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Tra dieci anni in Italia ci saranno oltre 25milioni di malati cronici e per assisterli serviranno 75 mld di euro l’anno. Report Osservasalute

Ma già oggi la situazione è critica con 24 milioni di italiani affetti da una malattia cronica di cui 12,5 con multicronicità. Ipertensione, artrite/artrosi e malattie allergiche le cronicità più frequenti. Ne sono affette più le donne rispetto agli uomini che però vivono di meno. Si confermano le diseguaglianze di genere, territoriali, culturali e socio economiche. Ricciardi: “Servono un nuovo approccio sistemico per l’assistenza ai malati cronici e un cambio di passo delle politiche di prevenzione” LA SINTESI DEL RAPPORTO

15 FEB - È una marea montante quella delle cronicità. Solo lo scorso anno le malattie croniche hanno interessato quasi il 40% della popolazione del Belpaese, cioè 24 milioni di italiani e di questi 12,5 milioni sono afflitti da multi-cronicità. Numeri importanti destinati a crescere, le proiezioni per il futuro indicano infatti che tra 10 anni, quindi nel 2028, il numero di malati cronici salirà a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni. Le patologie croniche più frequenti? A dominare lo scenario sarà l’ipertensione, che interesserà quasi 12 milioni di persone nel 2028, seguita dall’artrosi/artrite che colpirà 11 milioni di italiani. E per entrambe le patologie ci si attende 1 milione di malati in più rispetto al 2017. Ma tra 10 anni avanzerà anche l’osteoporosi che affliggerà 5,3 milioni di persone, 500 mila in più rispetto al 2017. E a pesare ci saranno gli italiani affetti da diabete che saranno 3,6 milioni, mentre i malati di cuore 2,7 milioni.
 
Nel 2028, gli italiani tra 45-74 anni, 7 milioni saranno ipertesi, quelli affetti da artrosi/artrite 6 milioni, i malati di osteoporosi 2,6 milioni, i malati di diabete circa 2 milioni e i malati di cuore più di 1 milione. Inoltre, 4 milioni di over75 saranno affetti da ipertensione o artrosi/artrite, 2,5 milioni da osteoporosi, 1,5 milioni da diabete e 1,3 milioni da patologie cardiache.
 
Sono questi alcuni dei numeri delle cronicità in Italia che più di altri Paesi, nei prossimi anni dovrà fare i conti con l’aumento di queste patologie. A puntare i riflettori sul fenomeno, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - che ha sede a Roma presso l’Università Cattolica - che ha dedicato un focus ad hoc per fotografare la loro prevalenza tracciando i contorni degli scenari nei prossimi 10 anni.
 
Persone (valori assoluti in migliaia) per presenza di patologie croniche e tipologia di patologia - Anno 2017 e proiezioni anni 2028 e 2038



Tipologia di patologie

2017

2028

2038



Persone con almeno una malattia cronica

24.040

25.233

25.589



Persone con almeno due malattie croniche

12.578

13.907

14.673



Diabete

3.411

3.634

3.908



Ipertensione

10.702

11.846

12.523



Bronchite cronica

3.553

3.731

3.856



Artrosi/artrite

9.723

10.803

11.506



Osteoporosi

4.772

5.279

5.757



Malattie del cuore

2.499

2.689

2.926



Malattie allergiche

6.428

6.313

5.940



Disturbi nervosi

2.732

2.925

2.978



Ulcera gastrica o duodenale

1.435

1.586

1.611


Fonte dei dati: Elaborazioni Osservasalute su dati Istat - Indagine Aspetti della vita quotidiana. Anno 2017.
 
Il problema della cronicità rappresenta una sfida molto importante per il futuro di tutte le popolazioni mondiali poiché, come dice l’Oms sono “problemi di salute che richiedono un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi” e richiederanno l’impegno di circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. La crescita di questo fenomeno è connesso a differenti fattori come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della sopravvivenza dovuti al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, al mutamento delle condizioni economiche e sociali, agli stili di vita, all’ambiente e alle nuove terapie.
 
“L’aumento del numero delle persone affette da patologie croniche – ha affermato Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane diretto da Walter Ricciardi – è anche un segno del successo del nostro Ssn, come testimonia il fatto che il tasso di mortalità precoce è diminuito di circa il 20% negli ultimi 12 anni, passando da un valore di circa 290 a circa 230 per 10mila persone”.
 
Ma vediamo quali sono i dati emersi dal Focus. Una spesa per il Ssn di 71 miliardi di euro. Di certo la crescita esponenziale delle cronicità comporterà un importante impegno di risorse sanitarie, economiche e sociali. Tant’è che, ricorda l’Osservatorio, nel prossimo decennio la spesa per le cronicità salirà fino a 71 miliardi di euro.
Attualmente nel nostro Paese si stima si spendano, complessivamente, circa 66,7 miliardi per la cronicità; stando alle proiezioni effettuate sulla base degli scenari demografici futuri elaborati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e ipotizzando una prevalenza stabile nelle diverse classi di età, nel 2028 spenderemo 70,7 miliardi di euro.
Dal lato dell’assistenza primaria, in base ai dati raccolti dai Medici di medicina generale mediamente in un anno si spendono 1.500 euro per un paziente con uno scompenso cardiaco congestizio, in ragione del fatto che questi pazienti assorbono il 5,6% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, il 4,0% delle richieste di visite specialistiche e il 4,1% per le prescrizioni di accertamenti diagnostici (Cfr. Grafico 1).

Grafico 1- Costo (valori in €) medio annuo (grezzo e aggiustato mediante l’Health Search Morbidity Index) dei pazienti assistiti dai Medici di Medicina Generale aderenti al network Health Search persingola patologia dei pazienti - Anno 2017

 
 Fonte dei dati: Health Search - IMS LPD. Anno 2017.
 
Circa 1.400 euro annui li assorbe un paziente affetto da malattie ischemiche del cuore,il quale è destinatario del 16,0% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, del 10,6% delle richieste di visite specialistiche e del 10,1% degli accertamenti diagnostici (cfr. Grafico 1, Tavola 3).
Quasi 1.300 euro vengono spesi per un paziente affetto da diabete tipo 2, il quale assorbe il 24,7% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, il 18,5% delle richieste di visite specialistiche e il 18,2% degli accertamenti diagnostici (cfr. Grafico 1 e la Tavola 4 nella sintesi).
 
Un paziente affetto da osteoporosi costa circa 900 euro annui, poiché è destinatario del 40,7% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, del 35,0% delle richieste di visite specialistiche e del 32,0% degli accertamenti diagnostici (cfr. Grafico 1, Tavola 5).
 
Costa, invece, 864 euro un paziente con ipertensione arteriosache assorbe mediamente in un anno il 68,2% di tutte le prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, il 52,2% delle richieste di visite specialistiche e il 51,7% degli accertamenti diagnostici (cfr. Grafico 1, Tavola 6).
 
La Cronicità non è uguale per tuttidifferenze di genere, territorio, classi di età e titoli di studio. Il quadro sulla cronicità ha nel nostro Paese una spiccata connotazione sociale, con significative differenze di genere, territoriali e di condizione socio-economica.
 
Le donne sono più frequentemente affette da patologie croniche, il 42,6% delle donne vs il 37,0% degli uomini, divario che aumenta per la multicronicità che affligge quasi un quarto delle donne vs il 17,0% degli uomini. Si tratta di differenze in parte dovute alla struttura per età che, come è noto, è più anziana nelle donne. Particolarmente elevati i divari, a svantaggio delle donne, per l’artrosi/artrite e l’osteoporosi, di cui soffrono, rispettivamente, il 20,9% e il 13,2% delle donne vs l’11,1% e il 2,3% degli uomini.
 
Le differenze di genere si acuiscono con l’età, nel periodo adulto della vita (45-54 anni) si inverte il divario rispetto all’ipertensione a svantaggio degli uomini (14,1% tra gli uomini, 11,4% tra le donne), crescono le differenze a svantaggio delle donne rispetto alle artrosi/artrite (7,5% tra gli uomini, 12,7% tra le donne), all’osteoporosi (0,9% tra gli uomini, 4,9% tra le donne) e alle malattie allergiche (10,7% tra gli uomini, 13,0% tra le donne). Nella classe di età più anziana (65-74 anni) il divario cresce ancora, le donne sono molto più frequentemente multicroniche (42,6% tra gli uomini, 54,4% tra le donne), con problemi di osteoporosi (5,2% tra gli uomini, 31,2% tra le donne) e di artrosi/artriti (27,8% tra gli uomini, 48,3% tra le donne); lo svantaggio di genere per gli uomini cresce rispetto al diabete (17,6% tra gli uomini, 12,5% tra le donne) e alle malattie del cuore (14,4% tra gli uomini, 5,4% tra le donne) (Cfr. Tavola 7 nella sintesi).
 
La Cronicità Regione per Regione:in Calabria primato di malati cronici, a Bolzano i numeri più bassi. La prevalenza più elevata di almeno una malattica cronica si registra in Liguria con il 45,1% della popolazione. In Calabria si registra la quota più elevata di malati di diabete, ipertensione e disturbi nervosi, rispettivamente 8,2%, 20,9% e 7,0% della popolazione. Il Molise si caratterizza per la prevalenza maggiore di malati di cuore, il 5,6% della popolazione, la Liguria per quella più elevata di malati di artrosi/artriti, il 22,6%, la Sardegna per la quota maggiore di malati di osteoporosi, il 10,4%, infine la Basilicata spicca per la prevalenza più alta di malati di ulcera gastrica o duodenale e bronchite cronica, 4,5% e 7,7% rispettivamente.
 
La PA di Bolzano presenta la prevalenza più bassa di cronicità per tutte le patologie considerate.
I Comuni sotto i 2.mila abitanti sono quelli con la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%, mentre nelle periferie delle città Metropolitane si riscontra la quota più elevata di persone che soffrono di malattie allergiche, il 12,2% della popolazione residente. (cfr. tavola 8)
 
Chi studia/ha studiato di più è meno a rischio di cronicità. Nel nostro Paese il livello culturale ha un effetto significativo sul rischio di cronicità. I dati dell’Istat evidenziano, infatti, che le persone con livello di istruzione più basso soffrono molto più frequentemente di patologie croniche rispetto al resto della popolazione, con un divario crescente all’aumentare del titolo di studio conseguito. Nel 2017, nella classe di età 45-64 anni, quella in cui insorge la maggior parte della cronicità, la percentuale di persone con la licenza elementare o nessun titolo di studio che è affetta da almeno una patologia cronica è pari al 56,0%, scende al 46,1% tra coloro che hanno un diploma e al 41,3% tra quelli che possiedono almeno una laurea. L’artrosi/artrite, l’ipertensione e il diabete sono le patologie per le quali si riscontrano i divari sociali maggiori, con riferimento ai titolo di studi estremi, le differenze ammontano, rispettivamente, a 13,1, 12,5 e 7,4 punti percentuali a svantaggio dei meno istruiti (cfr. Tavola 9).
 
Differenze di prevalenza si registrano anche rispetto alle professioni. Le categorie maggiormente colpite da patologie croniche sono i disoccupati (quelli alla ricerca di nuova occupazione) e gli autonomi; tra i primi la percentuale di coloro che soffrono di almeno una patologia cronica sono il 36,3%, mentre tra i secondi si attesta al 34,6%. Rispetto alla condizione di multicronicità, i disoccupati palesano mediamente maggiori svantaggi rispetto ad artrosi/artrite e disturbi nervosi. Tra gli autonomi la patologia per la quale palesano mediamente più svantaggio è l’ipertensione (cfr. Tavola 10).
 
Di fronte all’allarmante prospettiva di un aumento della domanda di salute,il Ssn sta ponendo le basi per attuare un cambiamento indirizzato a una appropriata ed equa gestione della cronicità, così come dichiarato nel Piano Nazionale della Cronicità che nasce dall’esigenza di armonizzare, a livello nazionale, le attività di gestione della cronicità, per promuovere interventi basati sulla unitarietà di approccio, centrati sulla persona e orientati verso una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza.
Il Piano propone nuovi modelli organizzativi centrati sulle cure territoriali e domiciliari, integrate, delegando all’assistenza ospedaliera la gestione dei casi acuti/complessi non gestibili dagli operatori sanitari delle cure primarie. La “presa in carico” del cittadino dovrebbe avvenire sulla base dei Pdta delineati per ogni patologia, sempre tenendo in considerazione le peculiarità di ogni singolo paziente. Questo approccio dovrebbe avere l’obiettivo di offrire ad ogni paziente le cure appropriate al momento giusto e nel luogo giusto, ricevendo l’assistenza di operatori sanitari che, per ruolo e competenze, possono prenderlo in cura affrontando e risolvendo i problemi di salute con un approccio sistemico e multidimensionale.
 
“Il quadro che si sta prospettando impone, oltre che un nuovo approccio sistemico per l’assistenza ai malati cronici, un cambio di passo delle politiche di prevenzione - conclude il professor Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene all’Università Cattolica e Direttore dell’Osservatorio - poiché la sostenibilità della salute dei prossimi anni si gioca sulla capacità di resilienza con azioni proattive delle Istituzioni e dei cittadini in termini di promozione di stili di vita salutari e di prevenzione di secondo livello”.

15 febbraio 2019
© Riproduzione riservata


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