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Nuovi Lea. L’affondo della Cgil: “Non c’è copertura finanziaria effettiva. Si rischia di approvare un documento velleitario”

Così in un dettagliato documento la Cgil commenta nel dettaglio l'aggiornamento dei nuovi Livelli essenziali di assistenza. "Se non si mette in sicurezza il finanziamento del Ssn, l’aggiornamento dei Lea proposto rischia di essere un provvedimento velleitario", e, in ogni caso, " l’aggiornamento non basta, dovrà essere completato con gli strumenti adeguati a favorire l’uniformità nella diffusione dei Lea in tutto il Paese e la loro reale esigibilità". LO STUDIO

21 SET - "i Costi dei Lea risultano dalla differenza tra maggiori costi e risparmi attesi. Aumentano così le prestazioni da garantire ai cittadini ma a parità di finanziamento complessivo. Si rischia di creare una inaccettabile 'selezione' delle prestazioni: ad esempio dovendo garantire i nuovi vaccini (nuova prestazione Lea: valore stimato 220 milioni anno) si dovrà tagliare altrove. E in ogni caso non è detto che i risparmi attesi si realizzino. Insomma ancora oggi manca la copertura finanziaria". Così in un dettagliato documento la Cgil commenta nel dettaglio l'aggiornamento dei nuovi Livelli essenziali di assistenza.
 
Il rischio di approvare un provvedimento velleitario.  "La lunga crisi economica e sociale, aggravata da insensate politiche di austerity che hanno tagliato il finanziamento alla Sanità e ai servizi del welfare socio assistenziale, ha messo in discussione la garanzia dei Lea, soprattutto in alcune regioni. I monitoraggi sulla garanzia dei Lea sono preoccupanti e descrivono una drammatica frammentazione del Ssn. Se non si mette in sicurezza il finanziamento del Ssn, l’aggiornamento dei Lea proposto rischia di essere un provvedimento velleitario", sottolinea la Cgil nel documento.

 
Il Decreto da solo non basta per garantire uniformità ed esigibilità dei Lea. "In ogni caso l’aggiornamento non basta, dovrà essere completato con gli strumenti adeguati a favorire l’uniformità nella diffusione dei Lea in tutto il Paese e la loro reale esigibilità. Si tratta in primo luogo di adottare i provvedimenti già previsti nel Patto per la Salute 2014/2016 sul monitoraggio del Lea (articoli 10 e 11). In primo luogo occorre applicare le disposizioni sulle liste di attesa: l’effettiva garanzia dei Lea è strettamente legata ai tempi di accesso alle prestazioni - si spiega nel documento -. Per applicare e rendere esigibili i Lea servono, con le dovute flessibilità per adattarli ai diversi contesti locali: indicatori di risultato, di offerta e standard organizzativi di riferimento (dei servizi, del personale, target di utenza % su popolazione, ecc.). In particolare il fabbisogno del personale adeguato. Gli indicatori e gi standard esistenti sono del tutto parziali (e ancora concentrati sull’Ospedale), pur con i miglioramenti introdotti dalla cosiddetta “griglia Lea”. Inoltre, il provvedimento sui Lea ancora una volta elenca prestazioni e servizi, senza trattare in modo adeguato i percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali".
 
"E ancora, senza la definizione dei corrispondenti Lea per l’Assistenza Sociale l’esigibilità e l’uniformità del diritto all’assistenza sociosanitaria resta impossibile. Occorre definire una relazione chiara tra prestazioni e diritti, come prevede la Costituzione, compreso l’esercizio dei poteri dello Stato, anche sostitutivi, per rimediare quella frantumazione del Ssn che ha prodotto venti differenti sistemi regionali. Per questo l’attuale revisione dei Lea va considerata una tappa del percorso per garantire l’esigibilità e l’uniformità del diritto alla Salute e alla protezione sociale. Infine - conclude la Cgil - questa volta, purtroppo, il provvedimento sui nuovi Lea è stato è stata costruito 'quasi fosse un segreto', senza quel confronto anche con le forze sociali (sindacato confederale e associazioni dei cittadini utenti) che aveva caratterizzato positivamente il percorso del 2008. E’ evidente che bisogna cambiare metodo, se si vogliono rendere effettivi ed esigibili i Lea ai cittadini. Governo e Regioni devono aprirsi al confronto e alla partecipazione democratica".
 
La questione dei ticket. E poi c'è il problema di quei 60 milioni stimati come entrate derivanti dai ticket e derivanti a loro volta dal maggior numero di prestazioni specialistiche che dovrebbero essere erogate (per un totale di circa 42 milioni conseguenti all'ampliamento della specialistica e altri 18 per il trasferimento in ambulatorio di prestazione precedentemente erogate in regime di Day Hospital, vedi dettaglio nel nostro articolo dello scorso 8 luglio).
Per la Cgil: "E’ condivisibile che siano svolte nella sede più appropriata, qual è l’ambulatorio anziché l’ospedale. Ma non è accettabile un’ulteriore aumento del numero di prestazioni su cui grava il ticket, tanto più che si tratta di prestazioni di tipo chirurgico. Si dovrà trovare quindi una soluzione che, nel rispetto del principio di appropriatezza, eviti di estendere a queste particolari prestazioni la compartecipazione".

21 settembre 2016
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