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“Tra liste di attesa fino a due anni e tasse in ogni dove il Servizio pubblico è ormai una seconda scelta”. Appello Cittadinanzattiva: ”Via ticket e stretta su intramoenia”. Il 19° Rapporto Pit

di Isabella Faggiano

Il Servizio Sanitario Pubblico, in Italia, non è più la prima opzione. Non può esserlo perché i tempi di attesa sono lunghissimi, i farmaci sono troppo costosi, il prezzo del ticket continua ad aumentare, mentre il numero delle persone che hanno diritto ad esenzione diminuisce. Questi sono solo alcuni dei dati più preoccupanti emersi dalla 19° edizione del Rapporto Pit Salute, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento tutto il 2015. VIDEO

15 DIC - Carlo va dalla Puglia alla Lombardia per una terapia oncologica, senza ricevere alcun rimborso spese per il viaggio. La mamma di Chiara, ogni tre settimana, spende 45 euro per un farmaco salvavita che la piccola dovrà prendere per sempre, ma non sa fin quando avrà denaro a sufficienza per comprarlo. Francesca ha prenotato una visita e dopo tre mesi di attesa le hanno comunicato che non si farà per mancanza di personale.
 
I nomi sono di fantasia, ma le storie rappresentano  quella parte di quotidianità, la più dura, con cui devono fare i conti molti italiani. Di racconti così al Tribunale per i diritti del malato ne hanno ascoltati più di 21 mila, in un solo anno. Eppure non tutti hanno il coraggio o la voglia di denunciare. Queste segnalazioni hanno permesso di stilare un documento di 150 pagine, un piccolo volume che raccoglie la 19° edizione del Rapporto Pit Salute, presentato oggi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato di cittadinanzattiva.

“Se lo scorso anno abbiamo denunciato che si stavano abituando i cittadini a considerare il privato e l’intramoenia come prima scelta – ha commentato Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva - ora ne abbiamo la prova: le persone sono state abituate a farlo per le prestazioni a più basso costo (ecografie, esami del sangue, etc.). Non perché non vogliano usufruire del SSN, ma perché vivono ogni giorno un assurdo: per tempi e peso dei ticket, a conti fatti, si fa prima ad andare in intramoenia o nel privato. E il SSN, in particolare sulle prestazioni meno complesse, e forse anche più “redditizie”, ha di fatto scelto di non essere la prima scelta per i cittadini. Secondo assurdo: si tratta di prestazioni previste nei Livelli Essenziali di Assistenza, quindi un diritto”. Ed ecco per questo che l'associazione chiede a gran voce "l'abolizione dei ticket e una stretta sull'intramoenia".
 
Ma il problema non sta soltanto nella scelta del privato rispetto al pubblico. Lo studio solleva molte altre criticità di un Sistema che non funziona. Ecco i dettagli.

I costi a carico dei cittadini
Una persona su 10 non è affatto contenta delle spese da sostenere  per accedere ad alcune prestazioni sanitarie. Tra queste, il 30% si lamenta del costo di ticket per esami diagnostici e visite specialistiche. In soli 12 mesi, dal 2014 al 2015, la percentuale di coloro che non riesce più a sostenere questi costi è aumentata di 10 punti.
Resta stabile, invece,  il numero di chi ricorre alle prestazioni intramoenia: il 18% dice di essere costretto a scegliere la sanità privata per non attendere i tempi biblici di quella pubblica. Per non parlare di quegli anziani che hanno bisogno di essere accuditi 24 ore su 24 e devono rivolgersi a strutture residenziali, i cui costi, nel migliore dei casi, sono sovvenzionati al 50%.
 

 
Accesso alle prestazioni
Riuscire ad accedere alle prestazioni è uno dei maggiori problemi del Sistema Sanitario nazionale. Le liste di attesa sono troppo lunghe in quasi tutti i settori. In particolare le segnalazioni dei cittadini, per tempi di attesa eccessivi, sono aumentate, in un anno, per gli interventi chirurgici, per le visite specialistiche e per gli esami diagnostici, rispettivamente del 6, 10 e 11,2 per cento.
Guardando nel dettaglio la situazione degli interventi chirurgici si nota che gli elenchi più temuti sono quelli di ortopedia, seguiti dall'oncologia. La rimozione di protesi è prima in classifica per tempo di attesa: circa due anni. Sei mesi in meno di pazienza sono richiesti a chi ha bisogno di un intervento all’alluce valgo o di una ricostruzione della mammella. 
Va meglio per le ecografie: qui i tempi di attesa sono leggermente diminuiti passando dal 24,1% del 2014 al 18,8%  nel 2015. Per una gastroscopia i tempi, invece, si sono quadruplicati. Resta invariata, rispetto all’anno precedente,  la situazione per tac e risonanze magnetiche. Traducendo queste percentuali in giorni reali di attesa si scopre che bisogna aspettare 15 mesi per fare una mammografia, un anno per una risonanza magnetica, 11 mesi per un ecodoppler,10 mesi per una tac.
 
Tempi massimi di attesa
rimozione protesi: 24 mesi
alluce valgo:  24 mesi
intervento maxillo facciale: 20 mesi
ricostruzione mammaria: 18 mesi
mammografia: 15 mesi
Risonanza magnetica: 12 mesi
Ecodoppler: 11 mesi
TAC: 10 mesi
visita neurologica: 12 mesi
visita oculistica: 9 mesi
visita odontoiatrica: 9 mesi
visita oncologica: 9 mesi
visita cardiologica:  8 mesi
 
Presunta malpractice e sicurezza delle strutture
Il tema della presunta malpractice rappresenta un argomento centrale per l’intero Servizio Sanitario Nazionale, una realtà di grande attualità, soprattutto alla luce del dibattito che di recente si è acceso intorno al tema, dopo le proposte del Ministero  della Salute relative alle modifiche della normativa sulla responsabilità professionale. Non sono poche le persone che si rivolgono al Pit perché temono di essere stati vittima di presunti errori terapeutici e diagnostici. Si tratta del 53,8% del totale delle segnalazioni ricevute per l’area“presunta malpractice e sicurezza delle strutture”. Qui, 25 persone su 100 si lamentano pure delle condizioni in cui versano le strutture sanitarie sia per macchinari obsoleti, che per condizioni igienico-sanitarie precarie.
 
Assistenza territoriale
Esistono medici di base e pediatri che si rifiutano di prescrivere delle prestazioni: si è passati dal 24,5 del 2014 al 28,4 del 2015.  Ecco una delle tante testimonianze raccolte sull’argomento: “Ho fatto una visita ortopedico-fisiatrica privata in una struttura convenzionata fuori regione, per un problema vertebrale e di osteoporosi nel contempo. Il medico specialista mi ha prescritto di eseguire due risonanze magnetiche. Il mio medico di base si è rifiutato di prescriverle. È corretto?” Tante persone, come questo cittadino, hanno cercato una risposta al Tribunale del Malato. Ma i pazienti si lamentano pure degli orari inadeguati dei propri medici di famiglia.
Situazione non proprio rosea anche in ambito riabilitativo. Tra i principali problemi sollevati in ambito di riabilitazione in regime di degenza ci sono la scarsa qualità del servizio, la non erogazione del periodo di effettivo bisogno e la mancanza di strutture adeguate sul territorio. Chi invece ha avuto bisogno di riabilitazione ambulatoriale si è lamentato soprattutto di disagi legati all'erogazione del servizio stesso e del tempo dedicato alla terapia, il più delle volte insufficiente.  Coloro che hanno bisogno di terapie domiciliari invece hanno segnalato la difficoltà di attivazione della prestazione e successivamente una riduzione o sospensione del servizio stesso
 
Invalidità e Handicap
Le persone diversamente abili, che già devono fare i conti tutti i giorni con la loro invalidità, si trovano a combattere anche con la lentezza dell'iter burocratico. Il problema, segnalato dal 58,2% delle persone, riguarda soprattutto la lentezza per ricevere gli esiti degli accertamenti e per l'erogazione di benefici economici e agevolazioni. È difficile presentare una domanda di invalidità per il 65% delle  persone: per una prima visita si aspettano circa otto mesi e per il verbale almeno 10.
 
Assistenza ospedaliera e mobilità sanitaria
Quasi 18 persone su 100 hanno segnalato problemi di mobilità sanitaria, ossia la difficoltà ad accedere a servizi in luoghi  diversi rispetto a quello di residenza, fuori regione ma anche all'estero.
Puntando la lente su l'assistenza ospedaliera si può notare che le maggiori problematiche riguardano il pronto soccorso e il 118. A questi servizi tocca il 62,8% delle segnalazioni , seguite dal 23% dedicate ai ricoveri.
Ma anche quando si esce dall'ospedale i problemi non finiscono mai. Tante persone hanno lamentato di aver ricevuto dimissioni premature e successivamente di aver avuto grosse difficoltà a trovare strutture che potessero prendere in carico la loro situazione: si tratta del 65,4% del totale.
 
Farmaci
I farmaci costano troppo: questa situazione riguarda quasi la metà delle segnalazioni generali. Si tratta sopratutto di farmaci di fascia C, ossia quelli non passati dal Sistema Sanitario nazionale e di conseguenza totalmente a carico dei cittadini. Ma anche per gli altri farmaci la situazione non è delle migliori a causa dell'aumento del costo del ticket. Altro grosso problema è quello dell'indisponibilità che, nel 32% dei casi, riguarda soprattutto i farmaci ospedalieri
 
Umanizzazione
Aumentano le lamentele per incuria verso i pazienti, si è passati dal 37,8%  del 2014 al 40,9 del 2015. In aumento anche i maltrattamenti, saliti di 1,6 punti percentuali, dal 12,2 al 13,%. Anche ricevere informazioni sul proprio stato di salute risulta difficile: lo hanno segnalato il 12,1% delle persone.
Al primo posto tra le persone con comportamenti "meno umani" ci sono i medici ospedalieri. Per loro le segnalazioni avevano già toccato il 50% nel 2014 e sono arrivate a quota 62 l'anno scorso. Seguono i comportamenti degli infermieri ospedalieri segnalati nel 18,4 per cento dei casi. Più giù nella lista si trovano i medici di medicina generale, con un 13,8%. Ultimi nella classifica delle lamentele, a poco più di due punti percentuali, si piazzano i medici delle Asl e gli specialisti privati.
 
Patologie rare
Le segnalazioni del 2015 per problemi legati alle patologie rare sono all'1,3% del totale, 0,2 punti percentuali in più rispetto all'anno precedente. Nonostante rappresentino una piccola parte del totale, le problematiche che segnalano sono di rilevante importanza. Nella maggior parte dei casi si tratta di mancata esenzione (36,4% ), la seconda voce in graduatoria è la necessità di assistenza continuativa passata in un solo anno dal 23,9 al 27,3%, seguita dalla difficoltà ad ottenere il riconoscimento di invalidità, questo dato riguarda il 22,7% dei casi.
 
La 19° edizione del Rapporto Pit Salute si conclude con delle proposte concrete che individuano le tre più grandi priorità su cui è fondamentale metter mano quanto prima. In primo luogo, è necessario intervenire per rendere più veloce l’accesso alle cure. Il sistema Sanitario nazionale va migliorato attraverso investimenti per rimodernare le strutture e incrementare il personale. Infine è urgente riorganizzazione i servizi ospedalieri e territoriali per eliminare tutte le diseguaglianze tre le varie regioni d’Italia. “Mia moglie doveva prenotare una eco tiroide – ha segnalato un cittadino - Il CUP regionale le ha di un anno. Il suo Medico di base, dopo aver saputo di tale problema, avrebbe chiamato una struttura non distante dalla nostra città, nella quale, in intramoenia, c ́è posto fra una settimana”. Questo non dovrebbe accadere in nessun luogo d’Italia.
 
Isabella Faggiano
 

15 dicembre 2016
© Riproduzione riservata

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