Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Venerdì 19 LUGLIO 2019
Studi e Analisi
segui quotidianosanita.it

"Lo stress di genere".  Questa la causa di femminicidi e "figlicidi?"

E’ possibile che dietro i sempre più frequenti casi di violenza contro le donne e contro i minori da parte delle stesse madri, vi siano anche cause cliniche legate allo stress? A questo quesito risponde il "progetto Stress", recentemente messo a punto da un Team medico scientifico, diretto da Sabrina Ulivi, psicologa clinica, psicoterapeuta e psiconeuroimmunologa

15 DIC - Avvenimenti come quelli degli ultimi giorni rendono urgente e necessario un veloce intervento diretto alla comprensione e valutazione del fenomeno dilagante qual è l’omicidio di genere ed il figlicidio. Vorrei sostituire, così,  il termine infanticidio in quanto il fenomeno investe figli anche più grandi di un infante. I passi fondamentali  per fermare tutto questo sono “Capire il fenomeno, Educare la società ed iniziare a Modificarne l’andamento”.
 
Il femminicidio è sicuramente un “disastro trasversale”, come dice la giornalista Paola Salluzzi, un fenomeno dai numeri allarmanti: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 31,9% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una violenza fisica o sessuale. Sono in poche, sappiamo bene, ad arrivare a  denunciare le condizioni di vita a cui sono costrette oppure a manifestare disagio e malessere psicologico. Dove dovrebbero farlo? Ad oggi sono veramente pochi i Servizi con la esse appositamente maiuscola messi in campo per questo ambito specifico. Si stima che il sommerso si attesti oltre il 90%.

 
Capire, quindi, il perché della violenza non solo fisica, ma anche psicologica ed economica si rende urgentissimo e necessario. Tra le cause alla base del femminicidio c’è “la visione arcaica del rapporto di genere diffusa sia tra le donne che tra gli uomini”. Ma non basta pensare solo più limitatamente alle donne. Spettatori e testimoni, i figli, i bambini, si aggiungono ai numeri delle vittime della violenza di genere, un delirio dilagante. Un argomento, quello del femminicidio e “figlicidio”, che può essere affrontato da svariate angolazioni, culturali, religiose, fisiche e psicologiche, insomma ricco di sfaccettature, ognuna meritevole di attenzione e approfondimento.
 
Siamo, quindi, davanti ad un cambiamento culturale e sociale?  “Siamo, ahimè, e lo dico con dolore, arrivati all’incapacità di gestire l’ansia e la responsabilità di essere genitore. Questi genitori , in questo caso più che genitori possiamo definirli “assassini”, non hanno mai veramente assimilato il ruolo e il piacere di essere genitori. Si arriva ad uccidere i figli, spesso " la figlia", per vendetta e per disperazione. Appare, a volte, quasi la punizione per il compagno/a. C’è un rapporto stretto fra l’infanticidio e il femminicidio, sicuramente molto stretto. Ma smettiamola di definirlo femminicidio, è omicidio a tutti gli effetti.” Così si esprime il sociologo, socio terapeuta familiare, Giovani Cozzolino, che da anni si occupa di Promozione della salute e corretti stili di vita.
 
Oggi sempre più si pone urgente una particolare attenzione al cosiddetto "Stress di genere". Una vera e propria tipologia che colpisce moltissime donne e mamme ma non solo, possiamo allargare la questione anche agli uomini e ai padri, anche se meno frequenti, portandoli a conseguenze di cui siamo a conoscenza. Possiamo quasi asserire che siamo di fronte ad affetto “malato” e sicuramente ad una forma grave di depressione ma anche ad un atteggiamento più di delirio, quasi di onnipotenza. Un classico atteggiamento legato al mondo infantile e narcisistico che fa scattare meccanismi psicologici legati a: “non ho ciò che sarebbe il mio paradigma ideale, la famiglia mi stressa e allora la elimino”. Qui si arriva ad uccidere per un NO.
 
Stiamo diventando sempre più una società violenta perché siamo abituati al “Tutto e subito” ed al “Tutto concesso”. Le donne, a differenza degli uomini, però, e questo meglio chiarisce il motivo per il quale è maggiormente la donna a subire e a commettere atti delittuosi verso i propri figli, gestiscono in maniera differente l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, responsabile dello stress. Stress di genere, quindi. Tutto questo incide in maniera negativa sulla loro salute e favorisce lo sviluppo di malattie psichiche, come la depressione che, benché sia una malattia anche maschile, colpisce le donne con il doppio della prevalenza rispetto agli uomini.
 
E’ possibile risolvere gli effetti traumatici di esperienze di violenze? "Si, anche con la ormai famosa tecnica dell’EMDR (Eye Movement Desentization and Reprocessing) - afferma la Sabrina Ulivi, psicologa clinica, psicoterapeuta e psiconeuroimmunologa - attraverso i movimenti oculari,  si può tentare una rielaborazione delle situazioni traumatiche”. Una tecnica che ha permesso di ridurre gli effetti ai reduci della guerra in Vietnam, per esempio. Ma oggi esiste una più ampia possibilità attraverso il supporto e la metodologia legata alla Psicomeuroimmulogia, la nuova frontiera che contiene in sé approccio ancora più integrante . Non è vero, come si legge, che atti di violenza di questo genere ci sono sempre stati anche nel passato, non abbiamo dati scientifici per poterlo dire. L’omicidio dei bambini ad esempio è qualcosa di nuovo e desta alta preoccupazione”
 
Esistono le "differenze" di genere ed è corretto dire che debbano esistere prese in carico da parte dei Servizi sanitari ed alla persona con ottiche e modalità diverse, ma di pari importanza, nella presa in cura. La “Medicina di Genere” , infatti, studia il modo in cui l'appartenenza al genere, maschile o femminile, condiziona lo sviluppo e l'impatto delle malattie e la risposta alle terapie, perché il genere, maschile e femminile, è palese condizionare ed in maniera determinante la risposta ai farmaci , alle terapie ed è differente anche lo sviluppo delle malattie. Una donna oggi in Italia ha una prospettiva di vita che supera di quasi sei anni quella maschile. Ma le donne si ammalano di più e consumano anche molti più farmaci a causa di patologie legate alla osteoporosi, artrite, artrosi, diabete ed ai disturbi nervosi. Le donne ne soffrono più degli uomini per motivi legati proprio alle diversità biochimiche, fisiologiche ma anche, e soprattutto, sociali. Le malattie o disturbi femminili esistono. I disturbi nervosi, per esempio, sono spesso associati al ruolo sociale ricoperto dalle donne, costrette a unire lavoro, figli, casa e magari anche genitori anziani, si parla infatti di peso da “carico di cura”.
 
Può lo stress sfociare nella violenza?Si, se non gestito può sfociare in aggressività. La Donna: la forza e l’equilibrio, fin dalla notte dei tempi. Oggi ci chiediamo come sia modificato nel tempo l’universo femminile e in cosa sia mutato il ruolo della donna nella società e quali difficoltà ha dovuto e potuto affrontare. Qual è la condizione della Donna nella realtà contemporanea? Le donne sono forti e devono tenere le redini della famiglia e del lavoro, una doppia fatica che richiede energie, impegno, efficienza e senso del dovere. La condizione della donna è sempre stata caratterizzata da una situazione di inferiorità sia dal punto di vista sociale, giuridico e politico.
 
Oggi, però, la donna è riuscita a stabilire maggiori contatti sociali che le hanno consentito di raggiungere maggiore consapevolezza delle sue forze e dei suoi valori. Si è trattato di un processo sociale che trova le sue origini nella trasformazione della società. Nonostante le difficoltà poste da una società “al maschile” alcune donne hanno saputo assumere ruoli che erano considerati prettamente maschili; possono essere perciò considerate pioniere nei loro campi di attività. Le donne, il loro mondo, la loro vita, la loro salute sono veri “indicatori del benessere” di una società, proprio per il loro ruolo che è sempre stato fondamentale. Per questo motivo è importante un’attenzione alle condizioni delle donne che, sebbene vivano più a lungo degli uomini, hanno un maggior onere sociale.
 
La promozione della salute delle donne è, quindi, un obiettivo strategico per la promozione della salute di tutta la popolazione, è misura della qualità dell’efficacia ed equità del nostro sistema sanitario, ma è anche molto di più. Questi traumi e violenze comportano delle conseguenze negative sulla salute: le donne vittime presentano più spesso di altre  problemi di salute fisica o psicologica, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera la violenza contro le donne come un “problema di salute enorme” e stima che sia “una causa di morte o di invalidità per le donne in età riproduttiva altrettanto grave del cancro”. Partiamo dal concetto che un individuo " sano" può solo generare una società " sana", una società, quindi, sempre meno bisognosa di appoggiarsi all'uso smodato di farmaci e diagnosi strumentali, spesso usate per placare stati ansiosi e problematiche ossessivo-depressive, con i costi elevati che conosciamo. Occorre rivedere, quindi, prima di tutto  il concetto di  "paziente": da malato a intero soggetto "psico- biologico".
 
"Educare alla Salute" ed "Educare o ri-educare alla affettività" , è uno dei principi fondamentali su cui si deve applicare la politica ed il Governo, oltre ad essere un diritto costituzionale deve divenire un investimento,  eliminando il concetto di risparmio di "spesa pubblica"  ed inserendo quello legato a maggior elevato "stile di vita". Ciò che ci auspichiamo è l'attuare un processo di "integrazione" a servizi esistenti, come ad esempio i Centri Antiviolenza, come risorsa elettiva nello sviluppo personale e sociale, attraverso nuovi punti di vista, nuovi strumenti e metodologie al fine di offrire soluzioni diverse a problematiche anche comuni.
 
L’obiettivo viene raggiunto percorrendo le seguenti strade: Sensibilizzazione e Informazione sociale alle tematiche psicologiche, mediche e ambientali; Ricerca Scientifica; Formazione e Sviluppo Scientifico delle professioni che, a vario titolo, si occupano delle persone, del gruppo e delle organizzazioni tramite percorsi specialistici riconosciuti; Facilitazione di accesso a specialisti qualificati in scienze Mediche, Psicologiche, Antropologiche ed Ambientali nel campo della persona, del gruppo e delle organizzazioni.
 
La Sensibilizzazione Sociale e Informazione Sociale, curata attraverso seminari rivolti alla popolazione, nei luoghi deputati, si pone l'obbiettivo di avvicinare le persone a gradi sempre maggiori di consapevolezza attraverso la conoscenza degli aspetti che influiscono sul benessere personale. La Ricerca Scientifica occupandosi dell’applicazione delle neuroscienze (in particolare della neuropsicologia e della psiconeuroimmunologia) ai campi di intervento legati allo stress nelle sue diverse forme può fornire un reale supporto sia a chi opera a diretto contatto con i Centri donna ed Antiviolenza. La nuova frontiera scientifica della Psiconeuroimmunologia , possiamo sicuramente dire possa rappresentare un ambito di intervento scientifico, valido per poter dare supporto  alla medicina di genere e a tutti quei servizi dediti a questo ambito.
 
Le teorie alla base degli interventi basati su interventi di tipo integrante  prevedono l’applicazione consiliente della Psiconeuroimmunologia, della fenomenologia, della psicobiologia, della psicopatologia dello sviluppo, delle neuroscienze affettive, delle teorie dei sistemi adattivi complessi. Si parla di emozioni. Tanto per chiarire: le emozioni influenzano l’attività cerebrale agendo sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (sistema dello stress), il quale, a sua volta, agisce favorendo o alterando l’azione del sistema immunitario. Il sistema immunitario ha il potere di regolare lo stato di salute o malattia della persona. La capacità di modulare le emozioni - attraverso quelli che vengono definiti “processi di autoregolazione affettiva” - svolge un ruolo cruciale nelle attività interne ed interpersonali dell’individuo (Schore, 1994; Sroufe, 1995). Molte patologie possono essere viste come disturbi dei processi di autoregolazione (Cicchetti, Rogosch, 1997/b; Schore, 1997). L’autoregolazione della mente dipende, in gran parte, dall’autoregolazione delle emozioni; il nostro modo di interagire con il mondo è determinato da come “conteniamo” il piano emotivo personale (Siegel, 2001).
 
La sistematizzazione delle emozioni diventa un processo centrale nell’autoregolazione mente-corpo-cervello. In assenza di processi di recupero efficaci, questi momenti possono trasformarsi in prolungati stati di disorganizzazione, a volte pericolosi per noi e gli altri (vedi l'aumento esponenziale della Aggressività nella società). La capacità di rientrare nei limiti di quella che viene definita “finestra di tolleranza”, permette ai processi di autoregolazione del sistema di tornare ad un flusso di stati che si muovono in maniera equilibrata verso una maggiore complessità, evitando attivazioni eccessivamente rigide o eccessivamente caotiche. Il sistema della mente-cervello-corpo diventa così maggiormente adattivo, sintonizzandosi su variabili interne ed esterne in maniera più flessibile e aumentando i suoi livelli di complessità e di stabilità. In sintesi: "L’uomo è il risultato dell’interazione di tre sistemi di funzionamento: mente-cervello-corpo".
 
Come avvengono queste interazioni e cosa producono? L’obiettivo del "progetto Stress",recentemente messo a punto da un Team medico scientifico, diretto dalla Ulivi, nasce per contrastare e supportare le varie patologie attraverso la promozione del concetto di salute e benessere sociale oltre alla medicina di genere a vari livelli, attraverso il nuovo approccio proprio della Psiconeuroimmulogia, basata sull’individuo nella sua identità totalità e sulla sua differenza.
 
Se poi diamo uno sguardo all'assistenza rivolta alle donne, sia per quanto concerne assistenza psicologica che medica, legata a supportare ambiti o situazioni in merito ad interruzioni o violenza sessuale non che la violenza economica, nuovo fenomeno in aumento, i dati non sono molto incoraggianti. Il “progetto Stress”, tra le altre, si propone di analizzare quelle che sono le principali patologie e problematiche che colpiscono le donne e spronare quindi la medicina a staccarsi dal fatto che la ricerca medica e le logiche di intervento vengono elaborate a partire dalla prospettiva e dall’ambito di pensiero maschile, e riconoscere quindi la necessità di un approccio di genere alla medicina che finalmente risponda alle loro esigenze,  proprio per l'esigenza di costruire una terapia appropriata per le donne che tenga conto delle differenze tra i due sessi. I comportamenti,  il ruolo sociale, i valori, le attitudini e i fattori legati all’ambiente in cui si cresce hanno anch’essi una influenza. Un esempio è la percezione del dolore, che dipende anche dall’educazione e dalla cultura. Inoltre, le donne soffrono maggiormente di depressione ma non per causa fisiologiche, ma solo sociali, a causa delle diversi ruoli che devono ricoprire contemporaneamente.
 
L'OMS definisce la salute come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solamente assenza di malattia o infermità”; tale spiegazione costituisce una svolta storica che permette l’abbandono dell’interpretazione medicalizzata del benessere. Infatti,quest’ultima,considerava, il benessere l’opposto del disagio e si poneva dunque nell’ottica della mancanza, in cui il “sano” diventa “appendice del patologico” (Lavanco & Novara, 2002). Ma non è sufficiente. Lo star bene non è solo "Non" essere malati.
 
La  “psiconeuroimmunologia” è un ambito scientifico innovativo  nel quale far convergere diverse discipline nell’ottica proprio di un Sistema integrante attraverso il quale poter dare ampia risposta sulle condizioni di salute. Prevenzione mirata, cura , supporto e risoluzione dello Stress cronico, oggi più che mai, può, anzi, è la risposta scientifico/sociale atta al miglioramento delle condizioni di vita, nonché l'inizio ad una maggiore attenzione alle sempre più frequenti derive psichiche che ben conosciamo. Un quadro terrificante, quello che stiamo osservando da un po’ di tempo a questa parte. Non si vedono molte attenzioni, neppure da chi detiene lo scettro delle politiche nazionali. C’è una profonda disattenzione per tutte le problematiche relative alla mente, oltre alla mancanza totale di riconoscimento di un disagio relativo al ruolo genitoriale. Manca  una rete sociale che consente di riconoscere e proteggere chi di questo disagio patisce. E si arriva persino a sopportare e far sembrare normale la Follia.
 
"Dopo anni di indignazione e discussioni sull'emergenza femminicidiorisultano ancora insufficienti gli strumenti di difesa delle vittime e dei loro familiari". Così denuncia Valeria Fedeli, Vice Presidente della Camera, in una recente dichiarazione pubblica. E continua: "La sfida da affrontare è quella di un’adeguata applicazione della legge n. 119 del 2013, recante varie disposizioni urgenti tra cui, appunto, quelle in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere. In questa legge non solo vengono affrontati alcuni importanti aspetti penali degli atti persecutori, ma viene anche previsto un piano di finanziamento per il sostegno delle vittime. Occorre adesso una netta presa di posizione sul rischio di finanziamenti “a pioggia” dei centri antiviolenza. Non è ammissibile una mappatura ancora troppo vaga delle attività che queste strutture portano avanti su tutto il territorio nazionale, tra mille difficoltà.
 
Una visione pragmatica della ripartizione dei fondi, previsti peraltro da quella stessa straordinaria piattaforma di trasformazione sociale che è la Convenzione di Istanbul, ci porta ad esigere di indicatori certi delle competenze di tutti i centri, del lavoro svolto, dei loro profili giuridici ed economici, dei risultati attesi e della loro realizzazione. Si pensi anche, in tal senso, all’importanza della carta dei servizi come strumento di relazione con il cittadino e come primo dato di orientamento sulla trasparenza delle prestazioni erogate sul territorio di competenza. La distribuzione dei fondi deve avvenire con metodi chiari e con criteri di efficienza. Spetta sicuramente alla famiglia, alla scuola, al mondo del lavoro, dell’associazionismo e soprattutto dei massmedia, contribuire al cambiamento culturale rispetto a una consolidata serie di stereotipi e aggressivi modelli comportamentali. La spinta verso questo cambiamento può e deve essere costruita anzitutto dal mondo delle istituzioni, incentivando ad esempio la trasformazione dei centri antiviolenza da strutture di lavoro sulle emergenze imposte dall’emarginazione, a strutture capaci di un più ampio raggio di azione preventiva e innovazione progettuale. Certamente, con la creazione di uno specifico osservatorio presso la Presidenza del Consiglio, per valutare l’impatto di genere ex ante per ogni provvedimento legislativo, si sarebbero potute evitare già da tempo tutta una serie di polemiche e di ritardi nelle azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno”.
 
Né si può negare, a questo punto, la necessità di una figura politica di riferimentoche possa realmente esercitare un ruolo di coordinamento e armonizzazione degli interventi sia su scala nazionale che regionale. Non possiamo certamente dargli torto.
 
D.ssa Antonella Gramigna
Esperta in comunicazione , orientamento e promozione della salute

15 dicembre 2014
© Riproduzione riservata


Altri articoli in Studi e Analisi

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy