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“Te lo do io il cambiamento”. Perché ho scritto questo libro

Il mio nuovo libro, scaricabile gratuitamente da QS, vuole essere un atto di opposizione leale libera competente e democratica contro chi malgrado le sue buone intenzioni, sta contribuendo con le proprie incapacità a mandare in malora la nostra sanità pubblica

03 GIU - L’altro giorno Luciano Fassari, con la sua consueta obiettività professionale, ha offerto a tutti noi un prezioso compendio dell’attività politica del ministro Grillo nel suo primo anno di governo, dal quale viene fuori che, il bilancio tra le cose dette di voler fare e le cose fatte risulta, almeno a me, piuttosto scarso (QS 1giugno 2019)
 
In tempo reale su Facebook sembra rispondergli il ministro Grillo, che elenca le cose fatte e dichiara:
- ho ereditato una situazione non semplice, ma non mi sono scoraggiata,
- ho voluto iniziare proprio da azioni che possano garantire un futuro al nostro servizio sanitario nazionale,
- c'è ancora tantissimo da fare, lo so.
 
La sconfitta elettorale
In mezzo a queste dichiarazioni e a questi bilanci c’è oggettivamente una sconfitta elettorale che per quello che risulta a me è passata anche per la sanità e in modo piuttosto pesante dal momento che il M5S nel nostro settore risulta abbia perso molti dei voti conquistati il 4 marzo dello scorso anno in  parte consegnandoli all’epochè, come la chiamavano gli scettici dell’antica Grecia, cioè alla  “sospensione dell'assenso”.

 
All’indomani dalla sconfitta elettorale del M5S il ministro Grillo dichiara:
- dobbiamo fare tesoro degli errori,
- dobbiamo continuare ad avere fiducia in noi (QS 29 maggio 2019).
 
Se ammettiamo che la sconfitta elettorale sia avvenuta, ovviamente solo per quota parte, anche in sanità, allora per riprendere le dichiarazioni del ministro Grillo è possibile che nel nostro settore si siano fatti degli “errori” cioè il ministro Grillo abbia fatto degli errori, ma se questi errori fossero, in realtà delle incapacità e delle incompetenze, in questo caso sarebbe difficile darle la fiducia.
Si dà il caso che quello che è avvenuto in sanità, cioè il rischio di perdere consensi a causa di scelte politiche maldestre e poco meditate, fosse stato da chi conosce bene il settore, ampiamente previsto come dimostrano le numerose critiche pubbliche, a partire dalle mie, che in questo anno il ministro Grillo ha ricevuto pubblicamente.
 
Per me, se vi rileggete i miei articoli sul ministro Grillo, l’insuccesso elettorale del M5S non è stato per niente un colpo di fulmine a ciel sereno, tutt’altro, ma al contrario l’esatta conseguenza di una delusione collettiva dovuta principalmente ad un movimento poco coerente, incerto, ambiguo, ma soprattutto almeno in sanità, del tutto continuo a quello che avrebbe dovuto cambiare
 
Ordinarietà e continuità
Ma torniamo alle dichiarazioni del ministro Grillo: secondo me è vero che lei ha ereditato dai precedenti governi una “situazione non semplice” ma è altrettanto vero che la sua azione politica, per ragioni che ineriscono, a mio parere, alle sue insufficienze politiche e culturali, è stata sino ad ora interamente all’insegna della continuità.
 
Per chi studia le politiche sanitarie da tanti anni, tra i ministri che sono venuti prima e la Grillo, non si sono viste grandi discontinuità strategiche, (come in cuor nostro molti di noi speravano guardando al M5S come a un soggetto riformatore).
 
Anche la Grillo nonostante sia un ministro 5 stelle e nonostante le ragioni per cambiare siano davvero tante, vola molto basso, gestisce l’ordinario, è priva di un pensiero strategico, non ha in progetto di sanità da spendere. Anche lei è alle prese nello stesso identico modo degli altri con la questione finanziaria, con il patto per la salute, cioè con il solito tran tran che di anno in anno sta ammazzando la sanità.  
 
Le uniche differenze tra il ministro Grillo e chi l’ha preceduta, riguardano sempre, nella gestione ordinaria, gli oggetti preferiti: chi preferisce il superticket, chi l’appropriatezza, chi le liste di attesa, chi le borse di studio per i medici, ma alla fine, si resta dentro una politica della continuità non della discontinuità.
 
Questo per la Grillo cioè per un ministro del cambiamento è un grosso problema Fa venire dubbi, alimenta la sfiducia e quindi l’epochè. Ma soprattutto delude in particolare se si viene a scoprire che lei, il ministro del cambiamento, ha deliberatamente rifiutato di dare le gambe ad una politica diversa e davvero alternativa. Cioè ha fatto ciò che fa la maggior parte dei politici mediocri: adattare ai propri limiti le cose da fare e non dedurre le cose da fare dai cambiamenti che sono necessari.
 
In questo modo la sanità continua a trovarsi nelle peste. A marcire nelle sue grandi contraddizioni, e per giunta se si pensa al contesto finanziario e al regionalismo differenziato, con delle prospettive a dir poco problematiche
 
Le cose fatte e non fatte
Il compendio di Luciano Fassari e quello del ministro Grillo  a me non colpisce perché  nel primo caso molte cose non sono state fatte o nel secondo caso delle cose sono state fatte, ma perché in entrambi i casi tutte le cose fatte o non fatte, sono per decisione politica  del ministro Grillo tremendamente ordinarie, cioè sono politicamente sotto-determinate, nel senso  che ciascuna di esse sono utili per carità ma come sempre  sono difformi e distanti dalle grandi questioni del sistema, dai suoi punti di crisi, dai rischi che la sanità pubblica sta correndo, dai veri problemi dei cittadini e degli operatori.
 
Ovviamente mi fa piacere risolvere la questione delle liste di attesa ma nello stesso tempo vorrei dal ministro Grillo, proprio perché un ministro 5 stelle, che intervenisse per mettere in sicurezza il sistema pubblico rispetto alla fase economica, rispetto ai tagli possibili. Ma per fare questo ci vuole una idea e purtroppo questa idea lei non ce l’ha.  
 
Mi fa piacere che il ministro abbia trovato il modo per aumentare le borse di studio ma da un ministro cinque stelle vorrei che si recuperassero i 5 mld di incentivi fiscali ai fondi integrativi e che mi si spiegasse la ragione del perché nel decreto crescita all’art 14, i fondi integrativi siano considerati attività non commerciali.
 
Da un ministro come la Grillo vorrei non chiacchiere sulle diseguaglianze ma una strategia precisa che parta da una riforma dei criteri di riparto ma che metta in campo politiche discrete cioè coerenti con le realtà regionali. Come vorrei che un ministro 5 stelle mettesse fine al dm 70 che ha condannato gli ospedali ad avere pronti soccorsi intasati, disumani, violenti.
 
Nello stesso tempo vorrei che un ministro che teorizza a parole il cambiamento si occupasse di medicina, di sfiducia sociale, di conflitti tra professioni, di crisi identitarie, di ripensare questo rottame bocconiano che sono le aziende, quindi mi proponesse una altra forma di governo della sanità ma anche che facesse della prevenzione finalmente quello che non è mai stata una vera strategia di salute degna di questo nome. Insomma signor ministro quello che vorrei è che lei fosse un ministro diverso dagli altri. Cioè un vero ministro 5 stelle.
 
Errori o incapacità?
No, signor ministro, le contesto quello che lei ha dichiarato su facebook: per garantire un futuro al nostro Servizio sanitario nazionale lei  non ha iniziato dalle cose giuste  lei ha iniziato solo dalle cose più semplici, più terra terra, quelle che le creano meno problemi, cioè quelle che sono alla sua portata e che non abbisognano di nessun pensiero di riforma di nessun sforzo culturale
 
Se vuole garantire davvero un futuro alla nostra sanità lei dovrebbe ripensare, proprio perché ministro 5 stelle, le sue strategie povere quelle basate sugli interventi spot e sui twitter, e intervenire non sugli errori ma sulle sue incapacità e soprattutto sulle sue incompetenze.
 
Ma in tutta sincerità e ammettendo da parte sua anche un sussulto di volontà, non credo che lei ne sia capace. Riformare le proprie ontologie per riformare le politiche, è come decidere di tagliarsi un braccio, o di essere altro da quello che si è, meglio è, più pratico, per il M5S ammettere l’errore politico di aver messo un ministro sbagliato nel posto sbagliato. E’ sotto gli occhi di tutti il contrasto tra le politiche semplici, elementari, del ministro Grillo e l’enorme complessità del nostro settore.
 
Quando penso a come si è comportata sulla questione del regionalismo differenziato, alle sue incaute aperture, alle sue banalizzazioni, alle sue manifeste incompetenze quelle che senza battere ciglio ha persino esibito nelle audizioni in parlamento, e penso al peso elettorale che oggi ha la Lega, mi vengono i brividi. Se sarà lei a mediare sul regionalismo differenziato in sanità stiamo freschi.
 
Quando penso a come ha gestito la questione dei vaccini, parlo di gestione politica, mi vengono le bolle, quando penso che lei non sta facendo nulla per contrastare la privatizzazione in atto del sistema e che ha disertato l’assemblea di tutti gli ordini professionali fatta contro il regionalismo differenziato e che ancora non ha detto una parola sulle grandi svolte culturali che sono in atto nel nostro paese, a proposito di medicina, mi viene la tristezza.
 
Te lo do io il cambiamento
Il mio ultimo libro “Sanità. Te lo do io il cambiamento”, e che chiunque può scaricare gratuitamente da questo giornale, è stato scritto prima della sconfitta elettorale del M5S, con lo scopo di contestare pubblicamente al ministro Grillo le sue scelte strategiche e di affermare la necessità di un cambiamento riformatore, ma per ragioni di correttezza e di rispetto nei confronti proprio del movimento 5 stelle, è stato pubblicato solo ora, per non interferire negli orientamenti di voto delle persone.
 
Esso nei fatti predice la sconfitta elettorale del M5S quindi spiega attraverso la sanità e fatti alla mano, perché il M5S ha perso voti, perché il ministro Grillo è semplicemente un ministro inadeguato, ma soprattutto spiega che è impossibile cambiare senza riformare e spiega quale dovrebbe essere un pensiero di riforma che un movimento nato per cambiare il mondo, dovrebbe fare proprio.
 
Tutti immancabilmente ad ogni sconfitta elettorale se la prendono con la comunicazione come se il problema fosse il modo di parlare e non cosa si dice. Coloro che in sanità hanno creduto nel M5S, sono rimasti delusi e si sono sentiti traditi non per come si sono dette le cose ma per l’estrema povertà delle politiche messe in campo, per l’eccessiva improvvisazione, per il dilettantismo che alla fine ha finito con il prevalere.
 
Se si promette cambiamento e alla fine fondamentalmente non cambia mai niente, qualche problema di fiducia e di credibilità si pone. Ma a parte questo resta il problema politico di fondo cioè il danno che si fa, nel nostro caso alla sanità pubblica, ai diritti delle persone, quando anziché intervenire tempestivamente laddove si deve intervenire, con robusti cambiamenti, mettendo in campo contro prospettive positive in luogo di prospettive negative, si lascia marcire tutto condannando il sistema ad andare in malora.
 
Su un punto mi dichiaro d’accordo con il ministro Grillo “c’è ancora tantissimo da fare” ma a differenza del ministro per fare quello che servirebbe alla sanità per me bisogna pensare quello che sino ad ora nessuno ha pensato cioè ad una strategia di riforma. Ma questa strategia, posso testimoniare di persona, il ministro Grillo l’ha deliberatamente rifiutata. Non è nelle sue corde. E’ fuori dalla sua portata.
 
“Te lo do io il cambiamento” vuole essere un atto di opposizione leale libera competente e democratica contro chi malgrado le sue buone intenzioni, sta contribuendo con le proprie incapacità a mandare in malora la nostra sanità pubblica.
 
Ivan Cavicchi

03 giugno 2019
© Riproduzione riservata


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