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Pma: 2700 le coppie italiane che ogni anno vanno all’estero per l'eterologa


In Italia la fecondazione eterologa, il trattamento che utilizza il seme o gli ovuli di un donatore esterno, è vietata dalla Legge 40. Per questo motivo ogni anno 2700 coppie valicano i confini del nostro Paese nella speranza di riuscire ad avere un figlio. A dirlo è la terza indagine dell’Osservatorio sul turismo procreativo. Il sottosegretario Roccella saluta con piacere il dato sostenendo che sono poche le coppie, mentre il presidente dell’Osservatorio, Andrea Borini, afferma che “la disquisizione sui numeri non è importante e comunque non sono poche”.

26 NOV - Sono 2700 le coppie italiane, colpite da sterilità totale o parziale grave per le quali il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita omologhe non è sufficiente, che ogni anno si recano all’estero per un trattamento che in Italia non è ammesso: la fecondazione eterologa, ovvero quella procedurache utilizza il seme o gli ovuli di un donatore esterno.
A dirlo è il terzo Rapporto dell’Osservatorio sul Turismo Procreativo presentato ieri a Bologna.
L’osservatorio ha pesato il dato della “migrazione eterologa” prendendo in considerazione le mete più gettonate dagli italiani per il turismo procreativo. Sono stati esaminati 36 centri, buona parte dei quali si trovano in Europa, in Austria, Beglio, Danimarca. Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera, e uno negli Stati Uniti.
 
Il dato relativo alle 2700 coppie è chiaramente sottostimato in quanto l’indagine, come detto, è stata volutamente condotta sui centri che ricevono il maggior afflusso di pazienti dall’Italia, occorre infatti, tener presente che la migrazione sanitaria coinvolge anche altre realtà più piccole e meno accreditate.

 
Ad ognuna di queste strutture l’Osservatorio ha richiesto le seguenti informazioni: presenza di italiani tra i pazienti del Centro; numero medio di pazienti italiani (per anno) in trattamento per fecondazione eterologa; presenza di personale in grado di parlare italiano; presenza di pagine in italiano all'interno dei siti Internet. 
La ricerca ha anche valutato la possibilità di trovare all’estero personale in grado di parlare la nostra lingua, e quindi di accogliere in maniera adeguata i pazienti italiani. Si tratta – secondo gli autori della ricerca – di “un indicatore importante, perché testimonia il peso economico dell’ingente flusso di ‘clientela’ italiana verso i centri esteri”.
 
“Ebbene – prosegue la ricerca –  i due terzi dei centri contattati ha pagine Internet scritte in italiano, e personale che dà informazioni nella nostra lingua. Si tratta in molti casi di medici, infermieri, amministrativi non soltanto di lingua italiana, ma spesso di nazionalità italiana, cooptati dal Centro che vede nella migrazione italiana un’importante fonte di guadagno. È così che le coppie italiane in cerca di informazioni vengono immediatamente indirizzate verso questa corsia preferenziale a loro dedicata”.
 
Secondo l’Osservatorio ogni anno ci sono tra i 3500 e i 4500 italiani che decidono di affrontare un viaggio alla ricerca di un figlio. La stima è in linea con quanto aveva rilevato la seconda indagine dell'Osservatorio Turismo Procreativo presentata nel novembre 2006. Nel corso degli ultimi 4 anni, quindi, il numero degli italiani che si sono affidati a centri esteri è rimasto pressoché invariato.
 
Il sottosegretario Eugenia Roccella, attraverso una nota, ha fatto sapere di valutare positivamente i risultati della ricerca: “Fa piacere leggere i dati resi noti dall’Osservatorio sul turismo procreativo sulle coppie che vanno all’estero per la fecondazione eterologa”. Aggiungendo che pur “nell’incertezza sulle cifre, sulle fonti e sui metodi utilizzati per la rilevazione di un fenomeno molto difficile da monitorare, va sottolineato infatti il basso numero di coppie, solo 2.700, che secondo il rapporto diffuso risultano essersi rivolte all’estero per accedere a questa tecnica vietata in Italia dalla legge 40”.
 
Mentre il presidente dell’Osservatorio autore dell’indagine, Andrea Borini, afferma che “la disquisizione sui numeri non mi sembra importante e comunque 2700 coppie che ogni anno decidono di recarsi all’estero, spendere molti soldi, stare lontani dal loro Paese, per me sono tante”.
Aggiungendo che “la questione sul numero lascia del tutto indifferente. Il punto è che questi dati in medicina non possono essere ragionati in tal modo. Non penso che medicalmente parlando si possa pensare che le patologie anche le più rare non meritano un’adeguata assistenza medica e un’adeguata risposta medica”.
 
S. S. 

26 novembre 2010
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