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La crisi greca e l'impatto sulla salute dei suoi cittadini

Di fatto con le ricette della troika fin qui adottate il servizio sanitario greco, secondo le stime sulla qualità dei servizi sanitari che annualmente elabora l’organizzazione Health Consumer (EHCI) tenendo sotto osservazione 38 paesi europei, è passata al 28° posto, in calo rispetto al 25° del 2013 e al 22° nel 2012

13 LUG - In Europa si sta giocando in queste ore una partita che va ben oltre il salvataggio finanziario di un paese, la Grecia, stremato dalla crisi e in grandissime difficoltà. Le scelte che saranno assunte avranno delle ripercussioni sulla stessa idea di Europa e sull’importanza che ancora rivestono i suoi valori costitutivi, in primis il diritto di tutti i cittadini del vecchio continente ad avere un’assistenza sanitaria degna di questo nome. Proprio quello che è stato negato al popolo greco i cui livelli di assistenza sono drammaticamente peggiorati come non si era verificato in nessun altro paese. E a tale scopo è emblematico osservare il grafico sul  finanziamento della sanità della Grecia  nel periodo  2007-2012 allegato alla Relazione della XII Commissione del senato sulla Stato e prospettive del Servizio sanitario nazionale nell’ottica sostenibilità del sistema e della garanzia dei principi di universalità , solidarietà ed equità.
 
A fronte di una riduzione del PIL  dal + 5 del 2007 al -6 del 2012 il finanziamento pubblico per la sanità  è passato dal + 5 al - 12% facendo precipitare il paese in quella situazione drammatica che The Lancet ha illustrato  in un saggio del 2014 di Alexander Kentikelenis, Marina Karanikolos, Aaron Reeves, Martin McKee, David Stuckler dal titolo “Greece’s health crisis: from austerity to denialism”. Di quel lavoro voglio ricordare solo il dato relativo alla salute in età pediatrica.


“Le misure di austerità della Grecia hanno anche riguardato la salute dei bambini, a causa dei ridotti redditi delle famiglie e della disoccupazione dei genitori. La quota dei bambini a rischio di povertà è cresciuta dal 28,2% nel 2007 al 30,4% nel 2011, ed un numero crescente riceve nutrizione inadeguata. ……La caduta nel lungo periodo della mortalità infantile si è invertita, crescendo del 43% tra il 2008 ed il 2010, con incrementi sia nei decessi neonatali che post-neonatali. I decessi neonatali indicano barriere nell’accesso ad una assistenza puntuale ed efficace durante la gravidanza e nei primi momenti di vita, mentre i decessi post-neonatali  indicano un peggioramento delle condizioni socioeconomiche.

Di fatto con le ricette della troika il servizio sanitario Greco, secondo le stime sulla qualità dei servizi sanitari che annualmente elabora l’organizzazione Health Consumer (EHCI) tenendo sotto osservazione 38 paesi europei, è passata al 28° posto, in calo rispetto al 25° del 2013 e al 22° nel 2012. E questo perché la Grecia “ha visto un drastico calo della spesa sanitaria pro-capite pari al -28% tra il 2009 e il 2011. Un caso unico in tutta Europa; ( in quanto) nessuno degli altri  paesi noti per essere stati  colpiti dalla crisi finanziaria, come il Portogallo, l'Irlanda, la Spagna, l'Italia, Estonia, Lettonia, Lituania, ecc, ha  subito una battuta d'arresto della spesa sanitaria maggiore del 10%”.

I paesi ricchi del Nord Europa hanno gioco facile a dire che i Greci pagano il frutto dei loro errori; e questo è difficilmente confutabile. Sappiamo infatti che in Grecia, nonostante il taglio del salario e delle pensioni del 40%, continua ad esistere un non più tollerabile assistenzialismo da parte dello Stato  (pensioni baby, numero eccessivo di dipendenti pubblici) e che corruzione ed evasione fiscale sono straordinariamente simili a quelle presenti nel nostro paese. Problemi per i quali ora Tsipras sta cercando (non senza ritardi) di trovare le soluzioni possibili. Questo tuttavia non solleva le istituzioni europee e il FMI dalle loro responsabilità per avere imposto ricette rivelatesi sbagliate  e i cui esiti, catastrofici, sono ormai a tutti visibili e riconosciuti dallo stesso FMI che,  invece di chiedere ammenda,  pretende ora  la testa di Tsipras. La Grecia  è stata ridotta a un laboratorio in cui al posto delle cavie sono stati utilizzati gli esseri umani,  senza alcuna preoccupazione sulle inevitabili e prevedibili conseguenze che misure fatte di tagli selvaggi avrebbero avuto sui livelli di assistenza sanitaria e oggi si va ancora oltre; ed infatti il tentativo in atto è quello di umiliare il paese, privandolo della sua stessa capacità di  autodeterminazione. Che altro significato ha infatti la pretesa da parte della cancelliera tedesca di subordinare gli aiuti economici a un cambio di governo a lei più gradito? Era forse questa l’idea dei padri costituenti quando col manifesto di Ventotene gettarono le basi per un’Europa che volevano unita,  solidale e pacificata?
 
Di sicuro in queste ore si sta giocando lo stesso futuro dell’Europa e gli attuali governanti  porteranno la responsabilità  di un eventuale  fallimento. La politica deve ritrovare la sua autonomia e rompere quel rapporto di subordinazione che ha finora avuto nei confronti dalle logiche esclusivamente finanziarie. E’ questa la vera sfida per chi crede nell’Europa e per quanti si sono battuti in questi anni per la difesa dei diritti universali dei cittadini. E’ il tempo di fare sentire una voce diversa e chiedere con forza che tra i parametri di valutazione degli stati ci sia non solo il rispetto del rapporto deficit/PIL ma anche quello della garanzia di adeguati livelli di assistenza sanitaria per i propri cittadini. E questo significa pensare a un Europa dei popoli e non delle banche e delle altre istituzioni finanziarie.

Roberto Polillo 

13 luglio 2015
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