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Sanità integrativa. Vecchietti (Rbm): “Urgente una riforma organica che realizzi un impianto normativo omogeneo”


“La mancata diffusione della sanità integrativa, bloccata da anacronistici vincoli normativi, costringe i cittadini ad accettare una situazione di fatto nella quale le possibilità di cura dipendono dal proprio reddito, minando i principi di universalismo ed uguaglianza”. RBM Assicurazione Salute lancia le sue proposte nel corso del Convegno “Sanità tra Equità ed Equilibrio” organizzato a Roma

21 MAR - “La spesa sanitaria di tasca propria è la più grande forma di disuguaglianza sociale in sanità e può essere contrastata solo ‘restituendo una natura sociale’ alla spesa sanitaria privata attraverso un’intermediazione strutturata da parte delle Forme Sanitarie Integrative quali Compagnie Assicurative, Fondi Sanitarie e Società di Mutuo Soccorso. Un’evoluzione verso un modello multi-pilastro anche in sanità appare sempre più ineludibile per preservare quelle caratteristiche di universalismo, uguaglianza e solidarietà che rappresentano da sempre i punti qualificanti del sistema sanitario italiano”.
 
Partono da qui le proposte per superare i limiti imposti dall’attuale disciplina della Sanità Integrativa, che va “con riformata urgenza in maniera organica”, lanciate da Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute nel corso del Convegno “Sanità tra Equità ed Equilibrio”.
Un convegno organizzato a Roma dall’Associazione Aprom e RBM Assicurazione Salute - con la partecipazione di Enpam, Federfarma Aiop Lazio, Aris e Anisap, Aifa, l’Iss, settore assicurativo (RBM Assicurazione Salute) insieme all’Istat, ed esponenti del mondo della magistratura civile, penale e amministrativa - nel corso del quale è emersa la necessità di intervenire su un sistema sanitario sempre meno sostenibile e sempre più diseguale.

 
Per RBM Assicurazione Salute bisognerebbe riassorbire tutte le forme di sanità integrative in un impianto normativo omogeneo improntato sui principi fondanti del Ssn, favorendone la trasformazione da ‘strumenti della contrattazione collettiva’ a ‘strumenti a vocazione sociale’, ed anche prevedere regole omogenee sulle modalità di gestione del rischio, sui benefici fiscali e previdenziali, prescindendo dal modello di gestione del rischio adottato assicurazione/autoassicurazione e dalla natura giuridica dei soggetti istitutori (profit/non profit)”.
 
“Le modifiche demografiche della popolazione italiana, l’aumento della longevità, l’evoluzione tecnologica e i nuovi farmaci – ha sottolineato Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute – mettono sempre più a rischio la sostenibilità del sistema sanitario del nostro Paese sia dal punto di vista finanziario (secondo le ultime stime della Ragioneria Generale dello Stato di qui al 2025 saranno necessari dai 20 ai 30 miliardi di euro aggiuntivi) sia in un’ottica di mantenimento di un’adeguata capacità assistenziale. Inoltre, la crescente cronicizzazione delle malattie e l’incremento del tasso di dipendenza impongono di identificare modelli organizzativi e di servizio per rispondere con efficacia ai nuovi bisogni di cura”.
 
Ed è proprio questo “nuovo contesto di riferimento, ancor più che il sottofinanziamento del Ssn, che fa sì che la spesa sanitaria privata sia in continua crescita perché intercetta il mancato assorbimento dei bisogni di cura dei cittadini da parte della sanità pubblica” evidenzia quindi Vecchietti.
 
“Si stima che nel 2016 oltre 1 italiano su 2 abbia dovuto affrontare spese sanitarie di tasca propria per l’acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di 39,5 miliardi. Di questi solo 5 miliardi (poco meno del 13%), sono stati ‘intermediati’ da Forme Sanitarie Integrative lasciando, quindi, i cittadini di fronte alla necessità di dover ricorrere, ove possibile, ai propri redditi o ai propri risparmi. La situazione è tanto più paradossale se si pensa che coloro che, invece, già beneficiano già di una Forma Sanitaria Integrativa hanno la garanzia di avere già pagata oltre il 56% delle cure che dovrebbero pagare di tasca propria. È proprio alla luce di questi dati che non si può continuare ad ignorare l’urgenza di una riforma organica dell’impianto normativo della Sanità Integrativa, che abbandoni ogni indugio ideologico per guardare alla salute della persona”.
 
La proposta di RBM Assicurazione Salute. È proprio a partire dai limiti imposti dall’attuale disciplina della Sanità Integrativa, che muove la proposta di Vecchietti: “Per supportare lo sviluppo di un vero e proprio Secondo Pilastro anche in sanità bisognerebbe riassorbire tutte le Forme di Sanità Integrative in un impianto normativo omogeneo improntato ai medesimi principi fondanti del Ssn favorendone la trasformazione da ‘strumenti della contrattazione collettiva’ a ‘strumenti a vocazione sociale’, prevedendo nel contempo regole omogenee per tutte le Forme di Sanità Integrativa sulle modalità di gestione del rischio, sui benefici fiscali e previdenziali (prescindendo dal modello di gestione del rischio adottato assicurazione/autoassicurazione) e dalla natura giuridica dei soggetti istitutori (profit/non profit)”.
 
“Si potrebbe così – ha aggiunto – realizzare un effettivo affidamento in gestione della spesa sanitaria privata di tutti i cittadini ad un sistema “collettivo” con governance pubblica, ma a gestione privata in grado di assicurare una “congiunzione” tra le strutture sanitarie private (erogatori) e dei cosiddetti “terzi paganti professionali” (le Forme Sanitarie Integrative, appunto) con un conseguente contenimento del costo unitario delle singole prestazioni/beni sanitari (si tratta, in media, di un risparmio compreso attualmente tra il 20% ed il 30%)”.
 
La salute, ha quindi sottolineato il Direttore generale di RBM Assicurazione Salute, è da sempre uno dei beni di maggior importanza per tutti i cittadini. L’assenza di una sanità integrativa strutturata come “Secondo Pilastro Sanitario” non preserva affatto l’universalismo e l’uguaglianza del sistema sanitario del nostro Paese, ma anzi mette i cittadini nella condizione di poter accedere alle cure in ragione della propria capacità reddituale.
 
“La spesa sanitaria di tasca propria – prosegue – è la più grande forma di disuguaglianza sociale in sanità e può essere contrastata solo ‘restituendo una natura sociale’ alla spesa sanitaria privata attraverso un’intermediazione strutturata da parte delle Forme Sanitarie Integrative quali Compagnie Assicurative, Fondi Sanitarie e Società di Mutuo Soccorso. Un’evoluzione verso un modello multi-pilastro anche in sanità appare sempre più ineludibile per preservare per noi e per le future generazioni quelle caratteristiche di universalismo, uguaglianza e solidarietà che rappresentano da sempre i punti qualificanti del sistema sanitario italiano”.
 
“L’auspicio – conclude Vecchietti - è che chi avrà la responsabilità del Governo del nostro Paese nei prossimi mesi sappia cogliere l’importanza di questa sfida ed abbia la capacità di valorizzare a beneficio di tutti i cittadini le importanti esperienze maturate in questo settore negli ultimi anni”.

21 marzo 2018
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