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Sabato 15 AGOSTO 2020
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Investire nei big data e nella connected care si può e si deve

di Grazia Labate

Il ministro Speranza dovrebbe mettere in campo una task force capace di coordinare i vari progetti e le diverse esperienze italiane, per costruire un progetto di ampliamento della digitalizzazione del sistema, che nel medio e lungo periodo sappia utilizzare risorse italiane e soprattutto europee volte a rendere la sanità moderna, accessibile e più equa

18 OTT - Il 3° Congresso Internazionale di Ingegneria Clinica (Icehtmc) comincerà a Roma il 21-22 ottobre al Centro Congressi del Policlinico Gemelli, dove oltre 1500 specialisti provenienti da tutto il mondo si confronteranno sulle innovazioni tecnologiche per la sanità. Il 23 settembre scorso a seguito del meeting ad alto livello delle Nazioni Unite sull'assistenza sanitaria universale, gli ospiti sono stati invitati ad illustrare le forti argomentazioni economiche e sociali per investire nelle tecnologie per la salute.

Peter C. Smith, professore di Politica sanitaria presso l'Imperial College di Londra, ha presentato i dati su come un investimento sanitario ben orientato produca migliori risultati sanitari, oltre ad aumentare la produttività e il potenziale di risparmio dell’intero sistema. La ricerca mostra che il settore sanitario rappresenta in media l'8% del prodotto interno lordo (PIL) nei paesi del G20 rendendolo una parte importante dell'economia e creando posti di lavoro e opportunità di innovazione e sviluppo.

Emerge dunque come la Sanità non debba e non possa essere considerata un settore di secondo piano, una spesa alla deriva in balia della path dependency, ma possa e debba diventare il timone della crescita e della ripresa nel mondo così come in Italia.


Il potenziale e le opportunità non mancano: la Sanità, infatti, non solo è uno dei settori con più alto tasso d'innovazione tecnologica ma è anche un vettore diretto per migliorare la forza lavoro ed il capitale umano.  Come fare per le risorse da destinare all’innovazione tecnologica di prodotto e di processo?
Per quanto riguarda il dato degli investimenti, occorre far leva sui fondi europei per lo sviluppo. L'investimento dei fondi strutturali in sanità risponde quindi all'esigenza di affrontare la digitalizzazione dei sistemi sanitari come fattore di innovazione, efficienza, emporwement dei cittadini, modulazione di prestazioni e servizi, sempre più personalizzati e valued based.

Una proposta che si muove in tal senso è quella di migliorare la cost-efficiency con l'utilizzo di strumenti adeguati, come l' Health Technology Assessment(HTA) e l' e-health.

Questi strumenti permettono di valutare l'adozione di nuove tecnologie e innovazioni in ambito sanitario, di rafforzare la prevenzione, la diagnosi, il trattamento, il monitoraggio delle malattie, supportare la gestione di informazioni e di networks.

Il cambiamento di rotta via fondi strutturali comunitari è quindi un'opportunità che l'Italia, oggi più che mai, non può perdere. 
La Commissione europea aveva adottato una proposta legislativa per un nuovo programma del Fondo sociale europeo plus (FSE +) nel maggio 2018, basato sul proposto quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. 

Doveva servire come principale strumento finanziario dell'UE che dal programma FSE + avrebbe potuto facilitare le sinergie con altri strumenti dell'UE che forniscono finanziamenti a progetti relativi alla salute.

Il programma di FSE+ si concentrerà sul nuovo quadro finanziario pluriennale che presenta una forte dimensione sanitaria.  I finanziamenti per le attività connesse alla salute saranno disponibili attraverso i meccanismi del fondo sociale, della ricerca, del mercato digitale, i fondi regionali e di coesione ed altri sostegni che aumentano l'impatto delle politiche sanitarie. La sezione sanitaria del programma FSE + mira a sostenere e integrare gli sforzi nazionali per conseguire, ad esempio, gli obiettivi di: rafforzare i sistemi sanitari, sostenendo la trasformazione digitale della salute e dell'assistenza; lo sviluppo di un sistema di informazione sanitaria sostenibile e i processi nazionali di riforma per sistemi sanitari più efficaci, accessibili e resilienti, affrontando, in particolare, le sfide della digitalizzazione e dell’ehealth.  413 milioni di euro per il settore Salute.

Il bilancio del FSE e dell'FSE + fornirà finanziamenti attraverso tutti i mezzi previsti dal nuovo regolamento finanziario (sovvenzioni, appalti).

Teniamo altresì conto che per aumentare l'impatto del bilancio dell'UE nelle politiche sanitarie, altri strumenti finanziari dell'UE (ad esempio il Fondo europeo di sviluppo regionale, Horizon Europe , Europa digitale , Fondo Invest EU , Meccanismo per collegare l'Europa , ecc.) possono essere adoperati. 

I prossimi passi da fare:
Il Parlamento entro l’autunno deve concordare all'unanimità il futuro bilancio UE a lungo termine e la proposta legislativa, con il consenso del Parlamento europeo.

La Commissione ha già dichiarato che farà tutto quanto è in suo potere per facilitare un rapido accordo.
Si prevede che la Commissione adotti formalmente la sua posizione entro il mese di ottobre, posizione che costituisce il mandato della presidenza per negoziare il bilancio dell'UE per il 2020 con il Parlamento europeo.

Dunque se vogliamo intraprendere coraggiosamente la strada degli investimenti in sanità dobbiamo fare presto, occorrono progetti soprattutto per colmare lo squilibrio nord - sud del paese, in strutture, tecnologie ed innovazione, intraprendere con coraggio l’intera digitalizzazione del sistema in tutto il paese per l’effetto moltiplicatore di risparmio, di efficientizzazione del sistema, di trasparenza di prodotto e di processo, di cui la sanità italiana ha bisogno.
 
Il dato che vede l’Italia fanalino di coda per investimenti è quello dei fondi strutturali Ue destinati alle aree più deboli. I fondi comunitari sono strutturati per cicli di sette anni. L’ultimo ciclo è stato avviato nel 2014 e si concluderà quindi nel 2020. Ebbene a dicembre 2018, l’Italia aveva speso (solo) il 3% della montagna di soldi che l’Europa ha stanziato per le aree più deboli: 42,67 miliardi. Per inciso, siamo il secondo Paese dell’Unione destinatario di questi denari (prima di noi solo la Polonia). Il Presidente della FIASO, Francesco Ripa di Meana, ha affermato recentemente su Q.S. il 10 ottobre, come tutte le trasformazioni in atto nel nostro SSN  portino con se anche la necessità di governare la Digital Transformation che necessariamente, prima o poi, coinvolgerà tutte le Aziende sanitarie ed i suoi professionisti medici  e non.

L’innovazione digitale, infatti, laddove  viene applicata o è in fase di sperimentazione, può rivelarsi decisiva nella abilitazione dei sistemi di Value Based Healthcare e può essere un catalizzatore dell’integrazione dei processi e degli attori lungo l’intera filiera, permettendo di misurare gli outcome e i costi e, dunque, il valore delle cure e i benefici per i pazienti.

Oggi c'è un grande patrimonio di dati che vengono a volte definiti «dati amministrativi».
Sono dati molto semplici, ad esempio quelli delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) o quelli legati all'accesso delle strutture di cura, che sono dati oggi già disponibili nel sistema, ma che non vengono valorizzati per ottimizzare le risorse in campo.

Il professor Mariano Corso, responsabile scientifico dell'Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano accompagnato dalla dottoressa Chiara Sgarbossa, direttrice dell'Osservatorio medesimo, hanno preso parte all’indagine conoscitiva promossa il 3 luglio scorso dalla commissione per la semplificazione dell’accesso dei cittadini al SSN, promossa dalla Camera dei Deputati.

 Ci hanno spiegato come le tecnologie digitali consentono di semplificare i processi amministrativi sanitari e di supportare i cittadini/pazienti nelle varie fasi del processo di cura. L'innovazione del sistema sanitario, ha una motivazione di grande urgenza e rilevanza,  perché il sistema sanitario costituisce uno degli aspetti più importanti, non solo in termini di sostenibilità dei conti pubblici, ma anche di attrattività e stabilità sociale di un Paese.  

Lo stesso Documento di economia e finanza 2019, da grande rilevanza ad alcune sfide e ad alcune emergenze di innovazione del nostro sistema sanitario, primo fra tutti il problema demografico, che impatta in modo molto significativo sul sistema sanitario italiano. Questo ci porta a una situazione, prospettica, estremamente critica. Il nostro sistema sanitario si è concentrato sull'acuzie, ovvero sul sistema ospedaliero e sulla cura dei malati acuti, raggiungendo in  molti casi buoni livelli di specializzazione e di qualità di cura. Siamo molto più carenti dal punto di vista delle cure primarie e, in particolare, della risposta alla domanda di cura da parte dei pazienti cronici, che spesso sono affetti da più patologie. Questo essere affetti da più patologie porta a delle combinazioni che rendono abbastanza unico ciascun paziente dal punto di vista dell'esigenza di cura e ciò fa esplodere i bisogni e le risorse necessarie.
 
Il problema è quindi assicurare l'integrazione tra il sistema delle cure primarie e il sistema ospedaliero.
A questo proposito, il tema della semplificazione dell'accesso alla cura è uno dei temi fondamentali che, le tecnologie digitali possono aiutare a risolvere. Un ulteriore tema è quello della grande frammentazione.

Il sistema sanitario nazionale, come sappiamo, è frammentato in 21 diversi sistemi sanitari a livello regionale e questo crea delle grandi asimmetrie nei livelli di cura, ma anche nell'organizzazione stessa dell'erogazione dei sistemi sanitari, non soltanto a livello regionale e provinciale, ma anche per riguarda l'organizzazione delle specifiche aziende sanitarie.
 
È in atto un processo, di aggregazione e di sinergia tra diversi territori e diverse aziende, questo è un fenomeno sicuramente da accelerare.
 
Il digitale rappresenta una risposta importante data la necessità di empowerment dei cittadini e dei caregiver, ovvero delle famiglie e di coloro che prestano assistenza ai cittadini pazienti.  Ma siamo altresì in una situazione di palese sbilanciamento: da una parte tendono ad aumentare i bisogni, dall'altra tende a essere stabile, la quantità di risorse che possono essere messe in campo.
 
Il digitale allora rappresenta la possibilità di organizzare meglio le risorse attuali, comprese quelle europee,  in modo da rendere il nostro sistema più efficiente e più efficace.
 
Bisogna capire innanzitutto che con l'attuale organizzazione esistono dei costi rilevanti, legati alla mancata digitalizzazione di molti servizi.
Se noi prendiamo, ad esempio, alcuni dei principali servizi digitali a disposizione del percorso di cura, anche quelli più semplici, dalla ricerca delle informazioni alla prenotazione delle visite e degli esami, dal pagamento al ritiro dei referti, si tratta di servizi apparentemente molto semplici, non parliamo dunque di alta complessità e alta tecnologia,  possiamo vedere che oggi il livello di digitalizzazione è molto basso e questo comporta dei costi. C'è un costo opportunità legato alla non digitalizzazione.
 
Se prendiamo, ad esempio, il ritiro dei referti, qualcosa di apparentemente molto semplice, l'analisi delle buone pratiche presenti nell'ambito del nostro sistema ci dice che rispetto a una situazione as is, che vede la maggior parte dei referti ritirati allo sportello, in misura pari a circa l'80 per cento, questo as is potrebbe essere spostato in un mix diverso, in cui, oltre allo sportello e alle farmacie, il ritiro dei referti on line viene utilizzato maggiormente anche in ragione della natura dei referti da scaricare.
 
Cosa vorrebbe dire questo dal punto di vista del risparmio di risorse? La stima è di 1,6 miliardi di euro, solo andando ad agire su questa semplicissima componente, che oltretutto è un risparmio che si determinerebbe in parte a favore del Sistema sanitario nazionale, ma anche in parte dei cittadini stessi, configurandosi quindi non solo come un risparmio di risorse, ma anche come una grande semplificazione.
 
L’Osservatorio ha fatto analoghe stime per altri momenti e per altri servizi, dalla ricerca dell'informazione alla prenotazione delle visite e degli esami fino al pagamento, tutti elementi che oggi possono essere facilmente ottimizzati e resi più semplici ed efficaci attraverso la diffusione di tecnologie esistenti. Non stiamo ancora parlando dell'introduzione di tecnologie particolarmente evolute, ma stiamo solo parlando della saggia diffusione di sistemi e tecnologie già esistenti. 
 
Questo ci porta a intravedere e suggerire quello che deve essere un cambiamento culturale nel modello complessivo di cura del sistema sanitario, verso un approccio che viene chiamato connecting care, ovvero la grande attenzione, che porta a un effetto importantissimo, non solo di risparmio di efficienza, ma anche di semplificazione per il cittadino, al fine di rendere tutti i processi di cura tra loro connessi e interoperabili.
Ma ancora, si potrebbe pensare all'utilizzo di app, ciò che viene chiamato utilizzo di  coaching, che monitorano lo stile di vita, monitorano i parametri vitali e consentono, quindi, di capire quanto il cittadino si stia mantenendo in salute, oppure di wearable, che sono spesso associate a queste app.
Sempre dalle ricerche dell’Osservatorio emerge che: il 41 per cento dei cittadini dichiara di aver utilizzato almeno uno di questi strumenti.
 
Il problema di questo fenomeno è che ad oggi la maggior parte di queste app e wearable non sono certificate e non sono validate e solo un cittadino su quattro di coloro che hanno utilizzato questo tipo di dispositivi ha poi inviato i suoi dati al medico.
Il 15% dei cittadini dichiara che sarebbe disposto ad avere questo tipo di applicazione, quindi a monitorarsi e a riferire al medico per la verifica dei dati sul miglioramento dello stile di vita. Questo potrebbe essere già un elemento che porta il paziente a migliorare la prevenzione e, quindi, a mantenere stili di vita corretti.
 
Un altro tema che è stato analizzato, è l'interesse dei cittadini verso un coach virtuale, ovvero un'applicazione o anche uno smart home assistant, che in casa ci dia indicazioni rispetto a quello che facciamo. Il 30 per cento dei cittadini sarebbe interessato ad avere un coach virtuale che, sulla base dei dati monitorati, dia indicazioni su come migliorare il proprio stile di vita. In questo caso, è un po’ un sostituto di un case manager , che dà indicazioni personalizzate.
 
Data questa situazione, cosa bisognerebbe fare in questo ambito? I cittadini hanno bisogno di fonti autorevoli, certificate, rispetto ai temi di prevenzione e salute, quindi occorre investire sulla messa a disposizione di siti istituzionali, in cui trovare queste informazioni e far sì che le stesse informazioni siano in qualche modo certificate e validate dai medici.
 
Prenotazione e pagamento: ad oggi il digitale riveste ancora un ruolo poco rilevante rispetto a tutti i canali di prenotazione e pagamento.
Circa il  23 per cento dei cittadini che prenotano lo fa  on line, ma solo  il 19 per cento  effettua on line il pagamento. Il cittadino utilizza spesso la rete per informarsi. Il cosiddetto fenomeno del «dottor Google», tanto discusso. In realtà, solo un cittadino su tre dichiara di farlo prima della visita e lo fa non tanto per evitare la visita, ma per prepararsi meglio, per andare già dal medico con le idee un po’ più chiare.
Questo è un dato che ci dice che il cittadino è alla ricerca di informazioni, vuole in qualche modo informarsi sulla propria salute , quindi, bisogna offrirgli dei canali corretti per informarsi.
 
Un ultimo dato sulla fase di accesso è nel momento in cui il cittadino si reca presso la struttura, quindi deve effettuare la visita oppure in alcuni casi deve prenotarla, se vuole andare di persona. Anche in quest'ambito il digitale potrebbe supportare nel semplificare l'accesso del cittadino al sistema, tramite, ad esempio, dei sistemi di self check-in, come già avviene in altri settori, ovvero prenotando direttamente da casa sul sito l'orario in cui si vuole effettuare l'esame del sangue o la visita o direttamente con un totem presso la struttura, evitando la coda allo sportello.
 
Un altro tema fondamentale delle prenotazioni, ad esempio, è la trasparenza. Ad oggi, ad esempio, i siti delle regioni che consentono di prenotare direttamente la prestazione nell'orario e nella sede in cui si vuole sono circa la metà dei siti regionali a livello italiano. I cittadini, così come fanno per un volo, per un treno o per qualsiasi altra prenotazione in altri settori, in cui hanno la disponibilità di tutte le date e di tutti gli orari e scelgono liberamente rispetto alle proprie disponibilità e, anche in questo caso, alla struttura sanitaria più vicina o più comoda, lo richiedono anche per il sistema sanitario.
 
Questo ovviamente consentirebbe, da un lato, di offrire un servizio migliore al cittadino, dall'altro, di ridurre anche le liste d'attesa.
Nel momento in cui io ho disponibilità su più strutture su tutto il territorio in cui vivo e scopro che posso recarmi in una struttura leggermente più lontana, ma con un tempo di attesa inferiore, complessivamente riduco il mio tempo di attesa; lo riduco a livello complessivo rispetto alla regione, ma anche a livello nazionale.

Oggi la grande criticità del Sistema sanitario italiano è la disottimizzazione delle risorse presenti, che porta a fenomeni di mobilità passiva dalle regioni del Sud verso le regioni del Nord, dal pubblico verso il privato, a fronte di una disottimizzazione delle risorse in campo.  
Usando bene i dati, si può non solo razionalizzare, ma anche semplificare in modo drastico l'accesso alla cura. Stiamo parlando di pazienti cronici, per cui il sistema sanitario nel 90 per cento dei casi ha già individuato le prestazioni necessarie, quindi dire che digitalizzo la ricerca di informazioni e l'accesso alla prenotazione è di per sé irrazionale, perché se il sistema sa già che tu, cittadino/paziente cronico, avrai bisogno di determinate prestazioni, deve essere proattivamente il sistema a proporti determinati appuntamenti, localizzazioni, che tu devi al più confermare.
 
Questo avviene già in alcuni ambiti, quindi la vera semplificazione non è solo digitalizzare i servizi, ma eliminare anche gli adempimenti e, grazie alla connected care, quindi all'uso integrato dei dati, moltissimi di questi adempimenti possono essere eliminati.

È un vantaggio di efficienza, ma costituisce anche un grandissimo vantaggio di equità sociale nonché una possibilità di programmazione della produzione del sistema salute. Il sistema sanitario deve quindi raccogliere e prendere in carico l'esigenza una sola volta e poi al suo interno razionalizzare le risorse. È chiaro che per le acuzie a volte non si può fare, perché se uno si fa male o c'è un incidente non posso naturalmente prevederlo, ma la sanità è fatta all'80 per cento di cronicità, quindi di prestazioni che sono altamente programmabili e non vengono spesso programmate e integrate.

In realtà, si può guardare anche all'ottimizzazione delle risorse a livello di singola azienda sanitaria, poiché nel momento in cui io digitalizzo tutta la parte di accessi e di check-in posso avere dei dati, programmare meglio i carichi durante la giornata e quindi ottimizzare l'uso di risorse, sia cliniche che non, all'interno della mia struttura sanitaria.
 
Per la parte di cura abbiamo una serie di soluzioni digitali che supportano i medici nella cura del paziente. Parliamo, ad esempio, di cartella clinica elettronica, di sistemi di gestione documentale, di sistemi dipartimentali.

Di intelligenza artificiale a supporto decisionale del medico, di   terapie digitali, temi emergenti su cui in Italia si sta però facendo ancora troppo poco. Ad oggi, l'intelligenza artificiale, secondo i dati che è possibile rilevare sulle strutture sanitarie, è applicata per lo più nell'elaborazione di immagini, quindi nell'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale che, sulla base di quanto rilevato in immagine radiologica o di altro tipo, aiutano a prendere una decisione e suggeriscono una diagnosi sul paziente. Questo è l'ambito maggiormente utilizzato dai medici che, secondo tutti gli attori che l’Osservatorio ha intervistato – medici, direttori di strutture sanitarie, dirigenti infermieristici – avrà un impatto rilevante nei prossimi cinque anni.
 
Ad oggi, sono riconosciuti dai professionisti i benefici che l'intelligenza artificiale può portare alla cura del paziente.
In primis, la maggiore efficienza, per cui si riducono i tempi decisionali perché qualche sistema intelligente mi suggerisce la diagnosi e la cura. Mi suggerisce, non devo quindi fare obbligatoriamente quello che la macchina mi dice, però sicuramente riduco i tempi di ricerca e di raccolta delle informazioni per poi definire la diagnosi. Inoltre, ho minore probabilità di commettere errori: la macchina mi aiuta a evitare gli eventuali errori che avrei commesso, perché ovviamente siamo umani e possiamo commettere errori, quindi non annullo completamente gli errori, ma ne riduco la probabilità.
Garantisce inoltre una maggiore efficacia delle cure, perché con i diversi dati raccolti sul paziente e sulla sua storia clinica si può, attraverso l'intelligenza artificiale, definire una cura maggiormente personalizzata. In questo caso, parliamo di medicina personalizzata e quindi di maggiore efficacia della cura rispetto alle singole esigenze del paziente.
 
Altro fenomeno è quello delle terapie digitali, vale a dire applicazioni – principalmente app, in alcuni casi anche videogiochi – che vengono sviluppate e date al paziente o insieme a un farmaco, quindi ad esempio app per il monitoraggio della terapia o per capire quale sia il dosaggio corretto del farmaco, ovvero applicazioni che sostituiscono completamente un farmaco. In questo caso parliamo di applicazioni che modificano i comportamenti in caso di dipendenza o di malattia di tipo cognitivo. Si tratta di applicazioni che anche negli Stati Uniti sono state identificate come applicazioni che effettivamente migliorano la cura del paziente e rendono più efficace la terapia.
 
In Italia, ad oggi, non c'è nulla di utilizzabile come terapia digitale e tutti i professionisti sanitari riconoscono che l'ambito che avrà maggiore impatto è quello delle app per il monitoraggio dell'aderenza alla terapia, ma ad oggi non c'è ancora una validazione clinica di queste applicazioni e un modello di rimborsabilità.
 
Cosa fare quindi in questo ambito? L'intelligenza artificiale non si sta ancora diffondendo innanzitutto perché mancano le risorse. Si tratta di progetti molto importanti a livello economico, che dall'altro lato potrebbero portare anche a benefici economici, quindi dovremmo iniziare questo circolo virtuoso e investire in intelligenza artificiale per poi ottenerne successivamente risparmi.
 
Mancano anche le competenze. Le strutture sanitarie ci dicono che questi progetti sono troppo complessi e quindi non si mettono in piedi. Occorre ovviamente sviluppare le competenze, che non sono né solo informatiche né solo cliniche, e nel momento in cui creiamo la figura del data scientist capace di riconoscere i dati, analizzarli e interpretarli, nel caso dell'ambito clinico abbiamo bisogno sia di competenze informatiche e matematiche sia di competenze cliniche.
 
A questo proposito, mi limito ad una parentesi: è appena nato un nuovo corso di laurea tra l'ingegneria e la medicina nato da una collaborazione tra il Politecnico di Milano e l'Humanitas, proprio in considerazione del fatto che queste saranno le figure professionali del futuro.

Produrranno 50 professionisti l'anno, una goccia nell'oceano. Il vero problema è che nell'ambito dei curricula sanitari manca la competenza informatico-modellistica, quindi se non si agisce per cambiare la cultura e la competenza dei professionisti sanitari, difficilmente si riuscirà ad andare verso questo modello.

Occorre far comprendere sempre di più quale sia l'impatto positivo e i benefici che l'intelligenza artificiale arreca ai professionisti sanitari, come essa non sottragga assolutamente loro il lavoro, ma anzi consenta di svolgerlo meglio, mentre rispetto al tema delle terapie digitali occorre validarle clinicamente, quindi far sì che trial clinici consentano di renderle prescrivibili come qualsiasi farmaco e rimborsabili da parte del sistema sanitario.

Un ultimo ambito è quello del follow-up. Nel momento in cui il paziente ha fatto una visita, un ricovero o un esame, va a casa; al riguardo, abbiamo considerato in particolare il servizio di ritiro dei referti on line, che ad oggi viene utilizzato solo da un cittadino su tre, ma viene comunque messo a disposizione, ad esempio, nel fascicolo sanitario elettronico, fascicolo di cui solo il 21 per cento dei cittadini ha sentito parlare, circostanza questa abbastanza grave, e che solo il 7 per cento ha utilizzato. abbiamo i dati dell'AGID sulle singole regioni, che ce lo dicono. Chi l'ha utilizzato dichiara però che è difficile accedervi. Infatti, ad oggi abbiamo diversi sistemi per l'accesso al fascicolo, stiamo puntando molto sullo SPID ed alcune regioni hanno ancora lettori di smart card, che però è inutilizzabile da parte di molti cittadini, ovvero password specifiche con la one time password della singola regione.
 
Oltre a comunicare meglio l'esistenza del fascicolo e quali servizi esso metta a disposizione, dobbiamo migliorare l'accessibilità: ben venga quindi l'utilizzo dello SPID, ma lo stesso SPID deve essere poi diffuso a tutta la popolazione in modo più semplice rispetto a quanto avviene oggi.
 
Il cittadino dopo il ricovero o l'esame vuole comunicare con il medico. Lo fa molto su whatsapp, cioè il medico comunica molto via e-mail e whatsapp, canali che non dovrebbe utilizzare per comunicare dati clinici o trasmettere informazioni di tipo clinico con il paziente, mentre sono ancora poco utilizzate le piattaforme certificate, che invece sono qualcosa di utile, tra cittadino e medico, ma è elevato l'interesse, quindi qui sicuramente c'è spazio per innovare.
 
Infine, la telemedicina. Sono presenti soprattutto sperimentazioni che, una volta concluse, non vanno a regime, quindi i medici le utilizzano con tassi intorno al 3-5 per cento. Il problema che c'è da molti anni è quello dell'assenza di tariffe a livello nazionale, quindi la prestazione erogata in telemedicina, che potrebbe realmente facilitare l'accesso ad alcune prestazioni, visite e monitoraggi anche da remoto a pazienti che non possono muoversi o che preferiscono svolgere l'attività direttamente presso la propria abitazione, non si diffonde perché non viene considerata ad oggi come una prestazione svolta di persona.
 
L'azione da fare al riguardo, come viene ormai sottolineato da anni, consiste nella introduzione di tariffe sulla telemedicina paragonabili alle altre prestazioni.
 
La connected care è, dunque, una prospettiva fondamentale che ci può condurre, grazie alla valorizzazione dei dati, ad assicurare molta più efficacia alle risorse oggi presenti. Questo deve evidentemente passare –attraverso una grande enfasi sull’empowerment, sulla creazione di competenze tra i professionisti, ma anche tra i cittadini, attraverso un'informazione sana e di qualità, nell'ottica di consentire di misurare e certificare  gli impatti delle nuove tecnologie e delle nuove terapie. “TreC Project”, e @Home sono stati recentemente progetti premiati per l’innovazione digitale in sanità. Grazie ai progetti TreC e @Home la Provincia autonoma di Trento e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari si confermano tra i casi di eccellenza nel campo dell’innovazione tecnologica.

TreC ha ricevuto il “Premio innovazione digitale in sanità” promosso dall’Osservatorio della School of management del Politecnico di Milano nella categoria “Impact”, mentre @Home è risultato vincitore nella sezione nella categoria Servizi sul territorio.

La piattaforma TreC permette di accedere al proprio Fascicolo sanitario elettronico, dove consultare la documentazione clinica (referti, esami di laboratorio, lettere di dimissione, prescrizioni sanitarie), e interagire con il servizio sanitario provinciale (cambio medico, pagamento online). TreC è un vero e proprio diario della salute dove i cittadini possono tenere traccia della storia clinica personale e familiare (ad esempio farmaci, terapie personali e familiari, allergie e intolleranze, vaccinazioni) e registrare osservazioni personali sulla propria salute (peso, pressione, stili di vita).

Ad oggi sono 80mila i cittadini trentini che usano TreC per prenotare e pagare le visite, consultare le ricette farmaceutiche, cambiare il medico di base. TreC è un servizio pubblico voluto dal Dipartimento salute e solidarietà sociale e progettato dalla Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Il Premio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano è un’iniziativa nata nel 2010 per creare occasioni di conoscenza e condivisione dei progetti che maggiormente si sono distinti per capacità di utilizzare l’Ict come leva di innovazione e miglioramento nel mondo della sanità in Italia. Per questo il 65% delle aziende sanitarie ritiene opportuno disporre di una o più figure professionali dedicate all’analisi dei dati e in futuro pensa di dotarsi di data scientist. Nel frattempo il 26% ha definito i processi di raccolta dati, in funzione dei quali il 32% dispone di una piattaforma integrata e un datawarehouse per l’analisi dei dati stessi.

Il processo di digitalizzazione della sanità e, conseguentemente, anche una maggiore facilità nell’adozione di logiche di VBHC,  non può essere frenato  dall’esiguità dei finanziamenti, fermi all’1,4% della spesa sanitaria complessiva, ne dall’incapacità di usare fondi europei.
 
“Big data, Intelligenza artificiale, IoT ed anche applicazioni mobile per il personale medico - afferma Ripa di Meana - possono davvero supportare l’attività dei medici e della ricerca e permettere una maggiore efficacia delle cure e della assistenza.

Occorre, quindi, recuperare risorse da convogliare sui grandi progetti di frontiera, mettendo in campo incentivi e agevolazioni per gli investimenti per l’innovazione digitale, grazie alla quale potremo mettere i bisogni di cura e di assistenza dei cittadini sempre più al centro del sistema.
Il ministro Speranza dovrebbe mettere in campo una task force capace di coordinare i vari progetti e le diverse esperienze italiane, per costruire un progetto di ampliamento della digitalizzazione del sistema, che nel medio e lungo periodo sappia utilizzare risorse italiane e soprattutto europee volte a rendere la sanità moderna, accessibile e più equa.
 
Grazia Labate 
Ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla sanità

18 ottobre 2019
© Riproduzione riservata


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