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Consultori. Sempre di meno e con poco personale. Negli ultimi due anni ne hanno chiusi o riaccorpati 186

A 35 anni dallo loro istituzione il ministero della Salute scatta una fotografia della loro presenza in Italia. Ecco il 1° Rapporto nazionale che QS anticipa ai suoi lettori. Secondo la legge ve ne dovrebbero essere più di 3.000 (1 ogni 20mila abitanti in città e 1 ogni 10mila nelle aree rurali), in realtà ne risultano solo 1.911. Carente anche il personale dedicato che, nelle attuali dotazioni, non è in grado di assicurare quel lavoro di équipe alla base del ruolo e delle funzioni di queste strutture.

20 NOV - Uno studio articolato, che analizza nel dettaglio la struttura e l’attività dei consultori familiari pubblici presenti in Italia, con una ricognizione delle normative regionali e un’analisi degli aspetti strutturali, organizzativi e di attività delle strutture.
I consultori familiari vennero istituiti nel 1975, con la legge 405, come strutture dei distretti finalizzate ad assicurare informazione e assistenza psicologica, sanitaria e sociale per la maternità, la paternità e la procreazione responsabile. Ambiti di intervento dei consultori sono la tutela della salute della donna, informazione sulla contraccezione, Ivg, spazi di ascolto per i più giovani, assistenza per i problemi dell’infertilità, dell’adozione e dell’affidamento.
 
Tre i dati più vistosi che emergono da questa prima indagine sui consultori pubblici esistenti in Italia, realizzata a 35 anni dalla loro istituzione, che comprende anche un database che elenca le sedi di tutti i consultori, Regione per Regione.

 
Il primo è che soltanto in sei Regioni (Piemonte, P.A. Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche e Sicilia) è presente in tutte le Asl un budget vincolato per l’attività dei consultori  familiari, cosa che ovviamente rende possibile la programmazione economica e progettuale dei consultori.
 
Il secondo è che negli ultimi anni si sta riducendo, in maniera sostanzialmente uniforme in tutta Italia, il numero dei consultori: da 2.097 attivi nel 2007 si è scesi a 1.911 nel 2009. Questo vuol dire che si è sempre più lontani dall’ipotesi prevista nella legge 34 del 1996, secondo la quale avrebbe dovuto esserci un consultorio ogni 20mila abitanti nelle aree urbane (ogni 10mila nelle aree rurali) per un totale, quindi, di più di 3mila consultori. Se, infatti, nel 2007 esisteva in media un consultorio ogni 28.431 abitanti nel 2009 tale rapporto è ulteriormente sceso a 1 ogni 31.197 nel 2009. In ogni caso il Rapporto non specifica nel dettaglio le dinamiche che hanno portato alla chiusura o all'accorpamento organizzativo e funzionale dei consultori. Resta il fatto che, ad esclusione di Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Sardegna (vedi grafico a pagina 21 del Rapporto) che fanno registrare un incremento del numero dei consultori nel 2009, nella stragrande maggioranza delle Regioni i consultori sono diminuiti o comunque risultano riaccorpati funzionalmente.
 
Il terzo dato da sottolineare è la carenza di personale che rende difficoltoso il lavoro di equipe in molte strutture consultoriali. Infatti, a fronte della dotazione ottimali valutata in 6/7 unità di personale per consultorio, solo il 21% dei consultori italiani raggiunge tale livello. Per gli operatori, in ogni caso, la qualità della sede consultoriale è giudicata "buona" nel 55% dei casi.
 
Di seguito ampi stralci delle conslusioni del Rapporto del ministero della Salute

Nonostante gli sforzi fatti per offrire dei servizi efficaci il numero dei consultori familiari è andato negli anni contraendosi.
Anche nei momenti della loro maggiore diffusione sul territorio, l’obiettivo della legge 34/96 (1 consultorio ogni 20.000 abitanti) è stato raggiunto solo in alcune aree. Infatti allo stato attuale si è riscontrata una notevole disomogeneità della presenza dei consultori in relazione alla popolazione
residente nel territorio nazionale.
Nel tempo i consultori familiari non sono stati, nella maggior parte dei casi, né potenziati né adeguatamente valorizzati. In diversi casi l’interesse intorno al loro operato è stato scarso ed ha avuto come conseguenze il mancato adeguamento delle risorse, della rete dei servizi, degli organici,
delle sedi. Contemporaneamente, si è spesso parlato dei consultori familiari solamente per sottolineare carenze ed inadeguatezze, senza approfondire i motivi che hanno causato tali limiti.
 
La qualità della sede consultoriale è giudicata dagli operatori buona per il 55%, mediocre per il 29% e solo il 3% delle sedi consultoriali viene definito fatiscente. Questo è un dato molto importante in quanto ci dice che con risorse contenute si potrebbe migliorare la qualità strutturale delle sedi. La maggior parte dei consultori è provvisto di personal computer, anche se è basso il numero di quelli che dispongono di posta elettronica o di rete intranet predisposta a scambiare dati, condividere informazioni e facilitare la comunicazione all’interno della struttura e tra strutture.
Per poter garantire l’integrazione tra le loro sedi e quelle dei servizi sanitari e socio-sanitari territoriali ed ospedalieri (laboratori di analisi, servizi di ecografia e unità di ostetricia e ginecologia, associazioni di volontariato, ecc.) i consultori dovrebbero avere la disponibilità di una dotazione informatica sufficiente onde garantire l’effettuazione diretta di prenotazioni per le prestazioni specialistiche ed evitare sovrapposizioni di interventi con altre strutture territoriali. Poter facilitare, cioè, la presa in carico della persona.
 
Per lo svolgimento delle sue attività il consultorio dovrebbe avvalersi, di norma, di un organico multidisciplinare tra le seguenti figure professionali: ginecologo, pediatra, psicologo, ostetrica, assistente sociale, assistente sanitaria, infermiere pediatrico, infermiere professionale.
Nella nostra indagine relativamente al personale si è riscontrata, nella maggior parte dei casi, l’assenza delle equipe consultoriali complete (così come previste dal Progetto Obiettivo Materno Infantile). Nel 4% dei casi sono presenti le 8 figure professionali su elencate, nel 21% ve ne sono 6- 7; nel 45% sono 4-5 e nel 23% da 1 a 3. Le figure più presenti sembrano essere, rispettivamente, quella dell’ostetrica, dello psicologo, dell’assistente sociale e del ginecologo ma, come riportato, in molti casi non sono presenti contemporaneamente nella stessa struttura consultoriale, così da rendere spesso difficile l’attività di equipe.
È importante che ogni figura professionale debba avere il giusto peso e la giusta collocazione, in funzione degli obiettivi prefissati e della pianificazione delle attività. Altre figure come ad esempio i pediatri, le infermiere pediatriche e le assistenti sanitarie sono meno presenti negli organici dei consultori. La carenza di alcuni ruoli così come la presenza “ad ore” di diverse figure professionali, comporta una notevole frammentazione dell’assistenza consultoriale, anche perchè le varie figure professionali sono spesso costrette a svolgere la loro attività in maniera discontinua ed in più sedi. I problemi legati alle carenze di risorse economiche e di personale si ripercuotono direttamente sull’attività ed in molte realtà il servizio all’utenza e, quindi, l’orario di apertura del consultorio, viene garantito a scapito del lavoro d’equipe.
 
Prerequisito fondamentale per realizzare un adeguato processo di riqualificazione dei servizi consultoriali dovrebbe essere il completamento degli organici, calcolato in modo oggettivo sui carichi di lavoro, e, possibilmente, la loro stabilizzazione.
A volte anche a livello regionale non è noto il numero esatto dei Consultori presenti sul territorio. Ne è la prova che il numero da noi riportato in questa rilevazione differisce dal valore (2.168 CF), comunicato dalle Regioni all’Istituto Superiore di Sanità, riportato nella relazione che annualmente il Ministro della Salute presenta al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 194/78.
Anche rispetto ad altre raccomandazioni previste dal Progetto Obiettivo Materno Infantile si è riscontrato uno scenario variegato: il Dipartimento materno infantile a livello aziendale è presente solo in alcune Regioni e spesso il C.F. è collocato all’interno dei Dipartimenti di Prevenzione o
delle cure primarie . In alcune Regioni la normativa è in continua evoluzione e in altre è purtroppo ferma alla legge regionale di recepimento della legge n. 405/75.
 
Sulla disponibilità nell’offerta dei giorni e degli orari di apertura tra le varie Regioni, si è riscontrato una omogeneità nell’apertura mattutina dai 3 ai 5 giorni alla settimana, mentre vi è una flessione nell’apertura pomeridiana che si riduce ad 1-2 pomeriggi alla settimana in quasi tutte le Regioni. Rara l’apertura nel giorno di sabato.

20 novembre 2010
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