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Annegamenti. Il rapporto dell'Iss. Ottava causa di morte per gli under 20. In forte crescita tra gli stranieri. Obiettivo: dimezzare i decessi nel triennio 2016-18

Per i bambini il problema è legato alla mancata sorveglianza da parte degli adulti e di barriere fisiche, che non permettano l’ingresso non controllato in questi ambienti. Negli ultimi anni in media sono deceduti 315 maschi rispetto a 70 femmine. Comportamenti più inclini al rischio, tendenza alla sopravvalutazione delle proprie capacità e maggior propensione al consumo di alcol contribuiscono almeno in parte a spiegare l’esistenza di questo marcato dislivello. IL RAPPORTO

08 LUG - Diminuire la mortalità per annegamento in Italia del 50% e azzerare quella dei bambini nel triennio 2016-2018. Sono gli obiettivi fissati dall’Istituto Superiore di Sanità per costruire una cultura della sicurezza in acqua. La strategia di prevenzione è stata illustrata dagli esperti dell’ISS nel rapporto Istisan ‘Incidenti in acque di balneazione: verso una strategia integrata di prevenzione degli annegamenti’ e ha lo scopo di fornire un contributo nella direzione raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Migliorare le capacità di nuoto dei bambini e dei ragazzi, garantire la sicurezza delle spiagge libere con sistemi di sorveglianza idonei, elaborare un adeguato sistema d’informazione al pubblico e un’adeguata cartellonistica per la spiaggia che richiami il dovere della sorveglianza da parte degli adulti, sono soltanto alcuni degli obiettivi contenuti nel piano di prevenzione.

Nei 53 Paesi della Regione Europea, gli annegamenti rappresentano una delle cause principali della morte prematura di 27.000 persone. I tassi di annegamento sono 5 volte più alti nei Paesi a basso e medio reddito rispetto ai Paesi ad alto reddito e in Lituania, Lettonia e Bielorussia sono 23 volte superiori a quelli di Germania, Olanda e Regno Unito. All’interno dei Paesi, 4 su 5 annegamenti riguardano le persone in condizioni meno agiate. Secondo i dati Istat, agli inizi degli anni ’70 in Italia si verificavano 1200-1300 annegamenti/anno, scesi a circa 400 nel 1995, con una riduzione dunque del 70%. Questo dimostra che almeno in alcune aree del territorio nazionale una serie di misure preventive ha agito in modo efficace (maggiore consapevolezza dei rischi, capacità di nuotare, cambiamenti di abitudini, educazione nelle scuole, ruolo degli organi di stampa, sorveglianza nelle spiagge.). Tuttavia, dal 1995 al 2012 (ultimo anno di cui si dispone di dati Istat), è rimasto costante il numero di circa 400 annegamenti per anno, in media attorno ai 6-7 morti per milione di abitanti/anno.


“Nella consapevolezza che in gran parte queste morti possono essere evitate – sottolinea l’Iss - è dunque necessario rafforzare le misure in atto, per esempio estendendo la sorveglianza anche alle spiagge libere e più in generale l’organizzazione territoriale del soccorso e promuoverne alcune non ancora, o soltanto molto limitatamente, realizzate. Per i bambini dovrebbe essere avviata una campagna a livello nazionale per una loro maggiore sorveglianza da parte dei genitori o dei tutori e per dotare le piscine private di dispositivi che impediscano il loro accesso senza il controllo degli adulti. Per il pubblico in generale, è necessario che nei punti di accesso alle spiagge vengano fornite informazioni esaurienti con un’apposita cartellonistica circa la presenza della sorveglianza e di un’organizzazione territoriale del soccorso e sugli eventuali pericoli intrinseci delle spiagge (correnti di ritorno, formazione di buche)”.

L’annegamento è l’ottava causa di morte in bambini e adolescenti sotto i 20 anni. La mancanza di barriere nelle piscine e una sorveglianza non adeguata da parte di genitori e adulti rappresentano le principali cause degli annegamenti dei bambini. Altri fattori di rischio sono dovuti a scarsa abilità al nuoto e consapevolezza dei pericoli che possono essere associati all’acqua (comportamenti spavaldi soprattutto da parte di giovani maschi). Un aggiuntivo comportamento ad alto rischio riguarda il consumo di alcol prima o durante le attività di balneazione. Gli annegamenti sono causati anche da cadute da imbarcazioni, mancato uso dei dispositivi di sicurezza, cadute per scivolamenti da riva, inondazioni. Sono a rischio le spiagge con determinate pendenza dei fondali dove in condizioni di mare agitato si possono formare pericolose correnti di ritorno e successivamente buche. Sono a rischio le spiagge senza sorveglianza, come spesso accade per quelle "libere", in genere prive anche di segnaletica circa i pericoli intrinseci.

Nel triennio considerato, si sono verificati 27 casi mortali tra i bambini di età compresa tra 0 e 4 anni (in media 9 casi/anno). In particolare per i bambini così piccoli il problema è legato alla mancata sorveglianza da parte degli adulti e di barriere fisiche, che non permettano l’ingresso non controllato in questi ambienti. Sono quasi 300 i giovani annegati (circa 100/anno), per lo più maschi, circa il 25% degli annegamenti totali. I maschi risultano a più elevato rischio annegamento. In tutte le classi di età i tassi di mortalità per annegamento nei maschi sono più elevati rispetto a quelli delle femmine, con un rapporto che va da 3:1 nei bambini tra 5-14 anni, a 8:1 nei giovani (15-34 anni). In termini assoluti negli ultimi anni in media sono deceduti 315 maschi rispetto a 70 femmine. Comportamenti più inclini al rischio, tendenza alla sopravvalutazione delle proprie capacità e maggior propensione al consumo di alcol contribuiscono almeno in parte a spiegare l’esistenza di questo marcato dislivello.

Sulla base dei dati ISTAT, in linea generale il numero di stranieri deceduti in seguito ad annegamento risulta in aumento, sia in termini assoluti, sia in termini relativi. Negli anni ‘70 i cittadini stranieri rappresentavano meno del 5% della mortalità per annegamento, ma a partire dagli anni 2000 questa percentuale è salita fino a circa il 20%. Dalle informazioni riportate negli organi di stampa, nel 2014 gli stranieri deceduti per annegamento ammontavano a 69 (su 278 complessivi), dei quali 23 turisti mentre il resto è da attribuire forse completamente agli immigrati (nel 2013 risultavano deceduti per annegamento 64 stranieri, su un totale di 211 persone). Esaminando i dati ISTAT dal 2003 al 2012, risulta che sono morte per annegamento complessivamente 2.530 persone, delle quali 432 in Lombardia, 344 in Veneto, 201 in Emilia Romagna, 196 in Piemonte, 189 in Sicilia, 157 nel Lazio, 145 in Puglia, 141 in Sardegna, 134 in Toscana, 109 in Campania, 94 nelle Marche, 86 in Friuli-Venezia Giulia, 70 in Trentino-Alto Adige, 64 in Calabria, 55 in Abruzzo e in Liguria, 34 in Umbria, 10 in Basilicata, 7 in Molise e in Valle d’Aosta. Nel 2014 gli organi di stampa hanno riportato complessivamente 278 casi di annegamento.
 

08 luglio 2016
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