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Dova va il Ssn? Se lo chiede l'ambasciata danese che pensa a un inedito think thank 

Tra le grandi imprese del farmaco operanti in Italia, la Novo Nordisk e la Ludbeck sono tra quelle più attente all'evoluzione delle nostre politiche sanitarie. Lo dimostra l'interesse per le scelte italiane evidenziato ieri presso l'Ambasciata danese a Roma che ha promosso un incontro tra managemet industriale ed esperti della sanità italiana. 

23 DIC - Il re è nudo. Diciamolo con chiarezza e subito perché le possibilità di risalire la china sono ormai residuali. Solo ammettendo lo stato di crisi che sta attraversando il nostro Paese riusciremo a intraprendere quel cammino virtuoso di recupero per far tornare l’Italia ad essere realmente competitiva a livello europeo. E aumentare la capacità di attrarre capitali stranieri. Qualcosa si sta muovendo, come dimostrerebbero le politiche di sgravi fiscali per le imprese adottate nelle ultime manovre e nella nuova legge di stabilità. Un passo sicuramente significativo, ma servono interventi drastici.
 
È quanto emerso nel corso della tavola rotonda “Le sfide della sanità italiana” organizzato dall’Ambasciata di Danimarca. Un confronto voluto dopo l´elaborazione del rapporto “Italian political landscape 2013 and the perspectives within healthcare”, studio realizzato dall’Ambasciata danese con la collaborazione delle aziende Novo Nordisk e la Lundbeck, con l’obiettivo di comprendere meglio la politica italiana e le criticità finanziare e strutturali, nonché gli scenari futuri e le ricadute sulla sanità. Una realtà in continuo divenire, con una politica che, come ha affermato l’ambasciatore danese Birger Riis Jørgensen, di certo non si “annoia”.

 
Tant'è che l'Ambasciata ha deciso di promuovere una sorta di tihink thank permanente con esperti italiani che volta volta per volta possa aiutare le imprese danesi operanti in Italia a farsi un quadro più chiaro della situazione.
 
Nel 2050 - ha sottolineato Elisabeth Falck Munforti, Addetto agli Affari Commerciali dell'Ambasciata danese, illustrando lo studio - più di un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni: si tratta della quota di popolazione che già oggi assorbe circa il 50% della spesa sanitaria. Aumenterà la prevalenza di alcune malattie croniche come diabete, tumori, malattie cardiovascolari e malattie neurodegenerative e saranno necessarie sempre maggiori risorse per garantire ai cittadini le migliori cure. 
Il modello previsionale della spesa sanitaria pubblica - ha proseguito - prevede una crescita attesa del rapporto spesa su PIL fino al 9,7% nel 2050, anche senza considerare variazioni nel quadro epidemiologico della popolazione, che certamente sarà interessato dall’aumento della prevalenza di molte patologie croniche. 
La sanità pubblica italiana è a rischio e, secondo Monforti,sono necessarie misure urgenti per la sostenibilità del sistema sanitario a causa:
- dell'invecchiamento della popolazione
- d’incremento nelle malattie croniche
- ai tagli alla sanita e contenimento della spesa farmaceutica
- della disuguaglianza nei servizi sanitari regionali
- d’utilizzo inadeguato delle risorse economiche nella sanità italiana
- delle scarse capacità manageriale in alcuni ASL nelle regioni italiani
- un’industria farmaceutica indebolita dai tagli dei prezzi, ritardi nell’ accesso al mercato, un accesso difficile ai famaci innovativi e ritardi nei pagamenti da parte dello stato.
Il governo, ha quindi concluso Monforti, deve far quadrare i bilanci e frenare la spesa, pur confermando gli investimenti in prevenzione e trattamenti migliori. Deve impedire l'aumento dei costi sociali che emergono con l'aumento della domanda di assistenza sanitaria. Questo è lo scenario attuale che presenta opportunità e sfide nel mantenere un sistema di welfare che può adattarsi a, e il sostegno dell'invecchiamento della popolazione e le future generazioni a venire.

E allora come uscire dall’impasse? Ieri primo appuntamento dell'inedito think thank, moderato dal nostro direttore Cesare Fassari.
 
Per Walter Ricciardi, Professore ordinario d ́Igiene e medicina preventiva presso l’Università Cattolica di Roma servono interventi drastici, anche ai limiti dell’impopolarità. Se così non si farà il Paese è destinato all’implosione come è avvenuto in Grecia e in Spagna dove, a causa della crisi finanziaria che ha investito l’Europa a partire dal 2007/2008, regioni ricchissime coma la Catalogna si sono ritrovate a dover chiudere drasticamente il rubinetto dell’offerta assistenziale.
“In Italia il Ssn non è sostenibile, e le commissioni parlamentari di Camera e Senato lo hanno dichiarato apertamente – ha detto Ricciardi – ora è arrivato il momento di comunicarlo al Paese. Siamo in condizioni simili a quelli della Spagna senza però avere la consapevolezza che hanno acquisito i cittadini spagnoli. Regioni e istituzioni stanno tenendo nascosta questa grave situazione di collasso. Prendiamo consapevolezza di quello che sta accadendo e interveniamo drasticamente”.
 
Per Federico Spandonaro, Docente di Economia e Management dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente Consorzio per la Ricerca Economia Applicata in Sanità (CREA Sanità), prima di tutto va chiarito che la spesa sanitaria italiana (pubblica e privata), pur assorbendo una quota di Pil in linea con i partner europei, in considerazione della diminuzione costante degli ultimi anni dello stesso Pil, presenta nel 2011 un gap negativo di circa 600 euro procapite in meno di risorse per la salute rispetto agli altri Paesi più “ricchi” della UE. Nonostante ciò è indubbio che il Ssn complessivamente ha delle performance più che buone. Detto questo la sfida per Spandonaro è minimizzare l’impatto sociale della crisi, coniugare politiche assistenziali e industriali puntando su queste ultime soprattutto se possono aiutare il Paese nella ripresa economica. E ancora salvaguardare il Ssn migliorando gli out come carenti in primis quelli della customer satisfaction e della presa in carico della non autosufficienza.
“Stiamo riducendo ancora la spesa ma abbiamo sacrificato prevenzione e educazione – ha detto Spandonaro – abbiamo sacrificato gli investimenti e abbiamo fatto poco per migliorare la customer satisfaction, soprattutto abbiamo trascurato la non autosufficienza. Dobbiamo quindi cambiare pelle. Un esempio su tutti: spendiamo più di 1 mld per le indennità di accompagno in maniera non controllata. Questo non va bene iniziamo a mettere mano. Serve maggiore sussidiarietà e soprattutto dobbiamo ripensare il patto sociale. Non possiamo pensare di poter dare tutto a tutti compresi quelli che non ne hanno bisogno, perché il sistema non regge più”.

Insomma scenari a tinte fosche. Ma per Marco Iezzi, Economista del Ministero dello Sviluppo Economico, le politiche intraprese dal Governi Monti in poi stanno frenando la discesa del Paese.
 
“L’Italia paga un problema di stabilità di Governo – ha spiegato – ma grazie alle politiche degli ultimi due esecutivi sono stati adottati provvedimenti per metter mano alla crescita del paese con due obiettivi: mantenere l’esistente, ossia le imprese che già lavorano nel paese e attrarre nuovi investimenti. Il settore farmaceutico ha pagato pesantemente in termini di prelievi economici, per fortuna oggi le politiche verso le imprese stanno cambiando direzione come dimostra la legge di stabilità 2014: non ci sono stati tagli alla sanità e sono stati adottati incentivi per ridurre il costo del lavoro, abbiamo inserito detrazioni Irap per nuovi assunti e incrementato il fondo di garanzie per piccole e medie imprese. E ancora – ha aggiunto – abbiamo attuato una riduzione delle tasse per le imprese pari a 5 mld e 600milioni tra il 2014 e il 2016. Per la prima volta assistiamo quindi a un’inversione di tendenza. E ora con il semestre europeo affidato all’Italia e con l’expo a Milano avremo due grandi chance per riaffermare la professionalità del nostro Paese soprattutto nel campo della ricerca”.
 
E ancora molto si può fare soprattutto sul fronte della politica del farmaco. Ne è convinto Nello Martini, Direttore Ricerca & Sviluppo Accademia Nazionale di Medicina che indicato le soluzioni.
Serve innanzitutto un governo affidabile, o più esattamente un progetto, una strategia di governance che conosca le variabili del sistema. I farmaci di basso costo vanno messi fuori dalla fascia del Prontuario a carico del Ssn. Serve un riequilibrio dei costi di trattamento in funzione del risultato. Soprattutto, per Martini, bisogna eliminare i tetti di spesa di prodotto e di classe, e introdurre un sistema di valutazione dell’innovatività e un sistema di pagamento condizionato dal risultato. “I fondi per l’innovazione derivanti dall'applicazione del payback, ammontano a 1mld di euro – ha sottolineato - ma non c’è un sistema di valutazione dell’innovatività. E così nel nostro Paese abbiamo solo cinque farmaci considerati innovativi, mentre in Germania ce ne sono 30. Non capiamo che innovativo è quello che da un vantaggio terapeutico aggiuntivo. Bisogna invertire la rotta per ritornare a esser inseriti nell’agenda dei paesi che vogliono investire. Se non lo faremo nel giro di un anno rischiamo l’implosione”.
 
Ester Maragò

23 dicembre 2013
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