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Fumo/4. Fimmg: “Medici di famiglia sentinelle nel rilevare e ridurre fattori rischio dei pazienti”. Il questionario del centro studi

Si riduce l'abitudine al fumo. Ma la percezione di oltre il 57% dei medici è che i genitori di adolescenti appaiono oggi più preoccupati per l’uso di altre sostanze e per possibili altre dipendenze, che non per l’abitudine al fumo dei loro figli. Fenomeno che i camici bianchi sembrano decisamente orientati a monitorare. Questi alcuni dei dati emersi nuovo questionario del Centro Studi della Fimmg, realizzato in occasione della Giornata mondiale senza tabacco. IL QUESTIONARIO

31 MAG - L’abitudine al fumo nel nostro paese sta complessivamente diminuendo: è la percezione della maggioranza dei medici di medicina generale (il 51%, con percentuali più elevate al Centro - 55% - e inferiori al Sud – 48,7%). Il dato emerge da un nuovo questionario del Centro Studi della Fimmg, a cui ha partecipato un campione di oltre 560 medici. Lo studio è stato realizzato in occasione della Giornata mondiale senza il tabacco che si celebra oggi per comprendere meglio l’approccio della professione a questo importante fattore di rischio.
 
Per la maggioranza dei medici (oltre il 57%), i genitori dei ragazzi adolescenti appaiono oggi più preoccupati per l’uso di altre sostanze e per possibili altre dipendenze, che non per l’abitudine al fumo dei loro figli: per il 21,3% del campione i genitori appaiono solo preoccupati per possibili altre dipendenze dei loro figli.

I medici sembrano decisamente orientati a cercare di monitorare questo fenomeno: il 75% del campione dice di registrare “sempre-spesso” il dato relativo al consumo di tabacco dei propri assistiti sulla cartella clinica ambulatoriale. Questo dato sembrerebbe essere più basso (56%) tra i medici fumatori. Meno diffuso appare l’utilizzo di stampati o altro materiale per supportare il consiglio di cessazione del fumo: lo utilizza “sempre- spesso” il 22% del campione (solo il 18,2% tra i medici che lavorano da soli, rispetto a valori più elevati tra quelli che lavorano in forme associate).


Poco prescritti sembrano essere i farmaci per aiutare a cessare l’abitudine al fumo: due terzi dei medici riferisce di prescriverli “raramente – mai”: tale percentuale è particolarmente alta, il 79%, tra i medici che lavorano da soli.

Per cercare di inquadrare al meglio il fenomeno, è stata rilevata anche l’eventuale abitudine tabagica dello stesso medico: il 50% del campione riferisce di non aver mai fumato (il 56,7% al Nord e il 40,4% al Sud), il 40% di avere smesso e il 10% di continuare a fumare.

“L’indagine evidenzia come, ancora una volta, i Mmmg siano efficaci sentinelle rispetto a fenomeni connessi a fattori di rischio comportamentali – sottolinea Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della Fimmg  - In accordo con i dati di letteratura, i medici apprezzano una tendenza alla riduzione dell’abitudine tabagica e una maggiore preoccupazione dei genitori per possibili altri fenomeni di dipendenza dei loro figli. L’intervento del MMG nella gestione di questo importante fattore di rischio è testimoniato dalla sensibilità verso la rilevazione dell’abitudine al fumo e della sua registrazione, in particolare per i medici che lavorano in forme aggregate”.
 

31 maggio 2018
© Riproduzione riservata


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