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Mazzette e Sanità. La piccola bottega degli orrori fa la bottega sempre più piccola

Studi e analisi ci dicono che nell’ampio canestro del SSN le mele marce stanno diventando sempre di più. Musica per le orecchie di chi ha interesse a ridimensionare la sanità pubblica. Attenzione, quindi, nello sparare sul pur claudicante SSN con l’archibugio a trombone, anche se mossi dalle migliori intenzioni. Per uccidere le cellule malate si rischia di distruggere tutto l’organo.

07 APR - “Sanità terreno scorribanda di delinquenti di ogni risma”, dice Cantone. E pensare che per propria natura non dovrebbe esserci comparto più etico. Qualcuno sostiene che non ci si deve sorprendere, essendo feudo della politica, la stessa che in Parlamento esprime in percentuale il triplo di pregiudicati e processati rispetto alla popolazione e con indagata buona parte dei consiglieri regionali di quasi tutte le regioni, per non parlare di sindaci e assessori. 
 
Del resto la sanità è insieme ai lavori pubblici la più grande area di trasferimento di risorse pubbliche a privati, quindi tra le più a rischio in tal senso.
 
In realtà la dura frase del magistrato anti corruzione è estrapolata da un discorso molto più equilibrato e razionale, in cui pure invita alla cautela sui numeri. La corruzione c’è, anche e soprattutto in sanità. Va combattuta con regole, risorse e strumenti adeguati, forse straordinari. Ma vale anche il proverbiale esempio dell’albero che cadendo fa più rumore dell’intera foresta che cresce, questa la maggioranza degli operatori che cura persone e salva vite nei nostri Ospedali e ASL.

 
Tuttavia studi e analisi ci dicono che nell’ampio canestro del SSN le mele marce stanno diventando sempre di più
, qualcuna di altissimo livello, rischiando d’infettare tutto il cesto. Effetto emulazione e manifesta impunità sono un mix diabolico. Minando la fiducia nel sistema.
 
Musica per le orecchie di chi ha interesse a ridimensionare la sanità pubblica: la piccola bottega degli orrori sanitari fa la bottega sempre più piccola. Attenzione, quindi, nello sparare sul pur claudicante SSN con l’archibugio a trombone, anche se mossi dalle migliori intenzioni. Per uccidere le cellule malate si rischia di distruggere tutto l’organo.
 
Sulle cause di fondo della crescita del fenomeno corruttivo in sanità potremmo disquisire a lungo. Credo stiamo soprattutto pagando il conto a un federalismo insano che ha moltiplicato e amplificato localmente i centri di potere accorciandone le distanze collusive.
Innestatosi su una rovinosa caduta morale della politica stessa postuma alla fine delle grandi ideologie. E come riflesso di una società divenuta sempre più individualista e incolta, quindi civicamente sempre più fragile.
 
L’aneddotica non è statistica ma pesa, eccome
. Comuni ai vari casi l’hybris pari solo all’avidità del potente di turno e il servilismo a gettone dei suoi amministratori da riporto. Talvolta con italica fantasia. Didascalico, almeno a leggere le cronache, il caso di quell’imprenditore barese. Altro che le solite noiose mazzette, pagava delle “squillo” a primari e amministratori (e non solo) per “spingere” le sue protesi.
Del resto, cerchiamo di capirlo, doveva pur competere: l’azienda sua concorrente era dell’assessore alla sanità (poi ovviamente promosso a senatore della Repubblica)… In questa storia le vere prostitute non sono le ragazze.
 
Ma anche tra chi “ruba” va fatta distinzione, se vogliamo capire e migliorare. Ci sono quelli di serie A, al vertice, intascano a tanti zeri, sono seduti al gran banchetto, sono pochi, quasi sempre in auto blu, la presa del potere della sub umanità dei quadri di Hieronymus Bosch.
 
Poi ci sono le serie inferiori, via via giù fino a quelli del tozzo di pane tirato sotto al tavolo, la maggior parte italiani “normali”, non proprio disonesti, ma come la cameriera di Flaiano “incinta ma appena poco poco”. Più che ladri sono eticamente analfabeti e civicamente insipienti. Figure tipiche delle comunità socialmente depotenziate da dominanti preordinate strutture di relazione di appartenenza.
 
Profittano dei cascami residuali dei banchetti di quelli delle serie superiori, le loro minutaglie, piccoli vantaggi e favori, minuscoli privilegi, le briciole sbavate cadute dalla bocca ai veri potenti. Un frullato tra l’”arcitaliano” di Malaparte, il “borghese piccolo piccolo” di Cerami e Monicelli e i “magliari” di Rosi, eterne maschere italiane di sempre, un po’ perbenisti un po’ perbene, piuttosto reazionari, molto paraculi, oggi meno simpatici ma più arroganti.
 
Ma, per numero e sommatoria, sono alla fine formidabili generatori d’inefficienza
. No solo, con la diffusione endemica dei loro molecolari opportunismi di fatto “normalizzano” socialmente certi comportamenti. Sono quelli quando beccati del “e che sarà mai!”, detto, qui il dramma, con reale sincerità. Quelli a cui Gaber direbbe “non ho paura della corruzione in sé, ma della corruzione in te”.
 
Poi vengono quelli che voltano la testa, ignavi li definirebbe Dante. La piccola bottega degli orrori sanitari sta nel loro condominio, c’entrano ogni mattina, ma girano lo sguardo, non si sporcano le mani. Mani pulite inutili se poi le tieni in tasca. A uno spettatore in galleria che lo disturbava, Petrolini urlò: «Non me la prendo con te, ma con chi ti sta vicino e ancora non t’ha buttato di sotto».
Il rimedio? Repressione, prevenzione, ovvio. Ma su tutto la rivoluzione culturale di far capire che rispetto di etica e regole conviene a tutti. I Paesi dove le regole sono trascurate hanno le peggiori economie e qualità del vivere quotidiano. Le città dove si vive peggio sono quelle dove l’illegalità e pervasiva e le furberie diffuse. E noi siamo ormai in coda su tutto (faccio una proposta: mettiamo a scuola l’ora di Danimarca).
 
Perché il rispetto delle regole migliora non solo la vita quotidiana di tutti ma soprattutto il portafoglio. In altri Paesi, quelli ricchi, l’hanno capito da tempo, probabilmente aiutati da Lutero e Weber. A noi, invece, da piccoli la mamma e il parroco insegnano il ruolo salvifico e trascendente del peccato, con quello assolutorio e comodo del pentimento.
 
Invece legalità e correttezza rendono le comunità più ricche, anche di soldi. E ne migliorano la qualità del vivere. Eppure non lo capiamo. Come diceva quel tale, potremmo avere il paradiso e ci affanniamo per conquistare l’inferno. Tremendo non rendersene conto. Se non lo capiamo finiremo a rotoli. Anzi, come quei medici e amministratori baresi di prima. A puttane.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria 


07 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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