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Corte dei Conti. Un anno "incoraggiante per il Ssn": nel 2010 calano spesa e disavanzi 


Va bene la spesa sanitaria del Ssn che, nel 2010, è stata addirittura inferiore alle previsioni del Governo: 113,5 mld anziché 114,9. Cala anche il deficit che passa dai 3,2 miliardi del 2009 ai 2,3 del 2010. È quanto emerge dal Rapporto 2011  sulla finanza pubblica presentata oggi dalla Corte dei Conti, che definisce quelli della sanità “segnali incoraggianti”.

24 MAG - È positivo il giudizio dei giudici contabili sull’andamento della finanza pubblica italiana. Nel 2010, infatti, il Pil è cresciuto, “sia pure nella misura modesta dell’1,3%”, mentre “sono nettamente migliorati i saldi di finanza pubblica, con l’indebitamento sceso dal 5,4 al 4,6% del Pil, facendo registrare un risultato persino migliore dell’obiettivo programmato del 5%”. E anche nel confronto europeo, la correzione del disavanzo “è stata più rapida”.
È quanto si legge nel Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica presentato oggi al Senato dalla Corte dei Conti.
Secondo i giudici contabili, sono principalmente le misure del dl 112/2008 ("Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria") ad aver consentito di raggiungere questi risultati. “Essendo venute meno le esigenze di sostegno straordinario dell’economia – rileva infatti la Corte -, le misure di correzione del Dl 112/2008 sono tornate ad incidere sulla dinamica della spesa, consentendo di ottenere risultati di particolare rilievo nel controllo della finanza pubblica”.

Le entrate, pur rimanendo al di sotto dei valori programmatici, sono aumentate rispetto al 2009. “Soprattutto – afferma la Corte dei Conti -, va rimarcato che, per la prima volta, le spese si sono ridotte, non solo in quota di Pil, ma in valore assoluto, segnando una flessione superiore di oltre 14 miliardi rispetto a quanto previsto dal Governo”. Nel dettaglio, tra il 2000 e il 2009 la spesa pubblica primaria era aumentata del 5% in media all’anno, accrescendo l’incidenza sul prodotto di quasi otto punti. Nel 2010 si riduce sia la spesa primaria che quella totale. “La contrazione, per la prima volta da molti decenni, riguarda tanto la spesa statale quanto quella delle amministrazioni locali”. Si riducono anche le spese per il personale pubblico e si ridimensiona drasticamente la crescita inerziale della spesa per redditi e anche se i trasferimenti agli enti di previdenza aumentano un po’ più del previsto (del 18, in luogo del 16,5%), la crescita della spesa per pensioni ed altre prestazioni scende dal 5,2 al 2,3% e le spese degli enti di previdenza e assistenza variano in linea con le previsioni (+2,2, +2,3%).
Tuttavia, sottolinea la Corte dei Conti, “la fine della recessione economica non comporta, il ritorno ad una gestione ordinaria del bilancio pubblico, richiedendosi piuttosto sforzi anche maggiori di quelli finora accettati. Tanto più che va tenuto conto delle implicazioni dell’inasprimento dei vincoli europei”.

Di seguito la sintesi dei dati di spesa della Sanità contenuti nel Rapporto 2011 della Corte dei Conti.


IL CONTO CONSOLIDATO DELLA SANITÀ
Buone notizie per la sanità. I risultati del conto consolidato del 2010 indicano un consuntivo in valore assoluto migliore delle attese. Le uscite complessive sono state pari ai 113,5 miliardi (110,4 e 108,5 miliardi, rispettivamente, nel 2009 e nel 2008), inferiori di oltre 1.500 milioni ai 114,9 miliardi previsti con la Decisione di finanza pubblica del settembre scorso.
Il peso della spesa sanitaria in termini di Pil si conferma sui livelli del 2009, cioè al 7,3% (era al 6,9% nel 2008), mentre cresce la sua incidenza sul complesso della spesa primaria, passata dal 15,2% del 2009 al 15,7% del 2010.
In termini percentuali, la spesa sanitaria complessiva è cresciuta del 2,7% rispetto al 2009, con una lieve accelerazione rispetto al 2009, quando la spesa era aumentata dell’1,8% rispetto al 2008, ma ben al di sotto della crescita del 6,6% segnata tra il 2007 e il 2008).
Più consistente la crescita, nel 2010, per prestazioni relative a produttori non market (assistenza ospedaliera e altri servizi sanitari offerti direttamente dagli operatori pubblici e non destinabili alla vendita), che nel 2010 ha segnato il +3,8% nel 2010 contro lo 0,8 del 2009. “Ma sul risultato - sottolinea la Corte dei Conti - ha pesato l’incidenza sull’esercizio degli oneri per i rinnovi contrattuali relativi al biennio 2008-2009 (comprensivi degli arretrati per 500 milioni) e l’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale per il 2010, che hanno portato ad un aumento del 4% dei redditi per lavoro dipendente. Considerando che sul 2009 aveva pesato il rinnovo contrattuale del personale non dirigente relativo al biennio 2008-2009 (comprensivo di arretrati per 115 milioni), al netto degli arretrati in entrambi gli anni, nel 2010 i redditi di lavoro dipendente sono cresciuti del 2,9%”.
Sono aumentati del 3,7% anche i consumi intermedi, soprattutto, secondo i giudici contabili, per la scelta di molte Regioni di ricorrere alla distribuzione diretta dei farmaci, la cui voce di spesa continua a discostarsi dai limiti posti con il tetto del 2,4% (del finanziamento complessivo).
Si ferma invece al +1,1% la spesa dei produttori market (cioè destinati vendita), anche in virtù della riduzione della spesa farmaceutica (-0,6 per cento) e della dinamica contenuta dell’assistenza medico-generica (+1,7 per cento). Anche tale andamento, specifica la Corte dei Conti, deve tuttavia essere letto considerando l’incidenza dei rinnovi contrattuali: sul risultato incide infatti la contabilizzazione nel 2010 degli oneri per arretrati (400 milioni) per il rinnovo delle convenzioni con i medici di base relative al biennio 2008-2009 e nel 2009 degli arretrati relativi agli anni 2006, 2007 e 2008.
Al netto di tale componente di spesa in entrambi gli anni, la crescita risulta nel 2010 del 4,9 per cento.
Infine, crescono dell’1,7% le altre prestazioni (che comprendono la specialistica, l’ospedaliera convenzionata, la riabilitativa ed altra assistenza), ma come risultato di andamenti molto diversi tra le componenti. Alla forte crescita della specialistica (+6,3%) si contrappone il calo della ospedaliera (-1,4%) e il lieve aumento della riabilitativa (+1%) e della integrativa (+0,5%).


I RISULTATI REGIONALI
Soddisfazione per l’andamento delle Regioni, soprattutto quelle con i piani di rientro. Nel complesso, infatti, i costi di produzione nel 2010 sono stati pari a 112,3 miliardi a fronte di ricavi per circa 110 miliardi, con una consistente riduzione del disavanzo, che passa dai 3.252 milioni del 2009 ai 2.326 milioni del 2010.
“I disavanzi sanitari – rileva la Corte - continuano a rappresentare un fenomeno prevalentemente localizzato nelle regioni del sud del Paese (è da riferire ad esse il 50% delle perdite, il 54% nel 2009), ma nel complesso i loro risultati conoscono nell’anno un significativo miglioramento. In valore assoluto, le perdite scendono da 1.819 milioni del 2009 (nel 2008 erano pari a 1.854 milioni) a 1.230 milioni nel 2010”.
Come accennato, infatti, sono proprio le Regioni in piano di rientro (e tra loro molte del Sud) a migliorare il proprio risultato, passando da un disavanzo di poco meno di 3 miliardi nel 2009 (3,2 nel 2008) ad uno di 2 miliardi. “Almeno da questo angolo visuale – osservano i giudici contabili - l’operare del sistema di responsabilizzazione, anche basato sul sistema sanzionatorio, sembra aver contribuito a rallentare la dinamica dei costi sanitari riducendo il formarsi di disavanzi”.
Si tratta, tuttavia di un risultato non generalizzato: Molise e Sardegna segnalano solo marginali miglioramenti; in contro tendenza l’andamento della regione Puglia, registra una perdita di 335 milioni (302 nel 2009) e ha sottoscritto a fine anno un piano di rientro.
Inoltre, seppur ancora su livelli contenuti, va segnalata la crescita delle perdite in alcune Regioni del Nord, che passano dai 146 milioni del 2009 (di cui 106 riferibili alla Liguria) ai circa 180 milioni del 2010 (di cui 89 della Regione Liguria).
Nel dettaglio, i risultati dei conti economici delle Aziende sanitarie mostrano una crescita dei costi molto contenuta (+0,5%) a cui ha corrisposto una crescita dei ricavi dell’1,4%. Tuttavia con molte variazioni regionali. È il Lazio che, pur confermandosi la regione che registra il risultato peggiore (-1.044 milioni) conosce miglioramenti superiori alla media, sia dal lato dei costi che dei ricavi. Mentre in Molise a flessione di oltre il 2% dei costi complessivi accompagna una riduzione dei ricavi dello 0,7%. Piemonte e Puglia registrano variazioni dei costi superiori ai ricavi peggiorando il loro risultato complessivo che, nel caso del Piemonte, rimane tuttavia sempre positivo. Tra le altre Regioni, solo Umbria e Toscana presentano una flessione dei costi, rispettivamente pari allo 0,6% e al 2,2%. In entrambi i casi, tuttavia, ad essa coincide nell’esercizio un quasi equivalente riduzione dei ricavi.


LA SPESA FARMACEUTICA
Nel 2010 la spesa farmaceutica territoriale risulta nel complesso contenuta nei livelli previsti, pari al 13,3% del finanziamento. Superano anche quest’anno il limite le sole regioni con piani di rientro (compresa la Puglia) ma, osserva la Corte dei Conti, “per valori relativamente contenuti (739 milioni)”. Se poi si considerando gli importi al netto del ticket, solo Liguria, Lazio, Sicilia e Sardegna non raggiungono l’obiettivo.
È la farmaceutica ospedaliera a preoccupare di più. “Gli andamenti continuano a travalicare in tutte le regioni gli obiettivi attribuiti” così che, rispetto al valore obiettivo di 2,5 miliardi, la spesa ha raggiunto nel 2010 i 5,4 miliardi (al netto del pay-back), pari al 5,1% del Fsn contro il tetto previsto del 2,%. Valori superiori al 6% si sono registrati in Piemonte, Friuli, Toscana e Sardegna.
La spesa per farmaceutica convenzionata lorda si è invece mantenuta su livelli di crescita molto contenuti (+0,5 per cento), ma con grande variabilità tra le Regioni: si va dal +3,1% della P.A di Bolzano, al 5% del Friuli Venezia Giulia, al 3,3% dell’Abruzzo e 3,2% della Sardegna.
La compartecipazione alla spesa è continuata a crescere (+ 15,8%, contro il 30% del 2009 e il 20% nel 2008), ma con punte particolarmente rilevanti in Campania (+43,7%), in Friuli (+30,8%), in Calabria (+29,8%) e in Sardegna (+26,3%).
La quota di spesa coperta da compartecipazioni cresce dal 6,7% al 7,7%. Valori significativamente superiori alla media in Sicilia (11,4%), in Lombardia (10,2%), Veneto (10,5%), PA Bolzano (9,5%), Molise (8,8%) e Calabria (8,5%). In queste Regioni l’importo pro-capite supera i 20 euro.
La spesa netta per farmaceutica convenzionata flette in media dell’1,5%. Solo in quattro regioni (Valle d’Aosta, Provincia di Bolzano, Friuli e Abruzzo) si registra un aumento, in generale limitato se si esclude quello del Friuli (+3,5%); superiori al 5% le riduzioni di spesa in Piemonte, Molise, Basilicata e Calabria.
Permangono forti differenze nella quota di spesa territoriale coperta dalla distribuzione diretta dei farmaci. In media tale forma di assistenza riguarda circa il 14% della spesa territoriale. Ma in Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche e P.A. di Bolzano la quota sale ad oltre il 18%. Particolarmente ridotto il ricorso alla distribuzione diretta in Calabria e in Abruzzo.
 

24 maggio 2011
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