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Responsabilità professionale. Un libro spiega perché sarebbe un bene modificare la legge 24

di Ivan Cavicchi

Nel libro “Responsabilità e linee guida", del quale sono coature insieme a Gian Marco Caletti, Carlo Scorretti, Lorenzo Ventre e Patrizia Zivitz, vengono evidenziate le tante aporie della legge 24 e indicate le strade necessarie per la loro soluzione. Rivolgendomi direttamente alla Fnomceo penso si debba prendere l’iniziativa senza aspettare Godot cioè si deve mettere nero su bianco una proposta emendativa chiara e a prova di bomba

04 APR - Vorrei raccomandarvi la lettura di un libro che a mio parere merita attenzione soprattutto da parte delle professioni che nel loro esercizio hanno problemi di responsabilità legale e che quindi hanno a che fare direttamente con la cura del malato. “Responsabilità e linee guida” è il suo titolo “riflessioni sull’uso delle linee guida nella valutazione della colpa dei sanitari commenti alle novità legislative” è il sottotitolo.

Questo libro prima ancora che nei suoi contenuti, i quali tuttavia, nei confronti della questione trattata, offrono un notevole e significativo valore aggiunto, ha diversi pregi che lo rendono abbastanza unico e originale nel suo genere:
• è un lavoro intellettuale indipendente da parte di alcuni professori studiosi a vario titolo della materia, del tutto autonomo dalla politica e che, per questo, dice pane al pane e vino al vino cioè non ha nessun obbligo reverenziale (apology free) verso coloro che hanno promosso la legge sulla responsabilità professionale (L24) e che tentano in tutti i modi di propinarcela come una grande legge anche se non lo è ancorché indiscutibilmente necessaria.


• assume la questione descritta nel titolo come una complessità irriducibile per cui la studia e la esamina come tale, senza semplificazioni, mettendo insieme le conoscenze della medicina legale, della epistemologia, del diritto civile e del diritto penale. Del resto solo un approccio di questo tipo è in grado sia di evidenziare le tante aporie della legge 24 che di indicare le strade necessarie per la loro soluzione.

• si basa prima di tutto su una notevole capacità predittiva degli autori che in tempi non sospetti, cioè fin dalle origini della discussione della legge 24, hanno provato tutti insieme a partire da un importante seminario organizzato dall’università di Trieste, ma inascoltati ad avvertire il legislatore sulle trappole che la legge conteneva. Quindi un libro che ahimè verifica nella realtà il proprio lavoro di ricerca.

• è una indagine critica che prima di ogni cosa parte da un estesa conoscenza della letteratura internazionale rivelando il grande paradosso che sta dietro la legge 24: essa prende delle strade che la letteratura internazionale ha dimostrato sbagliate da anni cioè adotta a dispetto delle evidenze (si direbbe ora) comunque delle soluzioni fallaci. Escludendo la stupidità del legislatore resta quale ipotesi esplicativa la sua ignoranza. Se egli avesse solo letto la letteratura internazionale sull’uso delle linee guida non avrebbe scritto quello che ha scritto.

Ora, proprio perché sono convinto che il libro dovete leggerlo, non vi anticiperò nessuna delle sue interessanti tesi e analisi ma mi soffermerò su una cosa “pratica” sulla quale desidero richiamare la vostra attenzione.

Che si fa con questa legge?
Non c’è alcun dubbio che la legge 24 ha risentito di una forte influenza dell’intenzione elettoralistica (volutamente ometto di raccontare le vicende collegate vissute anche in prima persona) nel senso che con essa soprattutto il PD, legittimamente e comprensibilmente, ha tentato di recuperare il rapporto critico con le professioni sanitarie soprattutto quelle mediche.

In tutta la mia vita professionale raramente mi è capitato di vedere una proposta di legge del governo praticamente senza avversari nel senso che sulla necessità di affrontare la questione, in parlamento, vi era praticamente un consenso unanime. Quindi una legge che si sarebbe potuta fare con calma con oculatezza con intelligenza con il buon senso e con la cultura necessaria. Ciò nella pratica non è avvenuto perché si doveva scodellare, rispetto a certi ragionamenti elettorali, la minestra il prima possibile e mangiarsela calda calda.

Come ho già scritto, secondo me, il PD nelle recenti elezioni sulla sanità ha pagato un prezzo notevole di consenso, e sono convinto, pur non avendo dati statistici da mostrare, che la delusione, soprattutto dei medici, nei confronti di questa legge, indotta soprattutto dai grandi dubbi espressi su di essa dalla giurisprudenza ai massimi livelli e dalle contraddizione che si sono appalesate relativamente alla questione assicurativa, abbia orientato il voto elettorale altrove.

Il problema politico che il PD non ha calcolato è che tra il varo della legge 24 e le recenti elezioni politiche è passato giusto un anno (8 marzo 2017/ 4 marzo 2018) e in questo anno son venute fuori le magagne, regolarmente riportate dal libro, e precisamente:
• le sentenze della corte suprema di cassazione (quarta sezione penale n.28187-17, e 50078-17 )
• la lettera del Presidente della 4 sez. penale al primo presidente della Corte di cassazione (7 novembre 2017)
• l’udienza generale della Corte di cassazione (21 dicembre 2017)

E’ attraverso queste fonti, evidentemente al di sopra di ogni sospetto, che per i medici inizia il disincanto fino a comprendere piano piano di aver preso tutto sommato una “sòla” (espressione romana). A queste fonti si aggiungono le prime difficoltà legate ai decreti attuativi che come hanno sottolineato i commentatori, anche su questo giornale, hanno tradito non poche contraddizioni. Si pensi solo alla controversa questione delle società scientifiche accreditate a produrre le linee guida previste dalla legge.

Ora è iniziata la terza Repubblica siamo in una forte situazione di discontinuità politica, e secondo me, per tante ragioni che non serve elencare, esistono le condizioni politiche per raddrizzare la gobba ad alcune leggi che sono nate per una ragione o per l’altra storte. Oltre al decreto sull’appropriatezza, alla legge sui vaccini, c’è anche la legge 24:
• nel primo caso l’abolirei ma sostituendolo con un protocollo di intesa da fare con la Fnomceo e con i sindacati, sull’uso appropriato adeguato e coerente delle risorse;

• nel secondo caso ribadirei con forza il valore della profilassi ridurrei l’obbligatorietà dei vaccini solo alle malattie trasmissibili sottoponendo gli altri al regime del consenso informato e ripulirei la legge dai suoi usi strumentali;

• nel terzo caso la riscriverei semplicemente ma con l’intento di bonificarla dalle aporie e di garantirci un uso efficace della norma perché senza una buona norma non si può andare avanti.

Ecco se potessi o dovessi riscrivere la legge 24 partirei esattamente dalla base analitica che il libro, che vi consiglio ancora di leggere, ci offre, che poi era quella, come dicevo prima, che si era cercato inutilmente di proporre al legislatore con il seminario di Trieste.

Sulla modifica della legge 24 e rivolgendomi direttamente alla Fnomceo ritengo che:
• oggi esistano le condizioni politiche per correggere questa legge perché se questa non funziona non credo che bastino i decreti attuativi a farla funzionare

• si debba prendere l’iniziativa senza aspettare Godot cioè si deve mettere nero su bianco una proposta emendativa chiara e a prova di bomba

• per fare questo la Fnomceo deve aprire in confronto con le principali obiezioni che ho citato a partire dalla giurisprudenza.

In questo libro, sarebbe scorretto non dirlo, io ho una parte, nel senso di esserne coautore che, sin dall’inizio, è stato tra i promotori del seminario di Trieste, e che, in quanto tale, ha affrontato quello che non viene mai affrontato vale a dire la questione delle linee guida come problema epistemologico. Leggetevelo e scoprirete:
• che le linee guida sono uno strumento epistemologico

• che esse di fronte alla complessità della responsabilità medica sono davvero strumenti rudimentali

• che servono altri strumenti epistemologici da dare ai giudici per comprendere la complessità delle scelte del medico.

Gli altri autori sono Gian Marco Caletti, Carlo Scorretti, Lorenzo Ventre e Patrizia Zivitz.
La casa editrice è una piccola ma coraggiosa casa editrice (EPG edizioni Udine) e a parte le librerie il libro potrete facilmente procurarvelo on line.

Ivan Cavicchi

04 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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