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Profili sanitari della gestione dei flussi migratori in Sicilia

L’impatto della gestione dei migranti sui sistemi sanitari è estremamente rilevante e tale da connotare nei prossimi anni, inevitabilmente, il dibattito sulla allocazione delle risorse pubbliche: una questione che si intreccia strettamente con quella demografica e, a catena, con le altre, più specificamente economiche. La dimensione del fenomeno ed una analisi costi-benefici, lasciano prevedere una escalation della rilevanza del dibattito pubblico nei prossimi anni

05 GIU - La gestione sanitaria dei flussi migratori e la risposta dei sistemi di sanità pubblica è forse una delle questioni più affascinanti del più generico tema dei “migranti”. Un tema connotato da diverse sfaccettature che può essere letto da altrettante angolazioni: ideologica, politica, economica, previdenziale, demografica, sanitaria.

Anticipando talune conclusioni, si osservi come l’impatto della gestione dei migranti sui sistemi sanitari sia estremamente rilevante e tale da connotare nei prossimi anni, inevitabilmente, il dibattito sulla allocazione delle risorse pubbliche: una questione che si intreccia strettamente con quella demografica ed, a catena, con le altre, più specificamente economiche.
 
La dimensione del fenomeno da un lato ed una (necessaria quanto neutra) analisi costi - benefici dall’altro, lasciano prevedere una escalation della rilevanza (e della radicalizzazione) del dibattito pubblico nei prossimi anni.
 
Alcuni dati statistici, offrono un quadro di insieme della rilevanza del fenomeno.

Dal “Dossier Statistico Immigrazione 2017”, curato dal Centro Studi e ricerche IDOS, riportiamo alcuni dati di sintesi: “La stima della presenza straniera regolare in Italia è, all’inizio del 2017, di 5.359.000 persone mentre gli italiani all’estero sono 5.383.199 secondo le anagrafi consolari (aumentati di oltre 150mila unità rispetto al 2015). È un dato leggermente maggiore rispetto a quanto pubblicato dall’Istat che però riguarda i soli residenti (5.047.028, 20.871 in più rispetto all’inizio del 2016) non tenendo conto quindi di coloro che pur essendo regolarmente presenti ancora non hanno completato quell’iter amministrativo. Se aggiungiamo la componente irregolare (come indicata dall’Ismu in circa 400.000) si raggiunge un totale delle presenze immigrate in Italia intorno a 5.800.000 persone, circa il 9% sulla popolazione residente.

 
Gli stranieri hanno una distribuzione disomogenea sul territorio (57,8% nord, 25,7% centro, 16,5% sud). I cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti rappresentano circa il 70% del totale degli stranieri residenti. I Paesi di cittadinanza più rappresentati sono Romania (1.168.552, il 23,2% di tutti gli immigrati), Albania (448.407, 8,9%), Marocco (420.651, 8,3%), Cina (281.972, 5,6%), Ucraina (234.354, 4,6%).

L’immigrazione è ben strutturata considerando che ci sono 2.470.000 famiglie con almeno un componente straniero (in 7 casi su 10 nuclei con soli stranieri), che nel 50% dei casi sono unipersonali e per un altro 30% sono coppie con figli (a loro volta, nella metà dei casi, monoreddito).
Questi immigrati mostrano una forte tendenza all’insediamento stabile, soprattutto i non comunitari, i quali per circa il 63% hanno ottenuto un permesso CE come lungo-soggiornanti, e quindi a tempo indeterminato.”
 
Ancor di maggior impatto è la previsione a medio termine della dinamica demografica: “Nel 2016, tra i cittadini italiani le morti sono prevalse sulle nascite di 204.675 unità (tendenza in corso da diversi anni). Anche l’intera popolazione residente (italiani e stranieri) è diminuita (-76.106)seppure in maniera più contenuta grazie alla compensazione assicurata dai nuovi arrivi (per quanto meno numerosi rispetto al passato) ealle nascite da genitori stranieri (69.379, il 14,7% del totale).
 
Secondo le previsioni demografiche dell’Istat, tale scenario caratterizzerà l’intero periodo 2011-2065. L’ipotesi più probabile (scenariomediano) prevede 300mila ingressi netti annui dall’estero all’inizio del periodo e 175mila alla fine. Nel corso di questo mezzo secolo la dinamica naturale sarà negativa per 11,5 milioni (28,5 milioni di nascite e 40 milioni di decessi) e quella migratoria sarà positiva per 12 milioni (17,9 milioni di ingressi e 5,9 milioni di uscite). Il margine d’incertezza finale è tutto sommato contenuto: le entrate si collocano tra i 16,7 milioni nell’ipotesi bassa e i 19,3 milioni nell’ipotesi alta, mentre le uscite tra i 5 e i 7 milioni.

Complessivamente, la popolazione residente non diminuirà e si assesterà sui 61,3 milioni, ma sarà molto diversa la sua composizione: l’incidenza degli ultra 65enni sfiorerà il 33%, si ridurranno i minori e le classi di popolazione in età lavorativa, aumenterà l’incidenza degli stranieri.
Alla fine del periodo potranno essere 14,1 milioni i residenti stranieri e 7,6 milioni i cittadini italiani di origine straniera: nell’insieme più di un terzo della popolazione”.
 
Il quadro d’insieme, che emerge dal Rapporto IDOS, è caratterizzato da due determinanti: un trend demografico autoctono in forte decrescita, solo in parte compensato dai fenomeni immigratori che arriveranno a pesare per un terzo della popolazione residente; un sensibile e progressivo tasso di invecchiamento della popolazione.
 
Di immediata rilevanza appare subito il riflesso sul Sistema Sanitario Nazionale di questi trend e, ancora più sensibile, il riflesso sui singoli Sistemi Sanitari Regionali degli stessi. 
 
Leggi qui l'articolo integrale
 
Giorgio Giulio Santonocito
Dg Arnas Garibaldi Catania
Delega Immigrazione e Salute Federsanità ANCI


05 giugno 2018
© Riproduzione riservata


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