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Screening oncologici: al Sud sono un miraggio

Prevenzione del cancro del colon inaccessibile per 9 meridionali su dieci. Il 70 per cento delle donne del Sud vive in zone dove non viene offerta la mammografia di screening. Mentre il Pap test è inaccessibile per 2 donne su 5. Tutt’altra musica invece al Centro e soprattutto al Nord, dove gli screening hanno una copertura quasi universale secondo i dati presentati oggi dall’Osservatorio nazionale screening. 

15 DIC - L’Italia della prevenzione oncologica corre a due velocità. Elevatissima al Centro-Nord, molto lenta al Sud.
È questo il quadro ritratto dai Rapporti annuali sugli screening in Italia realizzati dall’Osservatorio nazionale screening, l’organo tecnico a supporto sia delle Regioni sia del ministero della Salute per l’attuazione dei programmi di screening e per la definizione delle modalità operative, di monitoraggio e di valutazione dei programmi.
I dati presentati oggi si riferiscono ai tre programmi istituzioni di prevenzione oncologica attivi in Italia: gli screening per la diagnosi precoce del tumore del seno, del tumore del collo dell’utero e del colon retto. Sono relativi al 2009 per quanto concerne l’estensione dei programmi e l’adesione dei cittadini mentre agli anni precedenti per alcuni indicatori di qualità.
In generale, i rapporti fotografano un miglioramento rispetto agli anni passati sia nell’estensione, sia nella qualità dei programmi. Ma persistono diverse lacune. Soprattutto le forti differenze territoriali che rendono incompleto l’accesso di questo servizio inserito nei Lea.

 
Lo screening per il cancro del seno
Sono state quasi 2 milioni e mezzo le donne invitate a eseguire la mammografia di screening nel corso del 2009 con un incremento del 19 per cento rispetto al biennio precedente. Di queste, circa la metà (1,3 milioni) ha effettivamente eseguito l’esame.
Il Nord ha fatto la parte del leone: sono state infatti le Regioni settentrionali a invitare quasi la metà delle donne (1,4 milioni). Circa 400 mila le donne invitate rispettivamente al Centro e al Sud.
Dai dati emerge che per ogni 100 donne esaminate, circa 6 sono state chiamate a effettuare un supplemento di indagine, solitamente una seconda mammografia, un’ecografia e una visita clinica.
Il numero di carcinomi diagnosticati allo screening è vicino alle 12 mila unità nel biennio 2006-07 (contro quasi 2.000 lesioni benigne).
In media resta ancora troppo lungo il periodo che intercorre tra l’esame mammografico e la diagnosi o l’invito per una seduta di approfondimento o l’esecuzione dell’intervento chirurgico. Circa il 30 per cento dei programmi di screening mammografico attivi in Italia impieganpiù di 21 giorni per comunicare una diagnosi negativa. Il 35 per cento ci mette più di 28 giorni per eseguire un approfondimento diagnostico e il 45 per cento più di 6 mesi per eseguire, in caso di necessità, l’intervento chirurgico.
 
Lo screening per il cancro del collo dell’utero
Nel corso del 2009 più di 1,6 milioni di italiane sono state invitate a eseguire il Pap test all’interno dei programmi organizzati di screening. Poco meno del 40 per cento di esse ha risposto positivamente all’invito. Benché meno accentuate, anche in questo caso si riscontrano notevoli differenze tra le diverse aree del Paese. In tal caso, è il Centro l’area che presenta un’offerta più ampia (offre il test a più dell’80 per cento della popolazione), mentre al Sud, solo il 60 per cento gode del Pap test di screening.
Circa il 2,5 per cento delle donne che hanno eseguito il Pap test di screening è stato invitato a eseguire un approfondimento diagnostico (la colposcopia). Ma di queste, circa il 15 per cento non ha risposto all’invito. Donne che tuttavia sono a elevato rischio cancro: circa il 15 per cento di esse potrebbe infatti avere una lesione pretumorale.
 
Lo screening per il cancro del colon retto
È lo screening in cui sono più ampie le differenze tra le diverse aree del Paese. Dei quasi 3 milioni di inviti inviati nel corso del 2009, più di 2,2 milioni sono stati effettuali al Nord, circa 500 mila al Centro, meno di 200 mila al Sud.
Differenze si sono registrate anche nell’adesione all’invito: intorno al 50 per cento al Centro-Nord, poco più del 35 per cento al Sud.
Nella quasi totalità dei casi, l’esame di screening effettuato è il test del sangue occulto nelle feci, anche se fanno eccezione alcuni programmi che offrono la sigmoidoscopia.
Poco più del 5 per cento degli esami di primo livello ha dato esito positivo e perciò a essi ha fatto seguito un invito a eseguire una colonscopia di approfondimento. L’esame è stato eseguito da circa l’80 per cento degli invitati.
 
Lo screening al di fuori dei programmi organizzati
I rapporti, oltre ai dati rilevati dai programmi organizzati di screening attivi in Italia, contengono anche quelli rilevati dal sistema Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) che hanno consentito di quantificare quante persone eseguono i test di screening al di fuori dei percorsi istituzionali organizzati: si rivolgono cioè a strutture e personale sanitari pubblici o privati ma senza essere stati invitati dal sistema dei programmi organizzati di screening.
Dai dati Passi emerge che, oltre a quelli riportati dai programmi di screening, svolge regolarmente una mammografia il 18 per cento delle italiane tra i 50 e i 69 anni (la fascia di età per cui è indicato questo esame). Il 37 per cento delle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni (da aggiungere a quelle comprese nei dati dei programmi di screening) esegue invece un Pap test. Infine, un 8 per cento in più esegue il test per la diagnosi precoce del cancro del colon retto. 

15 dicembre 2010
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