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La sanità e i rapporti tra Stato e Regioni. Col sì o con il no al referedum dovranno in ogni caso continuare a collaborare. Il confronto al Forum di Firenze


Al Forum Risk management tavola rotonda in cui costituzionalisti, economisti, assessori alla sanità e direttori generali si sono confrontati, (sullo sfondo della riforma costituzionale), sul non sempre agevole rapporto tra queste le due istituzioni nel gestione della sanità soprattutto nell’annoso problema irrisolto delle differenze Nord-Sud che avvolge il Paese fin dalla sua nascita.

30 NOV - Il sistema sanitario nazionale e i rapporti tra Stato e Regioni. Questo il titolo di una sessione del Forum Risk Management in corso a Firenze in cui esperti e addetti ai lavori si sono confrontati alla ricerca di problemi e soluzioni anche alla luce del prossimo appuntamento referendario.

Ad aprire il dibattito il costituzionalista ed ex ministro della Salute, Renato Balduzzi che ha subito lasciato di stucco la platea. “Sgomberiamo il campo dai luoghi comuni: il titolo V in sanità non ha cambiato nulla. Certo, se uno guarda dal di fuori e senza conoscere lo sviluppo del sistema, con riforma 2001 potrebbe pensarla che si sono acuite le differenze e siano nati i 21 sistemi sanitari diversi. Ma non è così nella legislazione costituzionale, nazionale e regionale la materia sanitaria è sempre stata concorrente. E non può che essere così a prescindere dal modello”.

Analisi invece economica del federalismo sanitario l’ha fatta Federico Spandonaro (Crea Sanità). ”Secondo me non cambia nulla anche con la nuova riforma della costituzione.  Ho capito che fondamentalmente si dice che bisogna accentrare alcune competenze e delimitare poteri regioni. Ma serve tutto ciò?”. Spandonaro ha questo punto ha messo in risalto come “prima del regionalismo c’era buco di 10 mld oggi di 1 mld, il tutto con risorse sempre più limitate rispetto agli altri Paesi. Il problema è l’equità tra le Regioni che il federalismo sanitario non è riuscito a risolvere. Nei rapporto Stato Regioni i problemi sono altri: standard e soprattutto capacità di farli rispettare. I sistemi professionali complessi si governano con gli incentivi. La centralizzazione per esempio andrebbe fatta sulle società scientifiche”.
 
Per Francesco Taroni dell’Università di Bologna “la tutela della salute deborda in ambiti che non sono delimitabili, penso alla sicurezza alimentare e la tutela delle condizioni di lavoro e deborda addirittura sulla concorrenza se guardiamo ai recenti rilievi dell’Antritrust. Quando si ha a che fare con queste materie i confini sono difficili da delimitare o perlomeno molto intrecciati. Dispiace che non ci sia niente nella riforma sulla promozione della cooperazione”. E ha fatto in questo senso un esempio: “Guardiamo al recente incidente della Legge Madia in cui la Consulta ha fatto appello al principio di leale collaborazione tra Istituzioni. In linea generale affidare allo stato centrale compiti che garantiscano processi uniformi senza far leva sui territori è un evento che potremo dire audace. E forse è lecito avere preoccupazione sul sovraccarico delle competenze che si stanno attribuendo allo Stato”.
 
“Questo è un momento delicato – ha detto l’assessore alla Sanità della Toscana Stefania Saccardi - ma abbiamo l’occasione per fare un passo in avanti sulla definizione competenze. I 21 sistemi non possono andare bene, per questo lo Stato dovrebbe avere la possibilità di riappropriarsi di una responsabilità su certi temi, come quelli sanitari, che riguardano tutte le persone, indipendentemente dalla regione in cui vivono”.
 
“A mio avviso – ha detto Enrico Coscioni (Regione Campania) - è inutile una iper legislazione regionale. Se ci sono dei dati di qualità è giusto che lo Stato dia linee guida uniche e anche riforma costituzionale va in questa giusta direzione. La clausola di supremazia potrebbe per esempio evitare di fare 21 sistemi vaccinali diversi”.

“Come regione a statuto speciali salvi da piani di rientro ma mi pongo il problema se il diritto alla salute è effettivamente esigibile in Sardegna”, ha detto provocatoriamente Luigi Arru, assessore salute della Regione Sardegna. “Esco fuori dal sì o no, ma la clausola di supremazia in alcuni casi potrebbe essere importante per la garanzia del diritto alla salute. Oggi non ci sono standard misurabili e mi chiedo quali sono gli strumenti multilivello, al di là del centralismo. Non è che i sardi e napoletani sono incapaci. Noi abbiamo un ritardo e serve un bilanciamento dei poteri. E in questo senso manca un organo di garanzia e questo a prescindere dalla riforma”.
 
“Ritengo – ha affermato Giovanni Bissoni (sub commissario della Regione Lazio) -  che anche in questa discussione alla vigilia del referendum si tenda a sottovalutare cosa è successo in questi anni. Penso che il 5 dicembre che vinca il sì o il no il tema della sanità come materia di collaborazione tra Stato e Regioni non possa venire meno. Rimarrà sul tappeto perché alle Regioni rimarrà in ogni caso la competenza su programmazione e organizzazione”.
“C’è un problema enorme – ha precisato - non tanto sui 21 sistemi sanitari. Il vero problema è differenza Nord-Sud. Abbiamo risolto i problemi economici finanziari ma non dei servizi”. Per Bissoni quindi “serve una grande azione di sostegno e di aiuto per promuovere l’innovazione nelle regioni del Sud Italia. Questo è il tema che si dovrà affrontare dopo il referendum”.
 
A chiudere la sessione Fulvio Moirano, Dg dell’Asl 1 di Sassari. “I rapporti tra Stato e Regioni – ha affermato - sono di collaborazione e cooperazione, anche se in qualche caso le posizioni non sono identiche e si esprimono divergenze. Penso ad esempio ai fondi da stanziare sulla sanità, all’approvazione dei nuovi Lea o quando si discute di governance, per esempio dell’Agenzia del Farmaco”. “ Tuttavia - continua Moirano - nell’ultimo periodo anche come coordinatore tecnico regioni abbiamo cercato sempre di trovare punti di convergenza: sono stati approvati provvedimenti importanti, come il DM 70, nuovi Lea in dirittura d’arrivo e modalità di riparto del fondo sanitario”.

30 novembre 2016
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