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Spesa IT in sanità. Colli Franzone (Netics): “Tagliarla è una follia, il conto lo pagheranno gli assistiti”

La spesa corrente in IT della sanità pubblica nel 2016 è calata di oltre il 7% rispetto al 2015. Il grosso del calo di spesa corrente è definibile come indotto da atteggiamenti difensivi: si tende a contenere la spesa corrente semplicemente rinegoziando contratti coi fornitori secondo la liturgia ormai classica della spending review. E si torna sempre lì, al discorso sulle risorse.

15 MAG - La recente divulgazione dei dati 2016 sulla spesa pubblica in Information Technology per la Sanità in Italia, secondo la rilevazione dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, evidenzia un trend preoccupante rappresentato dal calo della spesa complessiva rispetto all’anno precedente. La notizia è stata accolta con evidente preoccupazione da parte di tutti gli addetti ai lavori, soprattutto perché stiamo parlando di un comparto – quello sanitario – da sempre in affanno rispetto a qualsiasi panel medio si voglia osservare (UE od OCSE, in entrambi i casi l’Italia ne esce parecchio male).
 
L’Osservatorio Netics anche per il 2016 manifesta qualche sensibile discordanza di vedute rispetto al Politecnico: si evidenzia una spesa complessiva in IT della Sanità pubblica italiana più contenuta (1.031 milioni di Euro contro i 1.276 calcolati dal Politecnico) e – soprattutto – un trend complessivamente in crescita rispetto al 2015 per un modesto 2,4%. Quella che cala sensibilmente, e secondo Netics lo fa ancora più marcatamente rispetto a quanto rilevato dal Politecnico, è la spesa corrente: nel 2016 è calata di oltre il 7% rispetto al 2015.


E’ utile precisare che Netics da sempre rileva la spesa IT in Sanità al netto dell’IVA (molte amministrazioni e aziende sanitarie e ospedaliere – correttamente dal loro punto di vista – forniscono dati IVA compresa allorquando compilano questionari di rilevazione) e dei costi interni relativi al personale addetto, prendendo in considerazione la spesa “effettiva” (realmente impegnata e imputata all’esercizio contabile di pertinenza) e non “teorica” (quella cioè che comprende anche impegni di spesa assunti nell’esercizio ma poi non finalizzati per motivi diversi).

Quella che Netics vuole rappresentare ogni anno è la spesa reale, i dati in base ai quali i vendor possono assumere decisioni “pesando” i loro clienti reali e potenziali in base all’effettiva quantità di risorse economiche utilizzate. Oltre, ovviamente, alle previsioni di spesa corrente e di investimenti per il biennio successivo. Per inciso, il totale della spesa IT per la Sanità in Italia nel 2016 – comprendendo anche la Sanità privata – ammonta secondo l’Osservatorio Netics a 1.641 milioni di Euro (+ 4,9% rispetto all’anno precedente).
 
Aldilà comunque delle precisazioni metodologiche, quello che l’Osservatorio Netics rileva con preoccupazione è il “vero motivo” del calo della spesa corrente IT di Regioni, aziende sanitarie e aziende ospedaliere pubbliche italiane, e queste considerazioni valgono sia che siano considerati i dati Netics (7,2% di calo) sia quelli del Politecnico (5% circa).

Il grosso del calo di spesa corrente è definibile come indotto da atteggiamenti difensivi: nelle more della pubblicazione del “Piano triennale” dell’Agenzia per l’Italia Digitale, e in osservanza a quanto sancito dalla Legge di Stabilità 2016, anche in assenza di linee guida e di soluzioni concrete si tende a contenere la spesa corrente semplicemente rinegoziando contratti coi fornitori secondo la liturgia ormai classica della spending review. “Ce lo chiede il Governo”, diciamo.

Il tutto in un contesto caratterizzato da alcuni neanche troppo piccoli particolari che lo differenziano notevolmente rispetto al “resto” della Pubblica Amministrazione.

Fatto 100 il totale della spesa IT in Sanità, circa 43 viene destinato a quello che potremmo definire l’ambito “industriale” specifico: la produzione “reale” di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Il rimanente 57 viene utilizzato per l’infrastruttura IT e per il governo amministrativo-burocratico (protocollo, gestione documentale, assolvimento dei debiti informativi con Regioni e Ministero, altri adempimenti burocratici vari).

Interessante notare come questa suddivisione cambi notevolmente se andiamo ad analizzare quello che accade in Paesi come il Regno Unito, il Canada, la Germania, dove questo rapporto è ribaltato e diventa 59 a 41.

Non potendo agire più di tanto sulla leva della riduzione dei costi dell’infrastruttura IT (ridurli significa investire su nuove infrastrutture, peccato che manchino le risorse), gli IT Manager della Sanità non possono che “sfogarsi” sui fornitori di software applicativo e di servizi professionali, dando vita ad operazioni unilaterali di revisione al ribasso di canoni e tariffe che nella maggioranza dei casi si traducono in riduzioni di quantità/qualità dei beni e servizi forniti.

Peccato che quel 43% di spesa che ha a che fare con la “produzione” (software e servizi in ambito clinico, diagnostico, di assistenza territoriale, eccetera) non possa essere compresso più di tanto, se non a detrimento della quantità/qualità di prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale ai suoi assistiti.
Peccato, inoltre, che si parta da un contesto specifico (soprattutto negli ospedali del Centro e del Sud Italia) che avrebbe bisogno di qualcosa di ben più che significativo che una semplice “rinfrescata”.
 
E si torna sempre lì, al discorso sulle risorse.

Con un piccolissimo particolare: ogni Euro risparmiato in IT in Sanità, da oggi significa ridurre la capacità produttiva del sistema. Pensare di ridurre “immediatamente” la spesa corrente trasformandola in investimenti è un errore concettuale e metodologico non banale: qualsiasi investimento ha bisogno di almeno 2-3 anni per produrre frutti, e nel frattempo tutto l’esistente va tenuto in vita e manutenuto.

E’ possibile agire con efficienza ed efficacia concentrandosi sulla drastica riduzione della “cattiva spesa”, analizzando al massimo livello di dettaglio possibile tutto l’esistente e capendo dove è possibile agire con l’accetta.
 
In questo scenario, le centrali d’acquisto a partire da Consip giocano un ruolo determinante e possono supportare il SSN in un’operazione di spending review davvero “review”. Cum multo grano salis.  Abbiamo bisogno di tutto tranne che di “paure”: tagliare la spesa informatica perché “ce lo chiede il Governo” è una follia, e il conto lo rischiano di pagare gli assistiti/pazienti.

Che sono anche coloro i quali pagano le tasse, non dimentichiamolo mai.
 
Paolo Colli Franzone
Osservatorio Netics

15 maggio 2017
© Riproduzione riservata


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