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Foto Istat della sanità italiana: “Spendiamo sempre meno sia nel pubblico che nel privato”


L’istantanea nel rapporto “Noi Italia” 2015. Spendiamo in media 2.500 dollari procapite contro i 3.000 di Francia e Germania. In calo progressivo i letti ospedalieri con un indice del 3,4 per mille che ci colloca al 23° posto nella classifica UE. Malattie cardiovascolari e tumori prime cause di morte.

19 FEB - "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", curato dall’Istat e giunto alla settima edizione, offre un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.
 
La spesa. Per quanto riguarda la sanità il report sottolinea innanzitutto che la spesa sanitaria pubblica italiana risulta inferiore a quella dei principali paesi europei: poco meno di 2.500 dollari pro capite nel 2012 (in parità di potere d'acquisto), a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e Germania.
La spesa sanitaria pubblica corrente dell'Italia ammonta nel 2012 a circa 111 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil e a 1.867 euro annui per abitante. 
 
Nel 2012, le famiglie hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,8%, in calo di oltre due punti percentuali rispetto al 2001,in calo di due punti percentuali rispetto al 2001. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l'1,8 per cento del Pil nazionale. 
Nel confronto con i principali partner europei, la spesa privata italiana risulta inferiore rispetto a quelle di Spagna, Germania e Francia.
 
Gli ospedali. Le regioni sono state interessate da oltre 506 mila ricoveri di pazienti provenienti da una regione diversa da quella di residenza. Gli indici di mobilità più alti si riscontrano nelle regioni più piccole (Basilicata e Molise). I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale.
 
Per quanto riguarda l’offerta di posti letto ospedalieri, nel 2011 l’Italia (3,4 posti ogni mille abitanti) si colloca al 23° posto. Una dotazione inferiore a quella italiana si riscontra in Spagna, Irlanda, Regno Unito e Svezia.
In generale l’offerta di posti letto ospedalieri sembra dipendere dalle scelte di politica sanitaria e da alcune caratteristiche del sistema sanitario.
 
La maggior parte dei paesi con un’offerta di posti letto superiore presenta un modello organizzativo della sanità ispirato al modello Bismarck o ai meccanismi di libero mercato nella fornitura dei servizi sanitari. Si tratta di paesi in cui il finanziamento dell’assistenza sanitaria avviene principalmente mediante assicurazioni sociali: tra di essi, Germania, Austria e Ungheria che riportano un tasso di posti letto superiore a 7 per mille abitanti.
Tra i paesi in cui prevale invece la fornitura dei Servizi Sanitari nazionali si collocano Italia, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Svezia e Spagna, in cui troviamo una dotazione di posti letto più contenuta. In questi paesi, che hanno sistemi sanitari di ispirazione universalistica di tipo Beveridge, finanziati principalmente tramite la tassazione generale, negli ultimi anni sono stati adottati provvedimenti dello Stato Centrale o dei governi locali volti al ridimensionamento dell’offerta ospedaliera.
 
La mortalità. Il tasso di mortalità infantile continua a diminuire su tutto il territorio italiano, raggiungendo valori tra i più bassi in Europa. Nel 2011 si attesta a 3,1 decessi per mille nati vivi, valore di poco inferiore a quello osservato nel 2010 (3,2).
Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell'Ue. In Italia la mortalità per queste cause è tra le più basse d’Europa con un valore del tasso standardizzato, nel 2011, pari a 29,4 decessi ogni diecimila abitanti.
 
I tumori sono la seconda causa di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 28 paesi Ue. Il tasso italiano (25,6 decessi ogni diecimila abitanti, in leggero calo rispetto al valore di 25,9 del 2010) è poco al di sotto della media dell’Unione ma superiore a quelli di Francia, Germania e Spagna. In tema di stili di vita si registra in Italia la più bassa percentuale di persone obese (10,3% della popolazione di 18 anni e più).
 
Fumo e alcol. I fumatori e i consumatori di alcol a rischio rappresentano nel 2013 rispettivamente il 20,9% e il 13,4% della popolazione di 14 anni e più, in calo rispetto agli anni precedenti.

19 febbraio 2015
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