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Allattamento al seno nelle strutture sanitarie. Ecco la mappa Regione per Regione. Puglia e Valle d’Aosta al top. Lazio in coda

Si passa infatti da percentuali superiori all'80% per le mamme valdostane e pugliesi che allattano i propri figli con solo latte materno a poco più del 65% per quelle laziali. Le mamme che scelgono invece latte artificiale fin dall'inizio oscillano tra il 2,1% dell’Emilia Romagna e il 6,8% del FVG. Ecco i dati dell'indagine del Ministero della Salute. L'INDAGINE

17 DIC - Nella primavera del 2014 è stata avviata una survey sull'allattamento al seno in Italia, promossa dal Tas (Tavolo tecnico allattamento al seno) a livello degli Assessorati della Sanità Regionali e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Obiettivo dell'indagine, oltre all'analisi dei fattori influenzanti l'allattamento al seno, è stata quella di verificare se a livello regionale siano effettuati una serie di interventi, che notoriamente si correlano con la promozione dell'allattamento al seno.
L'indagine, effettuata con la collaborazione dei referenti regionali per l'allattamento al seno individuati nell'ambito del Coordinamento Interregionale (Commissione Salute), ha coinvolto le aziende ospedaliere e universitarie con punti nascita e le aziende territoriali.

Questi i dati emersi dallo studio.

Dati epidemiologici
Vi è un’ampia variabilità interregionale (65,4-82,6%) ed inter-aziendale (20-97%) dei tassi di allattamento esclusivo. L’allattamento esclusivo oscilla dal 65,4% del Lazio all’82,6% della Valle d’Aosta. La Regione Puglia indica un tasso di allattamento esclusivo ancora superiore (88,5%), in assenza però di dati relativi agli altri tassi (allattamento predominante, alimentazione complementare, non allattamento). Si alimentano fin dall’inizio con il solo latte artificiale una percentuale di bambini oscillante tra il 2,1% dell’Emilia Romagna e il 6,8% del FVG.


Dati relativi a interventi di promozione dell’allattamento al seno a livello regionale/provinciale
Gli interventi di promozione dell’allattamento al seno  si possono distinguere in:
1) Iniziative proprie dell’Assessorato alla Salute: nomina di un referente regionale sull’allattamento, costituzione di un gruppo di lavoro, inserimento della promozione dell’allattamento al seno nell’ambito della programmazione regionale, protocollo d’intesa Regione/Provincia-UNICEF.
2) Iniziative a livello aziendale, ma con valenza regionale/provinciale: esistenza di Ospedali e Comunità amiche dei Bambini in base a certificazione dell’UNICEF Italia.
3) Iniziative di pertinenza delle Università: inserimento del corso UNICEF delle 20 h (corso strutturato) in uno o più curricula studiorum delle professioni sanitarie.
Risulta che l’ospedale amico dei bambini è presente in 10 aree (regioni o province) su 21, la comunità amica dei bambini in 3/21, programmi regionali di promozione dell’allattamento al seno in 15/21, il referente per l’allattamento in 14/21, un gruppo di lavoro in 10/21, una formazione universitaria per professionalità sanitarie mediante il corso delle 20 h dell’UNICEF/OMS in 3/21.

Dati relativi a interventi di promozione dell’allattamento al seno a livello territoriale/ospedaliero
Dai dati pervenuti risulta che gli interventi di promozione più frequenti (circa in 3/4 dei casi) si riferiscono all’individuazione del referente per la promozione dell’allattamento al seno (175 aziende sanitarie su 220), ad attività formative specifiche e strutturate (179/220), al monitoraggio dell’allattamento (159/220), alla presenza di formatori interni all’azienda dedicati all’allattamento (155/220). Circa la metà delle strutture sanitarie segue un percorso BFHI (107/220) e circa altrettante hanno definito una policy aziendale sull’allattamento al seno (114/220). Secondo dati forniti direttamente dall’UNICEF Italia, 46 strutture sanitarie (ospedali o strutture territoriali) o università hanno intrapreso il percorso baby friendly, mentre 103 hanno mostrato interesse.

La collaborazione con gruppi mamma-a-mamma, per il sostegno all’allattamento al seno, è attuata solo in 53 aziende sanitarie su 220. Per le altre aziende non è noto se questi gruppi non esistano o non siano stati semplicemente contattati. Attive in tal senso sono le Regioni Piemonte, Lombardia, FVG, Toscana, Marche, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria, Sardegna e le Province di Trento e Bolzano. La presenza fra il personale sanitario di lactation consultant professionali (IBCLC) risulta in 61/220 aziende, concentrata nel Centro-Nord.

Verso un più deciso impegno nella promozione dell’allattamento al seno: policy e programmazione
La necessità di informazioni aggiuntive per le regioni/province che hanno risposto alla Survey attraverso i canali ufficiali, in aggiunta al mancato invio da parte di alcune Regioni, inducono a ritenere - si legge nel documento - che le attività di promozione dell’allattamento al seno vadano meglio riconosciute e/o strutturate e/o integrate.
L’assenza di un monitoraggio a livello nazionale sull’allattamento al seno (sia come avvio, che come durata) non permette di acquisire un dato epidemiologico (giudicato essenziale da OMS e Ministero della Salute) relativo alla salute della popolazione. Il monitoraggio (universale o quantomeno a campione) sull’allattamento al seno (in dimissione dalle Maternità ed in occasione delle prime 2 sedute vaccinali) va esteso alle aree d’Italia dove attualmente non viene condotto.

In base ai dati sopra riportati - chiarisce l'inagine - la promozione dell’allattamento al seno non appare ancora considerata rilevante e tale da indurre a chiari investimenti in termini di programmazione e policy. Serve maggior decisione nella implementazione degli interventi di promozione dell’allattamento al seno a livello delle singole Regioni e/o Province Autonome.

Infine, si auspica che la formazione universitaria sull’allattamento al seno sia ulteriormente sviluppata. Raramente la formazione utilizza i corsi strutturati di 20 h dell’UNICEF. "Si comprende come tale formazione ottimale difficilmente possa essere incorporata nei curricula studiorum attuali già molto densi di lezioni e corsi - si legge nell'indagine -. Va però raccomandato l’utilizzo di moduli didattici con garanzia quantomeno dei contenuti conoscitivi essenziali. In questa maniera, si eviterebbe di lasciare solo alla formazione in service il compito di coprire il tema dell’allattamento al seno. Questo approccio potrebbe portare anche ad una riduzione dei costi sostenuti dalle aziende sanitarie per la formazione del personale. Appare a tale proposito necessario un intervento di sensibilizzazione e di orientamento delle Università, che passi attraverso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), in aggiunta alle sollecitazioni che i referenti regionali per l’allattamento al seno sono invitati a fare direttamente alle Università della Regione di appartenenza". 

17 dicembre 2014
© Riproduzione riservata


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