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Tumori del Pancreas. L'Italia è al 10° posto in Europa per qualità assistenziale. Il Rapporto

Nonostante provochi un numero di decessi quasi pari al cancro al seno, il tumore del pancreas non sembra essere una priorità in Europa. In 4 paesi su 5, tra cui l’Italia, gli esiti dei trattamenti non sono monitorati e non esistono buone pratiche di riferimento. Ma siamo tra i migliori per  diagnosi e sopravvivenza. Lo rileva il primo Euro Pancreatic Cancer Index pubblicato oggi dall'Health Consumer Powerhouse.

18 MAR - Il cancro al pancreas si è guadagnato l’appellativo di “killer silenzioso”. Nonostante provochi un numero di decessi quasi pari a quelli prodotti dal cancro al seno, infatti, nella maggior parte dei casi viene riconosciuto troppo tardi, rendendo il trattamento quasi impossibile. La maggior parte dei pazienti muore entro un anno dalla diagnosi. E' la quarta causa di morte per tumore in Europa, uccidendo ogni anno più di 100.000 cittadini. Dato peraltro in aumento al contario di quanto avvenga per altre patologie oncologiche. E' questo il quadro che emerge dalla prima comparazione mai effettuata in Europa sul trattamento del tumore del pancreas, l’Euro Pancreatic Cancer Index (EPCI), pubblicato oggi dall’ente di ricerca svedese Health Consumer Powerhouse (HCP).

L’Indice, che analizza diverse aree ed utilizza 30 indicatori (tra cui diritti del paziente, informazioni, accessibilità alla cura, prevenzione, risultati del trattamento, diagnosi, farmaci e cure palliative) posiziona il nostro Paese al decimo posto in classifica per qualità di assistenza, con 695 punti su 1.000, e dopo i Paesi Bassi (879), Danimarca (872), Francia (812), dall’Irlanda (807), Regno Unito (800 punti, sebbene registri uno dei tassi di sopravvivenza più bassi d’Europa), Slovacchia (733), Svezia (725), Belgio (719) e Germania (718). Ecco la classifica integrale e il dettaglio per indicatore, Paese per Paese.


L’Italia, insomma, non se la cava male. In particolare, insieme a Cipro, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania e Spagna, siamo ai primi posti per quanto riguarda la diagnosi. Ma c’è anche più di una carenza nell’assistenza che il nostro Paese offre ai malati di tumore al Pancreas. Ma non è tutto rose e fiori. “Nonostante in Italia il tasso di sopravvivenza di 5 anni sia tra i migliori, i risultati dei trattamenti sono nel complesso poco documentati, a scapito del miglioramento ed efficacia della cura”, spiega Arne Bjornberg, responsabile dei lavori di compilazione dell’Indice HCP. Non solo. Anche in termini di diritti ai pazienti, accesso alle informazioni a favore di una scelta partecipata e percorsi diagnostici, il sistema sanitario italiano “si posiziona bene”. “Ma contrariamente alla media, i tempi di attesa per le cure oncologiche sono troppo lunghi e ci sono margini di miglioramento per l’ accesso alle cure palliative”.

L’Italia è tra i Paesi (4 su 5) dove gli esiti dei trattamenti non sono monitorati e non vi sono buone pratiche di riferimento. Eppure l’indice rivela che le possibilità di sopravvivenza sono due volte superiori nei paesi europei che si sono classificati ai primi posti, rispetto a quelli con le peggiori prestazioni.

L’Italia, secondo il Rapporto, resta dunque ancora distante dai migliori standard europei. E in molti altri Paesi va ancora peggio. Al contrario, “i Paesi Bassi, la Danimarca, la Francia e l’Irlanda sono esempi positivi”, spiega Ann-Marie Yazbeck, project manager dell’EPCI. “Il personale medico dimostra una maggiore consapevolezza della malattia ed i risultati dei trattamenti sono relativamente ben monitorati e documentati. L’aspetto incoraggiante è che si possono individuare aree di miglioramento. Due fattori in cui l’Italia deve migliorare sono il monitoraggio e la documentazione dei trattamenti del tumore”.

L’esigenza di buone pratiche
Nella definizione di buone pratiche nel trattamento del cancro al pancreas, l’indice identifica alcuni aspetti fondamentali, ovvero::
-    Una maggiore formazione dei medici di base per migliorare le conoscenze della malattia e fornire strumenti che consentano il riconoscimento dei sintomi.
-    Una diagnosi precoce come elemento essenziale per l’efficacia della cura.
-    Un accesso più rapido ai consulti specialistici ed agli interventi chirurgici.
-    Un monitoraggio ed una documentazione sistematica dei risultati dei trattamenti.
-    Comunicazione ai pazienti sulle possibilità di cura ed inclusione di elenchi dei chirurghi specializzati in questa patologia ed opportunità di cura all’estero.

18 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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