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Sanità digitale. Ripartono gli investimenti: nel 2014 registrano +17%. Miglior risultato dal 2010. Ma sono ancora soltanto l’1,3% della spesa sanitaria pubblica

E' quanto emerge dalla ricerca 2015 dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Aumentano le Regioni che stanno avviando il Fascicolo Sanitario Elettronico, ma l'83% dei cittadini non ne ha mai sentito parlare e l'88% non sa se è attivo nella propria area di residenza.

12 MAG - Torna a crescere la spesa per il digitale in sanità: nel corso del 2014 ha raggiunto quota 1,37 miliardi di euro, segnando una crescita in termini di investimenti del +17% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un livello mai toccato dal 2010, ma che rappresenta comunque un volume ancora abbastanza ridotto: 1,3% della spesa sanitaria pubblica, pari a circa 23 euro per abitante. E’ quanto emerge dalla ricerca 2015 dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina nell'ateneo milanese al convegno “Innovazione Digitale in Sanità: dai patti ai fatti”. La ricerca è stata condotta su circa 160 attori tra CIO, Direttori Generali, Direttori Amministrativi, Direttori Sanitari in rappresentanza di oltre 130 aziende sanitarie, referenti regionali e, grazie alla collaborazione con Doxapharma e Fimmg, 752 medici di Medicina Generale e 1.000 cittadini.

La ricerca evidenzia l’enorme potenziale insito nel digitale. La completa diffusione della cartella clinica elettronica consentirebbe risparmi fino a 1,6 miliardi, mentre una piena offerta di servizi digitali agli utenti permetterebbe un risparmio fino a 350 milioni di euro all’anno alle strutture sanitarie, e ben 4,9 miliardi di euro l’anno ai cittadini, in termini di minor tempo per recarsi alle strutture e di attesa agli sportelli. I servizi web per la distribuzione dei presidi di assistenza integrativa da parte delle farmacie territoriali permetterebbero, inoltre, di ottenere importanti benefici economici: per i soli prodotti per diabetici, è possibile un risparmio annuo fino a 100 milioni di euro all’anno se il servizio fosse esteso a tutte le Asl sul territorio nazionale.


A livello di ripartizione della spesa tra le diverse componenti del Ssn, 960 milioni di euro è la quota sostenuta dalle strutture sanitarie (+ 20%), 325 milioni di euro sono spesi direttamente dalle Regioni (+10%), 68 milioni di euro dagli oltre 47.000 Medici di Medicina Generale, in media 1.451 euro per medico (+13%), 20 milioni di euro dal Ministero della Salute (+5%).

“Da un lato, questa accelerazione è dovuta alla necessità di aggiornare e mettere in sicurezza sistemi la cui manutenzione era stata trascurata negli ultimi anni – spiega Paolo Locatelli, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità-. Dall’altro, le Direzioni aziendali sono sempre più consapevoli della necessità improcrastinabile dell’innovazione digitale dei sistemi di cura: il 61% ritiene che le tecnologie digitali debbano supportare l’innovazione e il miglioramento dei processi dell’azienda e il 24% che possano abilitare nuovi modelli di cura e assistenza”.

La Cartella Clinica Elettronica rappresenta l’ambito su cui le Aziende sanitarie italiane allocano la quota più rilevante di risorse economiche (58 milioni di euro), seguito dai sistemi di Disaster Recovery e continuità operativa (40 milioni di euro). Su questi stessi ambiti il 40% dei CIO prevede un incremento degli investimenti nel 2015. Anche per i sistemi di gestione documentale e conservazione a norma, secondo il 50% dei CIO, ci sarà un aumento degli investimenti, in parte resi necessari dagli obblighi sulla Fatturazione Elettronica verso la PA.

Per quanto concerne il Fascicolo elettronico, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Sardegna e Provincia Autonoma di Trento, che si erano mosse anzitempo, oggi dispongono già di piattaforme dedicate e accessibili ai cittadini, ma temono che inutili ingerenze centrali possano invalidare le azioni fatte. Altre Regioni - come Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Valle d’Aosta - stanno cercando di sfruttare al meglio le esperienze già presenti per lo sviluppo e rispettare la scadenza di giugno 2015 – che quasi certamente sarà procrastinata a dicembre 2015 - entro cui rendere disponibile il set minimo di servizi ai cittadini, ovvero i referti, i verbali di pronto soccorso, le lettere di dimissione e il profilo sanitario sintetico.

In parallelo, alcune Regioni si stanno muovendo sul tema dell’accessibilità e dell’interoperabilità del loro Fascicolo rispetto ai Medici di Medicina Generale e alle Aziende Sanitarie: la Provincia Autonoma di Trento, accanto a Lombardia ed Emilia Romagna, rappresenta una “best practice”, avendo già realizzato al 100% le componenti per l’accesso al suo FSE. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, inoltre, hanno avviato un progetto sperimentale di interoperabilità a livello sovra-regionale: un progetto pilota che mira alla realizzazione dell’infrastruttura nazionale per l’interoperabilità.

Tuttavia l’83% della popolazione italiana infatti non ha mai sentito parlare di Fascicolo Sanitario Elettronico, l’88% non sa se è attivo nella propria Regione e il 95% non ha mai cercato informazioni a riguardo. E di Fascicolo Sanitario Elettronico si parla poco anche sul web: secondo la rilevazione effettuata da Voices from the Blogs in collaborazione con l’Osservatorio su 400.000 commenti presenti sul web riguardanti l’eHealth solo l’11% riguarda il FSE, mentre in oltre la metà dei commenti si parla di servizi online e in un altro 26% di Telemedicina.

I cittadini utilizzano ancora poco i servizi digitali in ambito sanitario. L'indagine svolta dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità in collaborazione con Doxa rivela che solo il 13% dei cittadini ha utilizzato nell’ultimo anno la prenotazione online delle prestazioni, l’8% ha fatto un accesso ai propri documenti clinici (es. referti) e il 5% ha effettuato un pagamento online. Eppure oltre il 20% della popolazione è interessato a
questo tipo di servizi.

Gli italiani si rivelano comunque sempre più attivi nella ricerca autonoma in rete di informazioni sulla propria salute: il 30% ricerca su internet informazioni su problemi di salute, il 19% su farmaci e terapie. Ma la maggior parte (62%) non si sente sicuro delle informazioni trovate sulla rete e chiede quindi servizi informativi più affidabili. Molto apprezzata la “Farmacie dei servizi” che consente di ridurre i tempi e i costi per accedere ai servizi sanitari: ad oggi il 13% della popolazione ha effettuato la prenotazione di visite ed esami direttamente in farmacia e un altro 5% ha ritirato referti.

Attecchiscono sempre di più le App per la salute e il benessere: l’11% dei cittadini ha utilizzato nell’ultimo anno App per conoscere informazioni nutrizionali sugli alimenti e un ulteriore 11% è interessato a utilizzarle. Meno utilizzate (6%) le App per monitorare i parametri vitali (come pressione, frequenza cardiaca, ecc.), spesso connesse a dispositivi wearable (es. orologio, bracciale, ecc). Sono spesso gli stessi medici curanti (44%) a consigliare App, anche se il passaparola rappresenta il principale canale attraverso cui i cittadini ne vengono conoscenza (47%).

“Dalla ricerca emerge come lo sviluppo di servizi digitali, potenzialmente molto apprezzati dai cittadini, rappresenti una grande opportunità per garantire qualità e sostenibilità al sistema sanitario,– afferma Mariano Corso, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità - Perché i servizi risultino efficaci, tuttavia, lo sviluppo va affiancato a una costante attenzione all’informazione, educazione ed empowerment dei cittadini, senza i quali lo sforzo e le risorse impiegate sono destinate a disperdersi”.
 

12 maggio 2015
© Riproduzione riservata


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