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18 NOVEMBRE 2018
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Previsioni sul futuro delle scienze della vita e dell’assistenza sanitaria al 2022

Nel rapporto 2018 del Centro per le soluzioni sanitarie di Deloitte del Regno Unito si dipinge in cui le tecnologie digitali hanno trasformato la cultura dell'assistenza sanitaria e hanno rivisto i vecchi modelli di organizzazione. Se questi sono gli scenari, il nostro paese ha bisogno di mettere da un lato dei punti fermi, dall’altro fare dell’innovazione di sistema la carta da giocare per il futuro. Passano di qui strategie, obiettivi, risorse umane e finanziarie da mettere in campo.

03 FEB - Ho letto il rapporto 2018 del Centro per le soluzioni sanitarie di Deloitte nel Regno Unito. L'anno è il 2022: le tecnologie digitali hanno trasformato la cultura dell'assistenza sanitaria e hanno rivisto i vecchi modelli di organizzazione. Il rapporto offre alcune previsioni che, se diventeranno realtà, scuoteranno profondamente l'industria delle scienze della vita e le modalità di fornire assistenza sanitaria nei prossimi cinque anni. Questo rapporto del Deloitte Center for Health Solutions si basa sul suo precedente rapporto 2014 Healthcare and Life Sciences Predictions 2020: Un futuro audace? 
 
Tre anni dopo, 2017, il ritmo e la portata dell'innovazione hanno fatto sì che alcune di quelle previsioni originali fossero già una realtà, mentre alcune sono ancora lontane ed altre potrebbero non accadere mai. Questo nuovo rapporto valuta le prove nel 2017 e fornisce sei nuove previsioni su come potrebbe apparire l'ecosistema delle scienze della vita e della salute nel 2022 e le questioni che dovranno essere superate. Innanzitutto vi è una seria analisi dei dati e dei trend di salute futuri comparati ai costi di sistema che danno sostanza a come bisogna maneggiare con serietà i costi e gli obiettivi che ci si pone ogni qualvolta si affronta il tema dell’universalismo e dell’equità del sistema, principi e valori a cui non intendiamo rinunciare.

 
Ci attendono tempi impegnativi derivanti da una domanda di salute da parte di una popolazione in crescita e in via di invecchiamento e da un'ondata di malattie croniche, che chiedono cura e riabilitazione. Il rapporto si avvale di una visione ottimistica del futuro, chiamando tutti gli stakeholders a considerare come dominare con intelligenza le difficoltà ma la tempo stesso le possibilità che ci attendono.

Previsioni sanitarie e scienze biologiche 2022: il futuro si risveglia, sei previsioni su cui lavorare:
1. La generazione del genoma è più informata e impegnata nella gestione della propria salute.
2. La cultura dell'assistenza sanitaria viene trasformata dalle tecnologie digitali. Un'assistenza sanitaria intelligente offre un'assistenza centrata sul paziente più efficiente ed efficace in termini di costi.
3. L'industria delle scienze della vita attraverso le tecnologie cognitive avanzate genera migliore produttività, velocità e conformità dei processi e degli obiettivi strategici.
4. I dati sono la nuova valuta sanitaria. L'intelligenza artificiale e le prove scientifiche comprovate da peer review sbloccano il valore reale dei dati sulla salute.
5. Il futuro della medicina è qui e ora. I progressi esponenziali nelle terapie di estensione della vita e di precisione delle modalità di somministrazione, migliorano i risultati.
6. I nuovi risultati interrompono le tradizionali forme di organizzazione dell'assistenza sanitaria, rompono i confini tra le parti interessate, le tradizionali divisioni sono sempre più sfocate.

I fattori chiave del futuro.

Adozione su larga scala di nuove tecnologie per la salute digitali e cognitive.
Le scienze della vita e le industrie sanitarie sono state tradizionalmente lente nell'utilizzo dei dati e delle conseguenti analisi a causa di più sistemi disconnessi, scarsa qualità dei dati e incapacità delle politiche preventive volte a modificare comportamenti degli stili di vita dei cittadini nonché dei pazienti e dei provider. Ora siamo ad un punto critico, non c’è altra soluzione che l'adozione della tecnologia avanzata, applicata ad un modello di assistenza basato sul paziente e centrato sui risultati.

Reclutamento e mantenimento di nuove capacità e talenti.
La fornitura di servizi efficienti ed efficaci richiede alle organizzazioni sanitarie che sono sistemi complessi di avere accesso a competenze e talenti specialistici e generalisti appropriati, comprese le competenze digitali e analitiche. Il modo in cui le istituzioni sanitarie le autorità regolatorie e l'industria sanitaria risponderanno in merito al reclutamento e alla conservazione dei talenti e delle giuste capacità, determinerà il modo in cui queste previsioni si realizzeranno, e quanto i sistemi sanitari guadagneranno in maggiore salute dei cittadini ed in maggiore efficienza ed efficacia dei sistemi.

Un nuovo approccio alla regolamentazione.
Negli ultimi dieci anni, la maggior parte delle scienze della vita e delle aziende sanitarie hanno evidenziato che un approccio alla regolamentazione che non ha tenuto nel giusto conto la variabile rischio ha impedito di fatto l'adozione dell'innovazione. Le prove oggi e le previsioni per domani illustrano che questo sta cambiando. Il risk management altrimenti definito in ambito Sanitario, Gestione del Rischio Clinico, identifica i pericoli potenziali, le minacce ai quali è sottoposta l'impresa sanitaria, definisce e quantifica gli ipotetici scenari di rischio e formula le contromisure più idonee, perseguendo obiettivi aziendali strategici ben delineati.

Il Risk Management è un processo decisionale continuo che coinvolge considerazioni di ordine politico, sociale, economico e tecnico, mediante una ponderata analisi e valutazione dei rischi ed ha per suo campo specifico l'attività intrinsecamente rischiosa delle strutture sanitarie e delle imprese rivolte alle scienze della vita.

Se questi sono gli scenari del futuro il dibattito nel nostro paese ha bisogno di mettere da un lato dei punti fermi, non negoziabili, dall’altro fare dell’innovazione di sistema la carta da giocare per il futuro. Passano di qui le strategie, gli obiettivi, le risorse umane e finanziarie da mettere in campo.
 
Le discussioni solo sui costi, su pubblico e privato, su centralizzazione o regionalizzazione, su medici versus altre professioni sono stantie e non portano da nessuna parte, se non deprivare tutti noi del senso di appartenenza ad un SSN, le cui caratteristiche, fin’ora hanno garantito, nel bene e nel male, che almeno di fronte alla malattia possiamo agire l’uguaglianza e possiamo vantare grandi competenze scientifiche e professionali che proprio ieri ci hanno fatto gioire che sia scomparsa la leucemia nel bimbo curato con cellule “riprogrammate”, le cellule tumorali sono sparite dal midollo ed il piccolo di 4 anni sta bene.

Il dibattito pubblico di questa campagna elettorale però non mi attrae: la sanità dimostra vecchie liturgie e vecchi paradigmi di interpretazione della realtà a cui non si capisce come, per cosa e quando, si propongano risposte credibili.

Il Centrosinistra si è schierato compatto nella difesa di uno degli ultimi provvedimenti licenziati dallo scorso governo, ovvero l’obbligatorietà dei vaccini. Concordo. La discussione tra le diverse forze politiche è però surreale, si, ma, va bene, ma è meglio l’informazione e non l’obbligatorietà, come se si potesse eludere il problema della responsabilità in materia di salute pubblica o che per stare più tranquilli la percentuale di vaccinati, che garantisce la più efficace tutela della popolazione, secondo quanto indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che deve essere superiore al 95 %, e noi non ci siamo è qualcosa che riguarda altri da noi.

E noi non ci siamo perché negli ultimi 15 anni scienza poca, new age molta, fai da te è meglio. No, non è meglio è peggio e lo abbiamo visto e lo stiamo vedendo con le recrudescenze del morbillo e della meningite.

Abbattere le liste d’attesa e aumentare le risorse per quanto riguarda la sanità pubblica è l’impegno del Movimento 5 Stelle, e chi può essere contrario?
Risorse, tempi, metodi per conseguire questi obiettivi sono tutti da scoprire.
 
Mentre l’incentivazione della competitività pubblico-privato a parità di standard è il concetto chiave per il Centrodestra.

Anche qui: come, chi fa cosa e chi verifica la parità di standard, dentro un contesto che è di mercato protetto e di accreditamenti e convenzioni che si trascinano stantie, senza alcun rapporto tra domanda e offerta e obiettivi salute da perseguire. Senza fare e sentirsi sistema.

La sanità pubblica è invece al centro del programma di Liberi e Uguali, con un piano di investimenti di 5 miliardi in 5 anni per l’edilizia sanitaria, ed il superamento dell’attuale sistema dei ticket con l’abolizione dell’odiato superticket.

Benissimo, ma anche qui 5 miliardi sono ben pochi come investimenti per i prossimi 5 anni, bastano solo per ristrutturare e mettere in sicurezza ciò che c’è, con moderni sistemi antisismici, antincendio ecc. Ci vogliono almeno 20 miliardi di investimenti per nuove strutture soprattutto nelle grandi aree metropolitane che ancora vedono edifici monumentali che fungono da nosocomi, ma soprattutto occorre investire sul territorio in centri, chiamiamoli come vogliamo “case della salute” sì, ma dove il cittadino entra, va dal suo medico di famiglia, fa le analisi se sono necessarie, trova gli specialisti di cui ha bisogno, trova servizi appropriati di riabilitazione, di assistenza domiciliare, di prevenzione primaria, senza impazzire per intere giornate con tempi e modalità che non hanno nulla a che vedere con la vita reale delle persone.

E poi finiamola con l’illusionismo da prestigiatori.

I tickets sono odiosi, è vero, ma ci sono dappertutto in tutti i sistemi sanitari, come elemento dissuasivo di un consumo sanitario improprio; nella tanto agognata Svezia si paga anche il ticket per la degenza ospedaliera.

La differenza tra noi e loro è data dai fondamentali dell’economia, che sono migliori, dalla evasione fiscale che è quasi nulla e dalla efficiente organizzazione dei servizi su cui pesa una tassazione del 57,4%. Il problema allora è razionalizzare il nostro sistema di compartecipazione, rendere equitativo il sistema di esenzione, rompere la giungla del per reddito e per patologia, rendere uniforme sul piano nazionale modalità esentive e di pagamento, incrociando oggi banche dati più facilmente accessibili.
 
Perché continuare con la falsa illusione dell’elettore, del gratuito e del tutto a tutti dentro un sistema fiscale iniquo, che tutti riconoscono di voler riformare, e per la sanità mi auguro rimanga progressivo sennò salterà la tenuta dei conti pubblici? Allora il superticket eliminiamolo ok ma riformiamo il sistema sennò al primo alito di crisi ci risiamo, si sa è la forma più facile per far cassa.
 
Tutti vogliamo una sanità di qualità, le migliori e più efficaci tecnologie e terapie farmacologiche, le migliori e più attente figure professionali per i nostri bisogni di salute, tutto ciò costa e costerà sempre di più.

Cosa dobbiamo e possiamo realisticamente dire ai cittadini: che le fasce più deboli vanno completamente e gratuitamente tutelate e che il resto della popolazione ha bisogno di un equo e solidale sistema di risorse da garantire anno dopo anno sviluppando e facendo crescere il paese, perché senza sviluppo anche la sanità va in sofferenza, compartecipazione al SSN equa, per permettere al sistema di andare avanti ed evitare naufragi o bancarotte da iperconsumismo sanitario, investimenti in ricerca e formazione per garantire qualità e sviluppo delle cure nel tempo.

Sono sempre stata convinta quando ho servito le istituzioni che occorra dire la verità ai cittadini e al tempo stesso guardare con coraggio, realismo e speranza al futuro. Ricordo cosa fu la battaglia che facemmo con il ministro Veronesi nel 2001 per togliere il ticket sui farmaci, ma razionalizzando al tempo stesso il prontuario farmaceutico e puntando sui farmaci generici, e introducendo per la prima volta gratuitamente gli screening preventivi su almeno tre tumori seno, utero e colon.

Battaglia vinta con il temibile sottosegretario all’economia Prof. Giarda mostrando conti alla mano risparmi e razionalizzazioni a compensazioni dei costi della prevenzione primaria per fasce d’età della popolazione.

Oggi che viviamo più a lungo occorrerà lavorare perché questa conquista significhi vivere meglio ed in buona salute consapevoli che la salute non è né di centro, né di destra, né di sinistra, è la salute di tutti noi, senza la quale nessuna società può svilupparsi e andare avanti.
 
Grazia Labate
Ricercatore in economia sanitaria già sottosegretario alla sanità

03 febbraio 2018
© Riproduzione riservata


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