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Liberalizzazioni. Sulle farmacie nessun passo avanti per "il bene" del Paese 

Molte le norme da rivedere: quorum, concorsi, orari, ereditarietà. Sarebbe però opportuno che tutte le forze politiche pongano in essere interventi mirati, ascoltando le categorie interessate, piuttosto che presentare migliaia di emendamenti

11 FEB - Piovono, o visto il meteo, fioccano, commenti sul decreto legge “Cresci Italia” da parte di farmacisti, politici, ed esperti a vario titolo del settore.

 
Appare manifesto che, anche l’articolo 11 del decreto legge 24 gennaio 2012 - recante “ potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, accesso alla titolarità delle farmacie e modifica alla disciplina della somministrazione dei farmaci” - rappresenta uno strumento che le varie correnti politiche utilizzano per “coltivare amicizia” in una categoria piuttosto che per “coltivare interessi personali”.
 
Il decreto Cresci Italia avrebbe lo scopo di contribuire a migliorare le condizioni economiche attuali del paese e renderlo più florido nel prossimo futuro.
Ebbene, se così è per alcune norme che il sottoscritto non ha l’ardire di commentare, cosi non è e non può essere per l’articolo 11 che se è vero che prevede un aumento del numero delle farmacie e conseguentemente un aumento della concorrenze nel settore di vendita del farmaco, nonché una possibile soluzione al problema occupazionale di molti farmacisti non titolari, è anche vero che regolamenta svariati aspetti del servizio farmaceutico che poco riguardano le condizioni economiche del nostro Paese.
 
Mi riferisco ai commi che regolamentano in maniera diversa gli orari ed i turni delle farmacie, i limiti alla trasmissibilità agli eredi della titolarità della farmacia nonché a quelle che impongono prelievi a carico di alcuni farmacisti per favorirne altri e che obbligano ad assumere dipendenti in proporzione al fatturato.
Così facendo, il decreto da una parte dovrebbe aumentare il livello di concorrenzialità nel settore delle farmacie e dall’altra tenderebbe a “togliere” ad alcuni farmacisti per “dare” ad altri e quindi ribadendo un sistema assistenzialista che, ad avviso dello scrivente, già troppo ha impoverito il nostro paese.
Ebbene, sulla scorta di una prima lettura del decreto, in molti abbiamo potuto notare che le norme previste erano poco attuabili (concorsi e termini ridottissimi), poco chiare (liberalizzazione orari) e sicuramente con profili di illegittimità costituzionale palesi (costituzione di fondo a favore di farmacisti rurali ed obbligo assunzione in base a fatturato).
 
Sarebbe stato opportuno e lo sarebbe ancora certamente che le varie forze politiche provvedessero a correggere alcune macroscopiche incongruenze dando ascolto alle associazioni di categoria che tanto si stanno impegnando non solo per tutelare l’interesse dei farmacisti e della farmacia ma anche e soprattutto per ovviare alle difficoltà che l’attuazione del decreto sicuramente creerebbe.
Ma veniamo ad un brevissimo excursus del decreto che, lungi dall’essere un analisi dello stesso, vuole sottolineare alcuni problemi che l’eventuale conversione della norma così scritta produrrebbe.
 
Concorsi
Senza entrare nel merito dell’adeguatezza del limite demografico i commi 2 e 5 prevedono, in meno di sei mesi, la revisione delle piante organiche delle farmacie, l’espletamento dei concorsi e l’assegnazione delle sedi farmaceutiche istituite (sic!)
Ebbene una stretta di vite sull’inadempienza della Pubblica Amministrazione è cosa giusta ma forse concordare i termini con la stessa avrebbe sicuramente più senso e permetterebbe di aprire realmente le nuove farmacie sul territorio.
 
Orari e Turni
La liberalizzazione degli orari è stata accolta da una buona parte della categoria con entusiasmo,  da altri meno ma questo è normale.
Ciò che non è normale sono le molteplici interpretazioni di lettura della norma stessa (per alcuni infatti la libertà sarebbe di orario e non di turno per altri invece la libertà sarebbe integrale) che, giocoforza, verrebbe applicata in maniera diversa sul territorio con l’ovvio proliferare di contenziosi con la Pubblica Amministrazione.
 
Limite per gli eredi
Anche il limite previsto al comma 8 che riduce da due anni a sei mesi il termine per gli eredi di trasferire le quote di una società speziale appare privo di senso.
Difatti, pur essendo lo scrivente a conoscenza, della natura concessoria dell’autorizzazione alla titolarità di farmacia, non riesce a comprendere perché venga posto un termine così stringente agli eredi di un farmacista che viceversa in vita può disporre della propria farmacia liberamente.
 
Fondo ed obbligo di assunzione
I due commi  11 e 12 presentano profili di incostituzionalita'.
Difatti, non solo a mio avviso, il comma 11 sarebbe incostituzionale secondo gli articoli 3 e 41 della Costituzione, in quanto accollerebbe ai privati un servizio pubblico.
Il comma 12, quello che obbliga le farmacie con elevati fatturati ad assumere uno o piu' farmacisti collaboratori, si profila incostituzionale in base alla sentenza 78 del 1958 della Corte Costituzionale che indica come non imponibile il numero di persone da assumere.
 
In conclusione, appare necessario che tutte le forze politiche pongano in essere interventi mirati piuttosto che presentare migliaia di emendamenti, facendo sì che gli stessi correttivi siano oculati e tecnici evitando correzioni che, dietro il paravento della politica, vadano a premiare i singolari interessi o quelli di amici, mogli ed amanti…….
Solo così tutte le critiche fioccate si scioglierebbero come neve al sole.
 
Avv. Paolo Leopardi


11 febbraio 2012
© Riproduzione riservata


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