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Ticket. Gli economisti di Lavoce sull'ipotesi di togliere l'esenzione agli over 65. “Il sospetto è che sia operazione guidata da tagli Stabilità”

di Gennaro Barbieri

Pellegrino e Turati, analizzando le opzioni messe in campo dall'assessore Coletto, calcolano: esenti scenderebbero da 11,6 milioni a 4,3 milioni. E propongono: "Adottare una soglia di reddito valida per tutti, sfruttando sin da subito il nuovo Isee". Anche perché il ticket può rappresentare "uno strumento di controllo della domanda, troppo spesso inappropriata".

20 GEN - Eliminare l’esenzione del ticket per gli over 65 con un reddito inferiore ai 36.151,98 euro, mantenendola soltanto per anziani con pensioni sociali e malattie gravi, per i disoccupati e per le famiglie numerose. E’ l’ipotesi formulata nei giorni scorsi da Luca Coletto, coordinatore degli assessori regionali alla Sanità in Conferenza e assessore in Veneto. Una proposta che potrebbe costituire la posizione ufficiale delle Regioni nell’ambito del tavolo tecnico col Ministero previsto dal Patto per la Salute.

“In questi anni di crisi economica e di sostenibilità del Ssn – aveva spiegato in esclusiva a Quotidiano Sanità  – e per mantenere i diritti dell’art.32 della Costituzione dobbiamo rivedere, come del resto prevede il Patto per la Salute, il sistema di compartecipazione. E per farlo dobbiamo considerare tre fattori: la speranza di vita, lo stato di salute e il reddito”.

Per valutare l’impatto generato da questa opzione, gli economisti Simone Pellegrino e Gilberto Turati hanno analizzato i possibili scenari “nelle diverse Regioni se la proposta fosse accolta così come è stata raccontata”. Concludendo che l’idea non introduce assolutamente un maggior grado di equità e una miglior tutela per le fasce più deboli, anzi. Al contrario, sarebbe opportuno adottare una soglia di reddito valida per tutti e incentrata sul nuovo Isee, utilizzando il ticket come uno strumento di controllo per la domanda, troppo spesso inappropriata.

Lo studio parte, innanzitutto, da una misurazione del sistema attuale. I dati della Corte dei conti indicano che, a livello nazionale, le entrate da ticket per il 2013 sono state pari a 2,9 miliardi di euro, mentre gli esenti per età e per reddito allo stato attuale sono circa 11,6 milioni. A questo viene esaminata un’ipotetica realizzazione della proposta di Coletto che comporterebbe quindi l’esenzione per individui in famiglie numerose, disoccupati e individui con più di 65 anni e pensione sociale. Vengono invece tralasciati dal conteggio coloro non pagano per patologie gravi, in quanto giudicati troppo difficili da mappare. Risultato: il numero degli esenti crollerebbe vertiginosamente, arrivando a quota 4,3 milioni e si allargherebbe ovviamente l'area dei paganti .

I due economisti giungono quindi alla conclusione che non risparmia una stoccata alla proposta di Coletto, in quanto il rischio è una combinazione potenzialmente esplosiva tra l’incremento del numero dei paganti e una conferma degli importi. “Le Regioni non hanno parlato di riduzione del ticket, ma se non lo si fa allora viene il sospetto che l’operazione sia guidata dai tagli imposti dalla Legge di stabilità, altro che maggior equità del sistema”. 

Pellegrino e Turati passano quindi alla pars costruens e propongono alcuni possibili correttivi all’attuale sistema, integrando le opzioni messe in campo dalle Regioni. “I poveri ci sono a tutte le età e non sono rappresentati solo dai disoccupati né sono necessariamente povere tutte le famiglie numerose”. E se si vuole eliminare l’esenzione automatica per gli anziani per favorire l’equità nell’accesso, “allora sarebbe auspicabile l’introduzione di una soglia di reddito valida per tutti”.

A ciò bisogna poi aggiungere che l’utilizzo del reddito presta il fianco a un problema annoso dell’Italia: l’evasione. “Meglio sfruttare fin da subito il nuovo Isee (soprattutto perché sembra funzionare e perché alcune regioni già lo usano). Anche il sistema attuale delle esenzioni per patologia sembra più il risultato di pressioni lobbistiche che non un modo per aiutare davvero chi si trova in difficoltà”. 
In definitiva, l’idea è quella di concepire il ticket come uno strumento di controllo della domanda, “molto spesso inappropriata”, poiché “si consumano servizi, anche se non strettamente necessari, tanto non si pagano”. E la responsabilità di questo meccanismo distorto, concludono Pellegrino e Turati, è da attribuire anche ai medici, specialmente quelli di medicina generale. “Vuoi per ragioni difensive, vuoi per negligenza, prescrivono farmaci ed esami diagnostici che non servono a nulla. A quando una riflessione su questo tema?”.
 
Gennaro Barbieri

20 gennaio 2015
© Riproduzione riservata


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