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Lettera aperta al futuro Generale dell’Ordine Camilliano

Con questa Lettera aperta voglio lanciare al futuro Generale dell’Ordine Camilliano l’appello per la riapertura del Camillianum di Roma, e invitare tutti i Camilliani coinvolti nell’elezione di controllare che il punto sia nel programma del candidato alla posizione e abbia priorità massima

26 LUG - L’altro giorno, mercoledì 24 luglio 2019, è morto in Brasile il Generale dell’ordine camilliano Leocir Pessini. Ogni morte segna sempre un momento assai rilevante, che genera rispetto e riflessione sulle cose ultime e sul senso dell’esistenza. A prescindere dalle diverse risposte date alla tematica, il primo pensiero è ai familiari, a tutti i Religiosi Camilliani, e a quanti l’hanno conosciuto, cui vanno le più sentite condoglianze.
 
Questa Lettera aperta, tuttavia, riguarda i programmi terreni e dei progetti istituzionali che la morte prematura di Pessini ha interrotto, il primo dei quali è la regolare conclusione del suo mandato generalizio in scadenza a maggio 2020. L’Ordine camilliano deve individuare un nuovo Generale in anticipo, e ciò comporta uno certo scompiglio delle programmazioni fatte.
 
Non è il caso di fare qui speculazioni circa presunti significati reconditi di tali scompaginamenti, né esse sono in linea con la prospettiva secolare che mi è propria, ma auspico che l’anticipazione del mandato del nuovo Generale possa aprire opportunità nuove in vari ambiti, tra cui anche quella concernente la riapertura dell’Istituto Camillianum.

 
Scrivo questa Lettera aperta al futuro Generale dei Camilliani e a tutti i Camilliani chiamati a eleggerlo per via della collaborazione avuta negli anni scorsi con l’Istituto Camillianum di Roma, collaborazione che, tra altro, aveva portato nel luglio 2018 alla co-organizzazione del Master in Bioetica, Pluralismo, e Consulenza Etica tra l’Università degli Studi di Torino e il Camillianum stesso.
 
Il Master in bioetica dell’Università di Torino da sempre era informato al pluralismo delle prospettive valoriali; e l’Istituto Camillianum, ispirato dalla spiritualità di San Camillo de’ Lellis, poteva sviluppare la riflessione teologica sulla prassi di cura, considerando l’ambito della salute come un terreno fertile su cui costruire il dialogo e il confronto: una sorta di “terra di mezzo” per cercare insieme con altre posizioni teoriche e altre tradizioni religiose piste per tutelare i più deboli e svantaggiati. Sulla scorta di questi presupposti si era intrapresa la joint-venture del nuovo Master, che comunque è partito e sta riscuotendo interesse e attenzione tra gli iscritti.
 
Poche settimane dopo la stipula formale della Convenzione del Master, com’è noto, per fermo volere del Generale Pessini, il Camillianum è stato improvvisamente chiuso, i neoimmatricolati sono stati dirottati altrove, e si è solo consentito ai tesisti di concludere il loro iter studiorum tassativamente entro il 30 settembre 2019 (con una lesione dei loro diritti).
 
Tutto questo, nonostante il Camillianum fosse in espansione quantitativa e in crescita qualitativa, essendo l’Istituto diventato uno dei più attivi centri di elaborazione culturale sull’etica e l’unico specializzato nella pastorale sanitaria. Le ragioni della decisione sono ignote, ma certamente essa ha generato una vera e propria catastrofe, sia per la cultura cattolica che per quella laica aperta al dialogo con le religioni.
 
La chiusura del Camillianum ha portato alla dissipazione di un tesoro culturale prezioso per tutti: per chi ne condivide i presupposti, perché nella riflessione del Camillianum poteva trovare spunti di approfondimento della prospettiva, e per chi è in disaccordo, perché vi ritrovava solido materiale da criticare.
 
Non c’è bisogno che mi dilunghi a sottolineare che la chiusura di un Istituto universitario di alto livello è sempre una perdita secca per l’intera cultura. Nel caso specifico, poi, anche l’assistenza sanitaria mondiale perde un significativo punto di riferimento, dal momento che il Camillianum formava studiosi da tutte le parti del pianeta pronti a operare nella (e anche dirigere la) sanità dei più disparati paesi.
 
Con questa Lettera aperta voglio lanciare al futuro Generale dell’Ordine Camilliano l’appello per la riapertura del Camillianum, e invitare tutti i Camilliani coinvolti nell’elezione di controllare che il punto sia nel programma del candidato alla posizione e abbia priorità massima.
 
Quella di riprendere al più presto l’attività culturale del Camillianum deve essere una priorità, perché quell’attività è comunque un servizio prestato all’assistenza sanitaria e ai pazienti dei vari paesi del mondo, Italia compresa. È probabile che l’elezione del Generale avvenga in anticipo rispetto alla scadenza prevista, e quest’opportunità deve essere colta con prontezza per riaprire il Camillianum al più presto e riprendere con rapidità e vigore l’elaborazione culturale interrotta con la sua improvvisa e ingiustificata chiusura.
 
Maurizio Mori
Ordinario di bioetica e filosofia morale, Università di Torino
Direttore del Master in Bioetica, Pluralismo e Consulenza Etica, Università di Torino
Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica
Presidente della Consulta di Bioetica Onlus

26 luglio 2019
© Riproduzione riservata


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