 103 centri, di cui 87 accreditati a gruppo, che svolgono un’attività di trapianto autologo e/o allogenico in base ai livelli minimi richiesti dai requisiti organizzativi e strutturali, così come indicato nelle Linee-Guida nell’Accordo Stato-Regioni, e affidano al GITMO la gestione dei rapporti con il Centro Nazionale Trapianti e l’EBMT (European Bone Marrow Transplantation).
 
Trapianto autologo

Impropriamente definito come “trapianto autologo”, con questo termine si indica un trattamento che prevede l'estrazione (aferesi) di cellule staminali ematopoietiche (HSC) dal paziente e la conservazione delle stesse in un freezer. Questa è seguita da un trattamento chemio/radioterapico ad alte dosi di farmaci, con lo scopo di eliminare la popolazione di cellule maligne del paziente, al costo della distruzione parziale o completa del midollo. Infine avviene l’infusione (termine scientificamente più corretto) di cellule staminali emopoietiche provenienti dal paziente stesso, che sostituiscono i tessuti distrutti facendo riprendere la normale produzione di globuli rossi. Questa procedura rientra in protocolli specifici per il trattamento di particolari malattie ed ha l’obiettivo primario di stabilizzare e consolidare i risultati ottenuti con i cicli chemioterapici a cui il paziente è stato precedentemente sottoposto.
I trapianti autologhi hanno il vantaggio di avere un minor rischio di infezione durante la fase di immuno-compromessione del trattamento in quanto il recupero della funzione immunitaria è rapida. Inoltre, l'incidenza di pazienti che hanno un rigetto (graft-versus-host disease) è molto rara, poiché il donatore e il ricevente sono la stessa persona.
Di questo tipo sono stati 2925 gli interventi effettuati nel 2012, il maggior numero per trattare pazienti affetti da mieloma multiplo (1265) e linfoma (1160), e più raramente per talassemia (255), leucemia mieloide acuta (146) e altri tipi di leucemia.
Il numero è in aumento dal 2009, dopo che – a seguito di un picco assoluto di 3228 trapianti autologhi in un solo anno – stava diminuendo dal 2004.
 
Trapianto allogenico
Questo tipo di trapianto consiste nel prelievo da un donatore sano geneticamente compatibile di un numero adeguato di cellule staminali emopoietiche e nella loro successiva introduzione in un paziente adeguatamente “preparato”, attraverso un trattamento chemio/radioterapico, per riceverle. Coinvolge dunque principalmente due persone: il donatore (sano) e il ricevente (paziente). Ma necessita anche di un numero elevato di donatori di sangue, dato che sono necessarie fino a 300 trasfusioni per un singolo trapianto di midollo osseo.
Le cellule staminali emopoietiche possono provenire da un donatore familiare o non familiare, ma in ogni caso i donatori devono possedere un tipo di tessuto compatibile con il ricevente.  Il donatore non consanguineo può essere trovato attraverso un registro di donatori di midollo osseo, come ad esempio il registro italiano donatori midollo osseo. I trapianti allogenici possono essere inoltre eseguiti utilizzando il sangue del cordone ombelicale come fonte di cellule staminali.
Di questo tipo sono stati 1736 gli interventi effettuati in Italia nel 2012, di cui la maggior parte per il trattamento di leucemia mieloide acuta (501), leucemia linfatica acuta (323), MDS/MPS (282) e linfomi (238). Un numero in costante salita da decenni, raddoppiato dal 1999, e aumentato di 52 unità dal 2011 (in cui erano stati eseguiti 1684 trapianti di questo tipo).
La stragrande maggioranza di questi trapianti è stato effettuato a partire da staminali prelevate da due grandi gruppi di donatori: i cosiddetti HLA Identical Sibling, ovvero familiari (fratelli o sorelle) perfettamente compatibili (ma la probabilità di identificare all’interno di un nucleo familiare un donatore HLA Id. Sib. è pari solo al 25%); e i Marrow Unrelated Donor , ovvero donatori di cellule staminali emopoietiche iscritti nei Registri donatori internazionali, nei quali sono riportati i dati genetici di donatori adulti volontari e delle unità di sangue cordonale provenienti dai registri nazionali di molti paesi del mondo. Del primo tipo sono stati i donatori di 1149 trapianti effettuati nel biennio 2011-2012 (33%), del secondo 1506 (44%).
La sorgente delle staminali nello stesso biennio è stata in 1829 casi il sangue periferico, in 1375 casi il midollo osseo e in 176 casi il sangue cordonale (nel resto dei casi altro, o un misto di diverse fonti).

23 luglio 2013
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