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Carenza medici. Un problema da non affrontare in modo univoco e semplificato. Dalla Toscana alcune possibili soluzioni

di Enrico Rossi e Gianfranco Gensini

E’ stato sottolineato il problema della carenza di specialisti in alcuni specifici settori. Un possibile approccio a questo problema potrebbe essere rappresentato da un percorso formativo specifico di alta formazione (master?) in cui medici abilitati alla professione vengano formati alla gestione di codici a minore gravità. Gli specializzati in Medicina di Emergenza-Urgenza potrebbero così concentrarsi sui codici a più alta criticità facilitando il reclutamento di medici per il servizio dell'emergenza in generale.

10 AGO - Il problema della carenza di medici previsto per i prossimi anni rappresenta certo un elemento di attenzione e di preoccupazione, anche alla luce delle dichiarazioni allarmanti provenienti da più parti, che paventano l’incapacità futura del nostro Servizio Sanitario di rispondere in modo adeguato alle necessità dei cittadini, proprio in relazione alla mancanza di medici.

La situazione attuale vede l’Italia come uno dei paesi del mondo con il maggior numero di medici in rapporto alla popolazione, ma l’erosione della numerosità dei medici dovuta al loro pensionamento porterà certamente a numeri inferiori a quelli attuali, previsti con l’attuale organizzazione della Sanità. Ma proprio questo rappresenta un elemento da considerare con attenzione: l’organizzazione attuale rappresenta un riferimento assoluto e immodificabile?

Nell’organizzazione attuale l’”atto esclusivamente medico” rappresenta già un’evenienza relativamente infrequente per la pressoché costante azione “di squadra” negli atti sanitari, ma in prospettiva una integrazione appropriata fra i ruoli del medico e dell’infermiere, rispettosa delle relative specificità professionali, può certamente rappresentare un importante elemento di miglioramento dell’efficienza del sistema, riservando al medico il ruolo professionale che gli compete. Esempi di questo approccio, quali il “see and treat” e sono stati già ipotizzati percorsi formativi universitari di specifico approfondimento di settore (medico, chirurgico, intensivo etc) per gli infermieri.

D’altra parte attingendo alle liste dei medici che hanno ultimato il percorso specifico di formazione in medicina generale molto si potrebbe fare per affrontare il problema. La stessa affermazione della medicina digitale e della telemedicina, oggi ancora attive solo in modo frammentario e non organico, potrà rappresentare uno strumento importante per ridurre le attività amministrative dei medici consentendo loro di concentrarsi su quelle professionali clinico-scientifiche.
 
E’ stato sottolineato il problema della carenza di specialisti in alcuni specifici settori. Di nuovo, esiste certamente la necessità di adeguare i numeri dei contratti per le specializzazioni alla prevista ampia quota di pensionamenti, necessità che persiste malgrado il significativo contributo dalle Regioni con posti aggiuntivi (35 per l’ultimo anno dalla Regione Toscana). Tuttavia l’organizzazione potrebbe dare utili risposte alla prevista riduzione del numero degli specialisti in alcuni settori, contribuendo così anche alla più elevata qualificazione dell’attività dello specialista nel mondo clinico reale.

Un esempio per tutti: la specializzazione in medicina di emergenza-urgenza, specializzazione giovane, che riguarda un settore assai critico del sistema, in cui l’elevata qualificazione dei professionisti rappresenta garanzia centrale per un buon esito dell’intervento sul paziente.

Il numero degli specialisti è ancora assai limitato, e anche la recente espansione del numero dei posti per specializzandi in questo settore darà risultati solo fra molti anni. Un possibile approccio a questo problema potrebbe essere rappresentato da un percorso formativo specifico di alta formazione (master?) in cui medici abilitati alla professione vengano formati alla gestione di codici a minore gravità quali i codici 4-5 del nuovo Triage non di pertinenza del percorso See-and-Treat e le urgenze pre-ospedaliere. Questa soluzione consentirebbe di concentrare gli specializzati in Medicina di Emergenza-Urgenza sui codici a più alta criticità (codici 1-3 del Pronto Soccorso e auto-mediche del 118) facilitando contemporaneamente il reclutamento di medici per il servizio dell'emergenza in generale.

In sostanza quindi non crediamo che il problema della riduzione del numero dei medici nei prossimi anni sia da leggere in modo univoco e semplificato. Il lavoro di squadra fra i professionisti della sanità, il ricorso alle riserve disponibili nel breve periodo in medicina generale, una sostanziale diffusa applicazione della medicina digitale e della teleassistenza, oltre a una rilettura e riorganizzazione del lavoro specialistico e dei percorsi formativi in alcuni settori, possono rappresentare risposte utili a fronteggiare il problema senza perdita di qualità da parte del Servizio. 
 
Enrico Rossi, Presidente Regione Toscana
 
Gianfranco Gensini, Medico, già preside della Facoltà di Medcina dell'Università di Firenze

10 agosto 2018
© Riproduzione riservata


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