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Dompé (Farmindustria): “L’indifferenza della politica affonda l’industria farmaceutica italiana”

Uno studio di Prometeia, commissionato dall’Associazione degli industriali del farmaco, evidenzia il peso negativo esercitato sull’industria del farmaco dai ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione oltre che dalle manovre di contenimento della spesa e dal carico fiscale.

22 NOV - L’Europa del farmaco soffre. E più di tutti soffre l’Italia. Ad affermarlo è uno studio della Prometeia, realizzato per conto della Farmindustria, l’Associazione italiana degli industriali del farmaco, che ha preso in esame, dopo un’accurata selezione, i bilanci di circa 900 aziende del settore farmaceutico operanti all’intero dei Paesi dell’Unione Europea (a 15), nel periodo tra il 2002 e il 2008. A parametro è stato preso il “Roi” (Return of Investement), indice relativo alla redditività della gestione caratteristica del gruppo di aziende considerate, nel quale sono considerate anche le somme stanziate a titolo di investimento.
Ebbene, stando ai risultati dello studio, dinanzi a una “crescita strutturale” della domanda di beni e servizi, le aziende del farmaco europee sono alle prese con un “rallentamento della crescita” e una “forte compressione della redditività”. A causa, soprattutto, delle manovre di contenimento della spesa sanitaria pubblica e della scadenza di molti importanti brevetti.
In dettaglio, il Roi italiano è sceso dal 7,01% del 2002 al 5,9% del 2008 con un calo del 17%, superiore anche alla media delle aziende della Ue a 15 e, comunque, sempre in una posizione subordinata rispetto ai Paesi più “forti” dell’area euro.

Un peso determinante sulla situazione del nostro Paese lo ha avuto, stando agli analisti di Prometeia, la pressione fiscale: da noi, l’incidenza delle imposte sull’utile lordo è stata del 48,2% (media del periodo 2002-2008) mentre sul campione di aziende riferito all’Ue a 15, tale pressione è stata del 33,3%.
Ma non basta: se l’Italia non avesse registrato una crescita positiva fuori dai confini nazionali, i risultati sarebbero stati ancora peggiori. Va tenuto presente, a questo proposito, che secondo le rilevazioni dello studio, la quota dell’export sul valore della produzione farmaceutica italiana ha superato il 54%. Senza che però ci siano cenni di miglioramento: dal 2001 al 2010, infatti, il calo dei prezzi sul mercato interno, è stato del 26% contro un andamento inflattivo di circa il 20%.
Tutto questo – e altro – secondo lo studio dimostra come “la variabilità della redditività media delle aziende che operano in Italia, si sia ulteriormente ridotta”. E non certo a causa di scelte imprenditoriali sbagliate: basti pensare che al carico fiscale e alle manovre di contenimento, si aggiungono tempi di rimborso da parte dei clienti pubblici, eccessivamente lunghi. Superiori ai 200 giorni. Si consideri a tal proposito che tra i “big” europei, solo la Spagna fa registrare tempi di pagamento da parte delle amministrazioni pubbliche superiori ai tre mesi.
Insomma, l’industria del farmaco italiana si trova in una sorta di impasse, non attribuibile a responsabilità proprie. E commentando i risultati dello studio, Sergio Dompé, presidente della Farmindustria osserva come questi risultati negativi siano imputabili alla “decennale politica di indifferenza bipartizan nei nostri confronti. E oggi, a pagarne le conseguenze, non siamo solo noi ma l’intero sistema delle eccellenze in campo sanitario”. “Senza contare i ritardi dei pagamenti – prosegue – va considerata anche la distanza che ci separa dai nostri partner europei in termini di redditività. I nostri prezzi sono i più bassi in Europa: su 10 euro di spesa sui farmaci venduti, nel resto d’Europa se ne incassano 8, contro i 6 che spettano alle aziende operanti in Italia”. In questo modo le risorse potrebbero esaurirsi e non sarebbe più possibile “sostenere la competizione sui mercati internazionali”. Nonostante questo però, il sistema Italia continua a mostrare punte di eccellenza e ci sono Regioni “come la Lombardia”, dove il settore del farmaco è all’avanguardia rispetto a molti competitor mondiali: “Meriterebbe dunque un’attenzione maggiore da parte della politica” conclude Dompé. “Anche solo un segnale d’apprezzamento per quanto fatto fino a questo momento”.
 
 

22 novembre 2010
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