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Economia sommersa anche in sanità. Potrebbe valere attorno ai 4 miliardi di euro l’anno

Sommerso e attività illegali secondo l'ultima analisi Istat valgono circa 208 miliardi nel 2015. La sanità fa gruppo con istruzione e assistenza sociale, ma una stima possibile di Quotidiano Sanità calcola che il valore tra lavoro irregolare e somme non dichiarate nel solo settore sanitario possa raggiungere i 4 miliardi. LO STUDIO ISTAT.

16 OTT - Si chiama “economia non osservata” ed è composta da sommerso e attività illegali. Nel 2015, secondo l’ultimo rapporto Istat presentato la scorsa settimana, vale circa 208 miliardi, il 12,6% del Pil.

Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi, quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi.

 


La buona notizia è che l’incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil, che aveva registrato una tendenza all’aumento nel triennio 2012-2014 (quando era passata dal 12,7% al 13,1%), ha segnato nel 2015 una brusca diminuzione, scendendo di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

La sua composizione si è modificata in maniera significativa. Nel 2015, la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). La restante parte è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l’anno precedente).

La cattiva notizia è che nonostante i comparti dove l’incidenza dell’economia sommersa è più elevata siano le Altre attività dei servizi (33,1% nel 2015), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le Costruzioni (23,1%), in una quota di poco più del 5% c’è anche la sanità, affiancata nel settore che la comprende da amministrazione pubblica e difesa, istruzione e assistenza sociale. Ma il rapporto Istat sottolinea che in questo settore “il sommerso economico (non attività illegali, ndr.) è presente esclusivamente nei servizi di istruzione, sanità e assistenza sociale che producono per il mercato”.

A riguardare la sanità è l’economia in nero che l’Istat anni fa, quando l’economia sommersa valeva il 22,5% in più del 2015 (circa 255 miliardi) aveva calcolato con l’istruzione nel 36,8% della componente “in nero”. Anche se la percentuale si fosse ridotta in analogia di tutta l’economia sommersa si tratterebbe comunque di un valore pari al 28,5 per cento. 
 
Secondo le tabelle 2015 l'economia sommersa di istruzione e sanità vale circa il 7% della quota legata alla sotto-dichiarazione e al lavoro irregolare dei 190 che riguardano l’economia sommersa in senso stretto, attività illegali escluse, quindi poco meno di 13 miliardi.
 
 


Prendendo in considerazione il peso dei due comparti nella Pa (circa il doppio dal punto di vista del personale dell’istruzione rispetto alla sanità che però pesa per il 75% sui bilanci delle Regioni), è verosimile calcolare che almeno il 35% della quota (circa 4-4,5 miliardi: il 35% della somma complessiva del valore istruzione sanità) sia attribuibile alla sola sanità.      

E per questo nel rapporto i Servizi generali forniti dalle Amministrazioni Pubbliche (regolamentazione, affari esteri, difesa, giustizia, ordine pubblico, ecc.) sono stati scorporati dall’istruzione, sanità e assistenza sociale, dove, nel segmento la cui produzione è rivolta al mercato, è presente una significativa componente di sommerso.

La presenza del lavoro irregolare – una delle pecche maggiormente rilevate assieme al sommerso nella sanità che non comprende attività illegali - spiega l’Istat, è molto eterogenea nel comparto dei servizi, poiché al suo interno sono comprese sia le attività delle Amministrazioni Pubbliche, che impiegano solo lavoro regolare, sia le attività dei servizi privati alle imprese e alle famiglie, dove gli irregolari sono più diffusi. Il lieve aumento del tasso di irregolarità registrato nel terziario, salito al 17,4% nel 2015, è interamente riconducibile alla componente dipendente, mentre per quella degli indipendenti è rimasto stabile rispetto all’anno precedente. L’incremento più accentuato si registra negli Altri servizi alle imprese (+0,3 punti percentuali), mentre nel comparto del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e in quello degli Altri servizi alle persone si rileva una crescita di 0,2 punti percentuali.

Nel comparto che raggruppa Istruzione, sanità e assistenza sociale il tasso di irregolarità è rimasto quasi stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%).
 

 

 

16 ottobre 2017
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