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Sangue. Aumentano le donazioni, ma il futuro è a rischio

Nel 2010 i donatori sono stati 28,5 ogni 1.000 abitanti (26,2 nel 2006) e le unità di sangue raccolte 43,8 (contro 38). Ma si tratta di "un equilibrio fragile”, soprattutto perché in futuro ci saranno sempre meno giovani potenziali donatori. Lo rileva un'indagine Censis commissionata dalla Fidas.

10 FEB - Un quadro caratterizzato da luci ed ombre quello della donazione e raccolta sangue in Italia. A descriverlo è il Censis, in un’indagine commissionata dalla Fidas e presentanta oggi a Roma. Nonostante il fabbisogno nazionale di sangue venga ormai coperto da circa un decennio, infatti, “tuttavia le forti disomogeneità territoriali, sia sotto il profilo della diffusione della donazione che per quello che riguarda l’organizzazione e l’efficienza dei sistemi trasfusionali locali, rendono ancora necessario un massiccio trasferimento di sangue e suoi derivati dalle regioni best practice a quelle che forniscono performance più scadenti”, rileva il Censis.

Osservando più nel dettaglio i dati dell’Istituto superiore di Sanità e del Centro nazionale Sangue elaborati dal Censis, si osserva anzitutto che la tendenza generale mostra un continuo, seppure graduale, aumento delle donazioni e dunque delle unità di sangue raccolte. Nel 2010 i donatori italiani sono stati infatti 1.720.000, pari a 28,5 ogni 1.000 abitanti, dato che fa registrare un aumento significativo rispetto a quanto registrato nel 2006 (26,2). Discorso simile vale per le unità di sangue raccolte, nel 2011 pari a 2.650.000 unità di sangue intero, ossia 43,8 unità per 1.000 abitanti contro le 40,9 del 2006.


Secondo il Censis i dati evidenziano peraltro quanto la donazione di sangue rappresenti un’azione che gli italiani residenti nelle diverse zone del Paese compiono in quote molto diverse: i donatori per 1.000 abitanti sono infatti 33,8 al Nord Est, 27,7 al Nord Ovest, 30,0 al Centro, 25,0 al Sud e 26,0 nelle Isole. "Va rilevato come l’aumento dei donatori si sia concentrato soprattutto nelle regioni del Sud e del Centro, che nel 2006 facevano registrare valori significativamente più bassi".
 
Rimane il Nord Est il territorio in cui le unità di sangue intero raccolte risultano più numerose, e pari a 54,2 ogni 1.000 residenti, al Nord Ovest il dato è pari 49,8, mentre al Centro raggiunge 41,5. Al Sud le unità raccolte per 1.000 abitanti sono 32,6 mentre nelle Isole arrivano a 38,4.
 
Ma, sottolinea il Censis, “se si considera che il fabbisogno di sangue si stima in 40 unità per 1.000 abitanti, il dato evidenzia come l’equilibrio italiano sia fragile, e poggi ancora oggi in gran parte sui donatori delle regioni settentrionali”.

La fragilità più sostanziale, secondo il Censis, è quella legata alle dinamiche demografiche: la fascia d’età dalla quale proviene la grande maggioranza dei donatori, infatti, è rappresentata dalle persone in età compresa tra i 30 ed i 55 anni, e le proiezioni dei dati demografici evidenziano come si tratti di una componente del corpo sociale destinata a ridursi in modo significativo nei prossimi decenni.

Secondo le elaborazioni condotte dal Censis sui dati Istat i 30‐55enni, che nel 2009 sono 23.343.655, pari al 46,8% della popolazione, saranno nel 2020 quasi un milione in meno, 22.514.962, il 43,8% del totale della popolazione, e nel 2030 si ridurranno a 19.765.468, pari al 37,7% del corpo sociale. Nello stesso arco di tempo le fasce più anziane della popolazione si amplieranno in modo notevole, e gli over55, oggi il 37,4% della popolazione, saranno il 41,9% nel 2020 e il 48,0% nel 2030, "andamento che - afferma il Censis - impatterà evidentemente sul fabbisogno di sangue".
 

10 febbraio 2012
© Riproduzione riservata


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