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Salute in agricoltura. I risultati del Piano nazionale prevenzione

L’agricoltura è un settore che presenta rischi infortunistici e sanitari molto elevati, superiori anche a quelli dell’edilizia, che occupa circa 3.000.000 di persone tra lavoratori autonomi - di cui la maggioranza stagionali - e lavoratori dipendenti. I dati INAIL mostrano una diminuzione di oltre il 35% del numero di infortuni in sette anni con un tasso annuo di riduzione del 5,1%

18 DIC - Il convegno annuale del Gruppo di Lavoro Interregionale “Prevenzione in Agricoltura e Selvicoltura”, svoltosi nei giorni scorsi e organizzato a S. Michele all’Adige presso la Fondazione Mach, con il patrocinio e la partecipazione del Coordinamento Tecnico Interregionale, dei Ministeri dell’Agricoltura e della Salute, dell’INAIL e della Provincia di Trento, è servito fare il punto sulla situazione attuale, giudicata in linea di massima positiva, tenendo alta l’attenzione per definire le linee di sviluppo per il prossimo piano nazionale di prevenzione in agricoltura 2020-2024.
 
L’agricoltura è un settore che presenta rischi infortunistici e sanitari molto elevati, superiori anche a quelli dell’edilizia, che occupa circa 3.000.000 di persone tra lavoratori autonomi – la maggioranza-, stagionali, lavoratori dipendenti, hanno sottolineato Simona Savi ed Eugenio Ariano del sottogruppo agricoltura del gruppo tecnico interregionale Salute e Sicurezza sul Lavoro della Conferenza Stato-Regioni.
 
Ciò si è ottenuto, a partire da un’analisi della struttura produttiva e organizzativa del settore, integrando attività di ricerca, politiche premiali, attività di indirizzo e controllo.

 
In buona sostanza:
• individuando i rischi prioritari per la sicurezza e la salute e le fasce di lavoratori più esposte,
• definendo gli obiettivi perseguibili su tutto il territorio nazionale, costruendo documenti di indirizzo e strumenti di controllo utili a garantire comportamenti omogenei, individuando indicatori di risultato (riduzione infortuni e miglioramento generale delle condizioni di rischio nelle aziende),
• producendo linee guida e buone pratiche rivolte alle aziende e ai tecnici del settore,
• definendo un obiettivo quantitativo di controlli pari a 10.000 controlli/anno, non più del 1,2% delle imprese con più di 50 giornate lavorative annue.
 
Il lavoro di questi anni, che ha dimostrato buona efficacia, è partito dalla assoluta priorità di affrontare il rischio da macchine - primo tra tutti il trattore, macchina diffusissima e causa della maggior parte degli infortuni mortali -, ma ha progressivamente coinvolto altri rischi importanti, quali quelli presenti nell’allevamento di grandi animali, nell’utilizzo di prodotti fitosanitari, nelle attività stagionali di raccolta.
 
Nonostante i loro molti limiti (es. mancanza di un denominatore credibile, esistenza di una fascia di operatori autonomi non assicurati) i dati INAIL dimostrano, per la parte di agricoltura che rappresentano, una diminuzione di oltre il 35% del numero di infortuni in sette anni con un tasso annuo di riduzione del 5,1%.
 
                                                                                                      
Prendendo in considerazione anche gli anni 2007-2009, precedenti l’avvio del primo piano nazionale, in alcune regioni, in cui prima mancava un’attività sistematica, si nota un balzo importante negli anni di piano (fino a una riduzione di oltre - 7% annuo); cosa che viceversa non si è verificata nelle regioni già da tempo attive e neppure in quelle che non hanno tempestivamente attivato il piano.
 
Ciò dimostra che una parte del mondo agricolo, quella maggiormente strutturata, recepisce e fa proprie le indicazioni di prevenzione; questo avviene molto meno nelle microimprese, spesso residuali, che sono però titolari di un numero assai importante di macchine agricole, in gran parte vetuste e non sicure perché mancanti di sistemi di protezione essenziali.
 
Il Registro degli infortuni mortali professionali e non professionali (un altro dei risultati importanti del piano) continua peraltro a mostrare oltre cento decessi all’anno da trattore, quasi tutti da capovolgimento, contro i 25-30 riconosciuti da INAIL; ciò ha portato a tre iniziative importanti: l’inserimento nella normativa italiana, in applicazione del codice delle strada, della revisione periodica dei trattori - anche per i requisiti di sicurezza -, la definizione delle indicazioni tecniche per la messa a norma delle macchine vecchie, l’obbligo di formazione specifica per l’uso del trattore.
 
 
Il controllo del commercio delle macchine agricole è un’altra delle criticità emerse con l’attività di controllo, su cui si è sviluppata un’azione mirata: negli scorsi anni sono state segnalate al Ministero dello Sviluppo Economico per carenza dei requisiti essenziali di sicurezza oltre 170 modelli, buona parte dei quali visti nelle fiere agricole. Il problema è tuttora di piena attualità, visto che nel solo 2018 si stanno approntando 75 segnalazioni a seguito di controlli del commercio nelle fiere, anche di livello internazionale.
 
 
Altro tema essenziale per una efficace applicazione della normativa nel settore è quello della semplificazione degli adempimenti –valutazione dei rischi, formazione e informazione del personale, sorveglianza sanitaria-, prevista dal testo unico della sicurezza.
 
Sono stati presentati in sede di convegno strumenti di supporto alla valutazione dei rischi dedicati alle attività stagionali di raccolta manuale di frutta e ortaggi, semplici e di grande aiuto per quei datori di lavoro che assumono personale quasi solo in queste occasioni e vogliono regolarizzare la loro situazione garantendo gli elementi essenziali di tutela di sicurezza e salute.
 
 
Le indicazioni ulteriori emerse per l’attività di controllo dei prossimi anni hanno riguardato due altri temi della massima priorità di rischio: i lavori forestali, attività, com’è intuitivo, ad altissimo rischio per i quali si sono presentati gli strumenti di intervento, e la manutenzione del verde.
 
E’ emersa per la prossima pianificazione la necessità di sviluppare, su tutti i media, campagne di comunicazione nazionali sulle priorità di prevenzione e sulle indicazioni di soluzione, ma anche un forte potenziamento dei flussi informativi interni al sistema pubblico, per garantire ai servizi di prevenzione un’anagrafe strutturata delle imprese agricole, attingendo anche ai dati INPS sul personale, tuttora inaccessibili, e strumenti di monitoraggio in grado di analizzare con cura le dinamiche infortunistiche e i relativi trend, ma anche i risultati dell’attività di controllo.
 
I principali contenuti da sviluppare, per cui si sono delineati tempi e modi di realizzazione, sono:
• indicazioni tecniche per l’uso in sicurezza dei trattori da frutteto che, potendo abbattere le strutture di protezione (ROPS) per i lavori sotto chioma, sono all’origine di molti infortuni mortali,
• estensione delle Linee Guida Zootecnia ad altri tipi di allevamento (ovini, equini, avicoli),
• estensione degli strumenti di semplificazione ad altre lavorazioni e alla gestione di rischi specifici, fisici, chimici e da movimentazione manuale di carichi,
• stesura di linee guida su lavori accessori nelle aziende agricole (cantine, frantoi, caseifici, salumifici, agriturismi, maneggi, …).
 
Infine, in tema di formazione sono stati presentati programmi e strategie per la formazione delle figure aziendali (lavoratori, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e medici competenti), per dare sistematicità alla formazione dei venditori e “riparatori” di macchine agricole - essenziale per ottenere nel tempo un parco macchine sicuro -, per dare organicità agli interventi di sostegno alla formazione alla sicurezza in scuole superiori e professionali di indirizzo agrario, e ovviamente per continuare nella attività di formazione e aggiornamento degli operatori dei servizi con corsi organizzati in tutte le regioni.  
 
Domenico Della Porta
Docente Medicina del Lavoro Università Telematica Internazionale Uninettuno - Roma

18 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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