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L'Italia che dona il sangue. Primo Libro Bianco Avis. I più "generosi" hanno tra i 36 e i 45 anni. Basilicata al top

Nel 2012 registrate oltre 3 milioni di donazioni e il 71% dei donatori è stato garantito dall'Avis. In progressiva crescita il contributo di under 25 e delle donne. I più virtuosi sono i lucani, a seguire i cittadini di Umbria ed Emilia Romagna. Prossimo traguardo: accreditamento entro il 31 dicembre 2014

22 GEN - In Italia, nel corso del 2012, sono state effettuate quasi 3 milioni e 200mila donazioni di sangue, segnando una crescita pari allo 0,19% rispetto all’anno precedente e di oltre il 5% in confronto al 2009. Il dato emerge dal Libro bianco ‘Avis nel sistema trasfusionale italiano’, presentato oggi a Roma presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio. Il volume è stato realizzato tramite le elaborazioni del Cergas, il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi di Milano.

L’Avis ha garantito al tessuto trasfusionale italiano il 71% dei donatori, mentre il 15% proviene da altre federazioni e il restante 14% non risulta iscritto ad alcuna associazione. Analizzando i dati relativi all’Avis per l’anno 2011, si evince che il maggior numero di donatori (27%) è compreso nella fascia di età tra 36 e 45 anni. A seguire i cittadini tra 46 e 55 anni (23%), poi tra 26 e 35 (21%), quindi tra 56 e 65 (16%), infine tra 18 e 25 (13%). Le Regioni con la più massiccia presenza di donatori Avis, in relazione alla popolazione residente tra 18 e 65 anni, sono Basilicata (5,84%), Umbria (5,44%) ed Emilia Romagna (5,43%). In fondo si collocano Lazio (1,78%), Campania (1,54%) e Friuli Venezia Giulia (1,21%).


Da segnalare anche una recente novità sotto il profilo anagrafico: i nuovi donatori 2011 e 2012 sono rappresentati soprattutto da under 25, mostrando così un’inversione di tendenza che va a modificare le classi tipiche degli anni precedenti. Altro cambiamento di rilevo è legato al genere: aumenta la percentuale delle donne sul totale di nuovi entrati. Se nel 2011 si attestava al 42%, nel 2012 è salita al 44%. Nel complesso l’Avis può vantare 3.227 sedi comunali, 124 sedi provinciali e 22 regionali. E’ sulla base di questi elementi che il Libro Bianco effettua alcune valutazioni prospettiche. “Probabilmente da una parte i giovani decidono di donare e quindi la sensibilizzazione nei confronti di questo target è ben strutturata, dall’altra parte è però necessario fidelizzare questo target affinché non siano donatori sporadici, ma diventino permanenti e mantengano la possibilità di donare nel tempo”.

Il sistema trasfusionale del nostro Paese appare quindi in ottima salute, anche se non mancano nuove e impegnative sfide da affrontare. “Siamo tra i migliori donatori di sangue in Europa – ha sottolineato Vincenzo Saturni, presidente nazionale dell’Avis – Rispetto ad altre realtà sono meno gli occasionali, mentre risultano prevalenti i periodici, che raggiungono circa l’80%. Il nostro valore aggiunto è l’enorme patrimonio di fidelizzazione, con un importantissimo contributo della chiamata personalizzata. Tutto grazie a un sistema di volontariato e associazionismo strutturato in maniera esemplare”. Gli ottimi risultati sono stati raggiunti anche grazie ad alcune best practices “come il rapporto con le scuole garantito dal forte spirito di collaborazione con il Miur”. La prossima tappa riguarda “il raggiungimento dell’accreditamento entro il 31 dicembre 2014, traguardo che dobbiamo tagliare a ogni costo”. Il decisivo apporto fornito dall’Avis è stato certificato anche da Maria Sereni, vice presidente della Camera. “L’azione di volontariato dell’associazione è presente in tutta Italia e senza di essa non esisterebbe il sistema trasfusionale italiano”.

La struttura dell’Avis “denota un’organizzazione a rete – ha spiegato il vice presidente vicario Massimo Argentoni – che permette di lavorare costantemente sulla base di indicatori di efficienza a livello territoriale. Ma grosso merito va riconosciuto anche alla legislazione italiana in materia, che si configura come una delle più evolute del nostro continente”. Un sistema che rappresenta quindi un’autentica eccellenza “grazie al lavoro dell’associazionismo che ha saputo coniugare efficacemente le esigenze valoriali con quelle di sicurezza – ha osservato Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue – Un punto di debolezza che invece va assolutamente superato è legato all’eccessiva dispersione delle strutture, come anche la necessità di riqualificare l’erogazione rispetto al resto d’Europa, perché siamo ancora troppo artigianali. Dobbiamo infatti sviluppare un sistema di certificazione più avanzato e articolato che ci renda omogenei, su questo piano, agli altri Paesi. In questo senso, l’accreditamento è priorità ineludibile”.
 
Gennaro Barbieri

22 gennaio 2014
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