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Cancro. Aiom: immigrati muoiono più degli italiani. Colpa delle diagnosi tardive


Fino a 12 mesi il ritardo di diagnosi rispetto agli altri. Le motivazioni? Aderiscono meno agli screening ed hanno difficoltà ad accedere al Servizio sanitario. Ma tra le cause generali c'è anche il peggioramento degli stili di vita. Avviato un progetto nazionale multietnico.

04 NOV - Ci sono malati di cancro che muoiono più degli altri, anche se la loro malattia non è più aggressiva. Chi sono? I cittadini stranieri e gli immigrati in Italia. Un allarme preoccupante, quello lanciato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) durante una giornata di studio dal titolo “Problematiche oncologiche nei migranti: dall’emergenza alla gestione”, nell’ambito del Congresso Nazionale AIOM in corso a Bologna. "Il segnale di pericolo deriva dalla pratica medica degli oncologi", spiegano al Congresso. "Abbiamo osservato che gli immigrati malati di cancro che arrivano negli ospedali, lo fanno quando il tumore è già in stadio avanzato e dunque il trattamento più difficile. Il ritardo potrebbe essere stimabile in 12 mesi, in media". Il problema, secondo i medici, sarebbe dunque la diagnosi tardiva, che dipende dalle difficoltà di accesso al sistema sanitario e a quelle che dipendono dalle diversità linguistiche. E che si aggiunge alla constatazione che tutti, stranieri o meno, seguiamo stili di vita errati.
Gli stranieri sono oggi in Italia più di 4,5 milioni, rappresentano il 7,5% della popolazione. Oltre che nella società è sempre più rilevante la loro presenza anche nei reparti di oncologia medica: nel 2011 i pazienti stranieri in questo settore sono stati 335mila in più rispetto all’anno passato, con un incremento percentuale del 7,9%.  “Vediamo un aumento dei tumori più direttamente correlati a stili di vita errati (polmone, testa-collo, colon-retto, stomaco) ed al mancato accesso allo screening (collo dell’utero, seno e ancora colon retto) – ha spiegato il presidente del Congresso, Carmelo Iacono. “Questo si traduce in diagnosi tardive, che giungono quando la neoplasia è in fasi più avanzate ed è quindi più grave”. 
È il peso degli stili di vita ad essere determinante secondo i medici, dunque: oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato a una dieta scorretta e un uomo che fuma ha 23 volte più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone rispetto a chi non lo fa. “Ma l’adesione agli screening è altrettanto importante – ha ribadito Iacono. “Basti pensare che la mammografia può ridurre del 25% la mortalità per tumore al seno. L’accesso a questo esame è ancora insufficiente nel nostro Paese, è in media del 55% (su 2 donne invitate solo una accetta), con un divario tra Centro-Nord e Sud dove i livelli di adesione sono al 40%. Nelle donne straniere il dato è ancora fortemente inferiore.”
Di fronte a questi numeri, in costante crescita, AIOM ha deciso di attivare il primo progetto nazionale multietnico. Conferenze, giornate di studio, incontri e opuscoli informativi tradotti nelle principali lingue. Sono alcune delle cose previste dal programma, che cerca proprio di ovviare al problema delle barriere linguistiche o dell’accesso al sistema sanitario.
 “È una nostra priorità annullare queste differenze. Si tratta di una vera e propria sfida educativa”, ha aggiunto Iacono. “Siamo al punto di partenza di un percorso che è ormai indispensabile intraprendere. Attingeremo alle tante buone pratiche ed esperienze virtuose già operative in molte oncologie italiane per rendere fruibile il prima possibile questo grande bagaglio di esperienza in tutto il Paese”.

04 novembre 2011
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