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Dispositivi medici. Primo rapporto Assobiomedica: “Il 6,8% della produzione investito in ricerca”


Sono 460 i milioni di euro che le aziende di dispositivi medici hanno investito nel 2010 in ricerca e sviluppo in Italia, cioè il 6,8% della produzione nazionale del settore. Che, tra il 2000 e il 2009, ha presentato 2.500 brevetti pari all’11% dei brevetti PCT depositati in Italia.

08 NOV - “Il settore dei dispositivi medici può assolvere un ruolo strategico nel qualificare il nostro Paese, perché riveste un ruolo significativo dal punto di vista della competitività, contribuendo alla valorizzazione delle eccellenze della sanità italiana, allo sviluppo delle tecnologie mediche e all’innalzamento del contenuto tecnologico delle esportazioni”. Ad affermarlo è Carlo Castellano, vice-presidente di Assobiomedica e coordinatore del I Rapporto su Ricerca e Produzione in Italia nel settore dei dispositivi medici, realizzato dall’associazione delle imprese in collaborazione con il Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e presentato oggi a Cernobbio nell’ambito del II Forum della Ricerca Sanitaria (vedi sintesi).

Sono 460 i milioni di euro che le aziende produttrici di dispositivi medici hanno investito nel 2010 in ricerca e sviluppo in Italia, una cifra che rappresenta il 6,8% della produzione nazionale del settore. “Un dato interessante – sottolinea Assobiomedica - se messo a confronto con gli 8.600 milioni di euro a cui ammonta il mercato nazionale dei dispositivi medici, di cui il 73% è rappresentato da domanda pubblica”.

Lo studio - finalizzato a dar vita a un Osservatorio permanente sulla produzione e ricerca del comparto dei dispositivi medici – presenta una mappatura delle imprese di dispositivi medici del nostro Paese ed è la prima realizzata in Italia sul settore, che rappresenta tutte le tecnologie medico-sanitarie, esclusi i farmaci. Sono 700 le aziende di produzione presenti nel nostro territorio di cui il 15% sono multinazionali per lo più concentrate nelle Regioni del Nord (77%), meno al Centro (20%) e poche al Sud (3-4%). Le Regioni a maggiore concentrazione di imprese sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, seguite da Lazio e Toscana. La maggior parte della produzione, sottolinea inoltre il Rapporto, è in Italia “a dimostrazione della scarsa propensione di questa industria a delocalizzare il processo produttivo in Paesi a basso costo del lavoro”.

Ad oggi l’Italia, secondo il Rapporto di Assobiomedica, non riveste una posizione di leadership tecnologica. Nella seconda metà degli anni 2000 ha tuttavia rafforzato il proprio posizionamento nel ranking mondiale dei brevetti, in particolare nell’elettromedicale e nella diagnostica in vitro. Nel in Italia i brevetti presentati nel complesso dei dispositivi medici nel periodo 2000-2009 sono circa 2.500 pari all’11% dei brevetti PCT.
Il comparto che brevetta di più in Italia è la diagnostica in vitro che tocca il il 32,8% rispetto agli altri comparti e il 37,5% nel mondo (2000-2009), seguito dagli strumenti biomedicali che ammontano al 32,2% in Italia e al 29% nel mondo e dai biomedicali al 21,9% in Italia e al 18,6% nel mondo.

Altri paesi avanzati rivestono un ruolo rilevante nel campo della tecnologia: nel periodo 2000-2009 Stati Uniti (44,5%), Giappone (11,5%), Germania (9,4%) hanno depositato il 65% circa del totale dei brevetti nel settore; nel 2009 l’Italia è risultata 15° con una quota pari al 1,3%.

L’Italia ha una posizione migliore in termini di commercio mondiale: questa in particolare è buona in molte aree vicine come l’Africa e l’Europa dell’est; in generale, l’Italia nel 2010 è risultata il 12° esportatore; il comparto che ha mostrato la crescita più marcata è stato il biomedicale.
 

08 novembre 2011
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