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Gli europei in balia dell’inquinamento: il 14% dichiara di essere vittima di problemi ambientali. Italia sotto la media Ue

Situazione che non si smuove dal 2012. Forti le differenze tra i vari Stati: da Malta che registra il 26,5 % di popolazione esposta, all’Irlanda con solo il 5,5 %. L’Italia migliora: dal 17,2 % nel 2012 all’11,9 % del 2017. Soglia più alta per l’inquinamento acustico con il 17,5 % degli europei che subisce i “rumori ambientali”. Il focus sul particolato (PM 10) indica come siamo ancora al di sopra della soglia redatta dall’Oms. La povertà rimane un fattore di rischio all’esposizione.

10 SET - Il 14 % degli Europei riporta di essere stata vittima dei problemi ambientali nel 2017. Situazione che non migliora dal 2012. È quanto emerge dai risultati di un sondaggio di Eurostat. Una percentuale che però cambia radicalmente tra i vari stati membri dell’Unione. Basta osservare il Gap tra Malta, che registra il tasso più alto di popolazione esposta all’inquinamento (26,5 %), e l’Irlanda dove la cifra si attesta solo al 5,5 %.
 
Tra le nove dimensioni degli indicatori sulla “qualità della vita” monitorati da Eurostat, una parte si concentra sull’ottava dimensione: l’ambiente naturale e di vita. I dati riportati da Eurostat, aggiungono inoltre i risultati dell’Agenzia europea dell’Ambiente sull’esposizione delle popolazioni urbane al particolato fine (PM10). Emerge ancora una volta, come le fasce meno agiate siano maggiormente a rischio: nel 2017 le classi sociali redditualmente più povere hanno registrato un tasso di esposizione all’inquinamento di +1,9 punti percentuali superiori alla media. Se il 14 % della popolazione europea ha subito i problemi di inquinamento e sporcizia, per gli “ultimi” la percentuale sale al 16 %. Ecco le differenze tra i vari Stati del Vecchio Continente, il focus sul particolato, i dati sull’inquinamento acustico, il fattore povertà e gli obiettivi dell’Unione che guardano al 2050.

 
Grandi differenze tra i vari Stati nell’esposizione della popolazione all’inquinamento. Migliora di molto l’Italia.
Le differenze tra le popolazioni esposte ad inquinamento, sporcizia e problemi ambientali nei vari stati dell’Unione sono a dir poco notevoli. Come già accennato, Malta registra la percentuale più alta di esposizione all’inquinamento e/o a problemi ambientali, ed è seguita nella “classifica nera” dalla Germania, che registra il 24,5 % della popolazione esposta, e Grecia al 20 %. Valori molto più alti della media UE anche per Lussemburgo, Lettonia, Slovenia, Lituania, Bulgaria e Romania.
Alla sponda opposta, i paesi nordici come Danimarca, Finlandia e Svezia, che insieme alla Croazia registrano tassi di esposizione molto più bassi, che oscillano tra il 6 e l’8 %. “Vince” la verde Irlanda, che vede solo il 5,3 % della popolazione esposta ai problemi dell’inquinamento.
Buone notizie per il nostro Paese: se il malcontento degli italiani rispetto all’inquinamento registrava il 20,7 % nel 2012, nel 2017 si è scesi all’11,7 %. Un dato incoraggiante, soprattutto paragonato all’andamento complessivo dell’Unione Europea, che ha visto l’esposizione dei cittadini ai problemi ambientali rimanere stabile negli anni presi in esame da Eurostat.
 
Il focus sul particolato: si abbassano le emissioni dal 2000. Ma siamo sempre sopra la soglia dell’Oms.
Indagando invece l’esposizione della popolazione urbana, nello specifico per quel che riguarda il particolato PM 10, emerge come nel 2000 la popolazione dell’Unione Europea è stata in esposta a 28,8 μg / m³ di PM10, raggiungendo il suo picco massimo nel 2006 di 30 ,2 μg / m³. Il rischio, fatta eccezione per il 2011, ha seguito un percorso discendente. Di fatti, nel 2017 la popolazione urbana del Vecchio Continente si attestava a 21,6 μg / m³ di PM10, cifra notevolmente più bassa del 2000, ma comunque al di sopra dell’obiettivo fissato dall’OMS di 20 μg / m³.
Nel 2017 Paesi Bassi, Austria, Francia, Portogallo, Germania, Lettonia, Regno Unito, Danimarca, Svezia, Irlanda ed Estonia hanno registrato valori di inquinamento da PM10, inferiori alla soglia dell’OMS, con la Finlandia che vantava la più bassa concentrazione (10,0 μg / m³).  
Anche per il PM10 si individuano differenze sostanziali tra i vari Stati dell’Unione. Di fatti le concentrazioni di particolato erano il doppio rispetto alla soglia varata dall’OMS, nelle aree urbane della Bulgaria (37,3 μg / m³) e della Polonia (32,2 μg / m³). Un confronto tra il 2007 e 2017 svela un calo della potenziale esposizione delle popolazioni urbane al PM10 in Europa del 40 %, soprattutto in paesi come l’Estonia dove l’inquinamento di particolato si è ridotto del 43,5 % e in Romania del 40%. Fanno eccezione il Lussemburgo e la Lituania, dove si è registrato un aumento rispettivamente del 18,0% e del 10,7%.
 
L’inquinamento acustico: il 17,5% della popolazione europea vittima dei “rumori ambientali”.
Il 17,5 % della popolazione europea ha dichiarato di essere esposto all’inquinamento acustico, quei “rumori ambientali” che vanno al di sopra della soglia di confort.  I suoi effetti sono estremamente gravosi per la salute: dall’ipertensione, all’aumento di stress, disturbi del sonno, per non parlare dei casi più gravi che vanno dall’acufene alla perdita dell’udito.
I dati di Eurostat indicano che nel 2007 il 23 % della popolazione riferiva esposizioni ben al di sopra della soglia di “sopportabilità”. Situazione che è migliorata, facendo scendere il dato del 2007 al 17,5 % nel 2017. La percentuale della popolazione che ha riferito un rumore proveniente dai vicini o dalla strada, variava da non più di 1 persona su 10 in Estonia (8,2%), Croazia (8,6%), Irlanda (9,0%) e Bulgaria (9,8 %) fino a oltre un quinto della popolazione in Grecia (20,1%), Lussemburgo (21,6%), Portogallo (23,5%) , Malta (24,9%), oltre un quarto della popolazione nei Paesi Bassi (25,6%) e Germania (26,1%).
Anche per questo problema le fasce redditualmente meno agiate hanno registrato più probabilità di esposizione ai rumori. In percentuale il “mondo di sotto” ha registrato questa cifra con + 3,3 punti percentuali rispetto alla media europea di essere a rischio inquinamento acustico.
 
Le fasce meno agiate più a rischio. Soprattutto nelle aree urbane
Nel 2017 il 16 % della popolazione a rischio povertà in Europa è stata preda dell’inquinamento. Emerge come le fasce più povere di Slovacchia, Belgio, Bulgaria, Paesi Bassi e Ungheria, hanno registrato il + 8,2 % di possibilità essere vittime del problema. Lacune evidenti anche per Germania, Irlanda e Lussemburgo (+ 5,5 % rischio). Si evince come la distribuzione del “rischio povertà” sia differente all’interno dell’Europa: nella parte occidentale è comune trovare le fasce più deboli in zone urbane (24,3% media UE) con 4 possibilità in più di vivere in zone sovraffollate, al contrario nella zona orientale, gli “ultimi” hanno residenza generalmente nelle zone rurali (27,1 % media UE), ma sono sicuramente meno esposte ad agenti inquinanti e sporcizia rispetto agli abitanti dei grandi centri urbani.
 
Il Settimo Programma d’Azione per l’ambiente e gli obiettivi per il 2050
Il Settimo programma d'azione per l'ambiente dell'UE, entrato in vigore nel 2014, fornisce orientamenti per la politica ambientale dell'Unione Europea fino al 2020
- proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell'UE.
- trasformare l'UE in un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse, verde e competitiva, a basse emissioni di carbonio; salvaguardando nel contempo i cittadini dell'UE dalle pressioni ambientali che presentano un rischio per la salute e il benessere.
- Nell'ambito del suo programma d'azione l'UE si è impegnata a ridurre considerevolmente l'inquinamento acustico: ad esempio modificando il modo in cui le città sono progettate o riducendo il rumore alla fonte.
- La Direttiva sul rumore ambientale (Direttiva 2002/49 / CE) è il principale strumento politico dell'UE per valutare e gestire il rumore ambientale.
 
Bisogna riconoscere all’Unione Europea un’ampia gamma di normative ambientali, che hanno portato miglioramenti. Ma è solo un punto di partenza. Se il Settimo Programma di Azione per l’ambiente guiderà la politica europea fino al 2020, l’Unione guarda al 2050, per disegnare un futuro più “sostenibile”. Ricordando che la qualità della vita non può esistere senza qualità dell’ambiente, e che la sfida all’inquinamento va di pari passo con la lotta alla povertà, per non lasciare nessuno indietro. Una partita che devono vincere politica e istituzioni.
 
Federico Ruggeri

10 settembre 2019
© Riproduzione riservata


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