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Infortuni e rischi dei lavoratori adulti

Il medico competente dovrebbe essere coinvolto anche nella definizione dei compiti lavorativi e dei rischi correlati, soprattutto se ai lavoratori anziani sono già state impartite limitazioni/prescrizioni. Un utile strumento a disposizione dei medici competenti per il monitoraggio della capacità lavorativa, soprattutto nella popolazione anziana, può essere il questionario per la valutazione del Work ability index, capace di individuare i soggetti più fragili e che necessitano di interventi più mirati

11 SET - Gli infortuni mortali dei lavoratori anziani nel nostro Paese sono avvenuti principalmente nei comparti agricoltura (44%) e costruzioni (24%), seguiti con quota minore dal comparto manifatturiero (14%). Tali percentuali, riportate dallo studio INAIL “Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi sul lavoro” (InforMo), pubblicato a fine agosto, riflettono però in larga parte la diversa consistenza degli addetti, oltre che dei rischi, per ciascun settore e quindi degli infortuni conseguenti.
 
Per l'importanza e l’interesse dei risultati si propone la seguente sintesi. Dal punto di vista della tipologia di impresa (secondo la sua dimensione), gli infortuni occorsi ai lavoratori anziani sono accaduti essenzialmente nelle microimprese (80%) mentre è bassa (7%) la quota di casi in aziende medio grandi (cinquanta addetti e oltre). Le rispettive quote di infortuni mortali per la popolazione dei non anziani si attestano al 62% ed al 13%. Occorre anche evidenziare che i dati dell’indagine Istat sulla Salute 2013 mostrano, coerentemente anche con i risultati di diversi studi europei, che circa un terzo dei soggetti di età 62-67 anni, la fascia più colpita dalla riforma Fornero, riferisce di avere limitazioni funzionali e di soffrire di almeno una patologia fisica o mentale.

 
Quindi da una parte i rischi lavorativi restano quelli di ogni lavoratore adulto, dall’altra si modificano gradualmente le condizioni psico-fisiche, anche se non in eguale misura tra persone e generi. Come è naturale. Questo espone i lavoratori maturi a due effetti. Da una parte un aumento dell’esposizione ai rischi lavorativi e alle conseguenze ad essi connessi, dall’altra a una riduzione del proprio livello di produttività e quindi di maggiore esposizione a pressioni per prepensionarsi, ridurre l’orario lavorativo, assentarsi e così via. Anche perché è stato stimato che la maggior parte delle imprese non avranno sufficienti risorse finanziarie per adattare le condizioni di lavoro ad un gran numero di lavoratori con limitazioni funzionali o con malattie croniche.
 
Le soluzioni sono: procedere verso l’effettiva costruzione di “posti di lavoro salutari per ogni età”, seguendo le parole chiave della campagna europea 2016/2017 mediante interventi di promozione, incentivazione e controllo; ove ciò non sia totalmente realizzabile, gestendo le “diverse età” sul lavoro individuando mansioni e condizioni atte in generale ai lavoratori più anziani – affrontando concretamente, efficacemente e diffusamente i problemi dell’anziano che risulti parzialmente idoneo o non più idoneo alla sua mansione in età precedente il pensionamento. Vale la pena dare uno sguardo ai fattori di rischio. Tra gli anziani le modalità di accadimento più frequenti per gli infortuni mortali sono le cadute dall’alto (34%) e la perdita di controllo di mezzi (25%), spesso con con- seguente ribaltamento.
 
Nell’analizzare le differenze di peso delle modalità di accadimento tra gruppi di lavoratori, in particolare lo scarto tra gli anziani rispetto ai non anziani, si osserva che gli infortuni mortali dovuti a perdita di controllo dei mezzi tra gli anziani hanno un peso quasi doppio (95% in più) rispetto ai non anziani, così come risulta rilevante lo scarto per avviamento intempestivo di veicolo (+22%) e cadute dall’alto (+14%). Andando ad analizzare le sei macro categorie dei fattori di rischio dell’infortunio (attività dell’infortunato; attività di terzi; utensili, macchine, impianti; materiali; ambiente; DPI) adottate dal modello di analisi multifattoriale Infor.MO, emerge che l’attività dell’infortunato (AI) è presente al 51% nel gruppo degli anziani, seguita da utensili, macchine, impianti (UMI) con una quota del 23%.
 
Lo scarto maggiore tra anziani rispetto ai non anziani si riscontra per le stesse macro categorie: AI (+18%) e UMI (+15%). Il sistema Infor.MO considera anche il livello della valutazione dei rischi nei fattori riconosciuti come de- terminanti dell’infortunio. Al riguardo, risultavano sufficientemente valutati solo il 5% dei fattori nei casi riguardanti i lavoratori anziani, mentre tale quota è quasi il doppio (9%) tra gli under 55. Questo sembra sottolineare la necessità di una valutazione dei rischi specifica per età, oltre che per genere, come indicato dal d.lgs. 81/2008.
 
Benché ancora molto ci sia da fare, soprattutto in certi contesti lavorativi come per esempio l’agricoltura e l’edilizia, in linea di massima sembra che i tempi siano ormai maturi per un approccio biopsicosociale nella valutazione dei rischi, nella connotazione sociale della popolazione lavorativa, nell’analisi dei dati anonimi e collettivi acquisiti nel corso della sorveglianza sanitaria dal medico competente e nella stesura del Piano di prevenzione. Tutto questo deve mirare ad assicurare un equilibrio tra la prestazione lavorativa richiesta e le capacità individuali del lavoratore. Gli studi di questi anni (Hse, 2011) dimostrano che, se viene mantenuto tale equilibrio, i lavoratori più anziani non hanno maggiori assenze per malattia o maggiori infortuni rispetto ai giovani.
 
Ai fini della valutazione può essere di aiuto una mappa descrittiva dei compiti, delle mansioni, dei ruoli con particolare attenzione ad identificare la distribuzione per età, ad esempio sopra e sotto i 45 anni. Il medico competente dovrebbe essere coinvolto anche nella definizione dei compiti lavorativi e dei rischi correlati, soprattutto se ai lavoratori anziani sono già state impartite limitazioni/prescrizioni.
 
Un utile strumento a disposizione dei medici competenti per il monitoraggio della capacità lavorativa, soprattutto nella popolazione anziana, può essere il questionario per la valutazione del Work ability index messo a punto da Ilmarinen e tradotto in italiano da Costa, capace di individuare i soggetti più fragili e che necessitano di interventi più mirati.

Domenico Della Porta
Docente di Medicina del Lavoro Facoltà di Giurisprudenza Uninettuno - Roma


11 settembre 2019
© Riproduzione riservata


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