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Nella prevenzione si investe ancora troppo poco

Ad oggi le risorse destinate alla prevenzione sfiorano a stento la metà del 5% del Fondo sanitario nazionale indicato dalla specifica programmazione statale. Per questo è indispensabile incrementare la capacità degli operatori della Prevenzione Primaria di sviluppare le azioni tese a migliorare nella popolazione tutte le abitudini di vita salutari ed individuare e contenere i fattori di rischio ambientali, compresi quelli lavorativi

18 OTT - Le risorse dedicate alla prevenzione in sanità, quella individuata dall’articolo 20 della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, la n. 833 del 1978, sfiorano a stento la metà del 5 per cento del fondo sanitario nazionale indicato dalla specifica programmazione statale per garantire il diritto di tutti i cittadini quelle prestazioni indicate dai Livelli Essenziali di Assistenza, finalizzati alla salvaguardia della salute negli ambienti di vita e di lavoro.
 
Per questo è indispensabile incrementare la capacità degli operatori della Prevenzione Primaria di sviluppare le azioni tese a migliorare nella popolazione tutte le abitudini di vita salutari ed individuare e contenere i fattori di rischio ambientali, compresi quelli lavorativi, capaci di incidere negativamente sulla salute dei singoli, della collettività e della progenie anche alla luce del nuovo paradigma epigenetico.
 
Giovanni De Filippis, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Lecce in un lungo ed articolato intervento a margine del Workshop su i Dipartimenti di Prevenzione, è riuscito a focalizzare le maggiori criticità di queste importanti strutture nate dalle ceneri degli ufficiali sanitari e medici provinciali, sottolineando l’affanno in cui stanno vivendo e la necessità di nuove professionalità per dare risposte certe ed esaustive ai crescenti bisogni della collettività. “Purtroppo ancora oggi prevale nelle ASL l’attenzione, e quindi l’impegno di risorse, sull’offerta di prestazioni di Diagnostica Clinica e di Terapia delle malattie conclamate e nell’ambito della Prevenzione su quella Secondaria basata sulla diagnosi precoce - ha detto De Filippis - attraverso programmi di screening, peraltro talora insufficienti o assenti come nel caso delle neoplasie del colon-retto ed ancor più sulla Prevenzione Terziaria che si occupa con imponenti costi economici, sociali e morali del controllo clinico-terapeutico delle patologie e del contenimento delle loro complicanze ed esiti invalidanti. Tanto per parlare di fatti concreti, nella maggior parte delle ASL non più del 3-4 per cento del bilancio viene destinato al capitolo Assistenza Sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro che comprende le spese per attività di prevenzione rivolte alle persone (come vaccinazioni e screening) che assorbono quasi l’1,6-2 % dei fondi. Viene fuori un paradigma diverso da quello a cui siamo abituati, precisa De Filippis, appare evidente che curare è meglio che prevenire.”

 
Al riguardo, seppure forse superfluo in questa sede, è bene rammentare che la Prevenzione Primaria ha tra i suoi pilastri il Principio di Precauzione e tra i suoi strumenti principali l’Epidemiologia Applicata e la Educazione alla Salute. I D.P. delle ASL devono garantire la tutela della salute collettiva, perseguendo obiettivi di promozione della salute, prevenzione delle malattie e delle disabilità ed il miglioramento della qualità della vita, promuovendo azioni volte a individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana e animale, mediante iniziative coordinate con i distretti, con i dipartimenti dell'ASL, prevedendo il coinvolgimento di operatori di diverse discipline.
 
In base ai livelli essenziali di assistenza, ridefiniti ed ampliati da ultimo con DPCM 12 Gennaio 2017, i D.P. devono garantire complesse ed articolate funzioni di prevenzione collettiva e sanità pubblica umana e veterinaria: dalla profilassi delle malattie infettive e parassitarie, alla promozione della salute e prevenzione delle malattie cronico-degenerative, passando per la farmacovigilanza veterinaria, l’igiene delle produzioni zootecniche, il tutto sia a supporto dell'autorità sanitaria locale che direttamente come autorità competente in ambito di igiene e sicurezza del lavoro, alimentare e nutrizionale. Oltre a quanto sopra, i D.P. anche dopo i referendum abrogativi del 1993, ed ancor più oggi alla luce dei nuovi LEA, avrebbero dovuto continuare ad occuparsi di tutela della salute dei cittadini dagli effetti sanitari degli inquinanti ambientali, ma ciò è stato reso difficile per la perdita di know-how aggravata dal blocco delle assunzioni che interessa da decenni particolarmente le ASL meridionali, dove il famoso 5% alla prevenzione è restato , come detto, un miraggio. Fanno parte dei Dipartimenti di Prevenzione, anche le unità operative di Epidemiologia, Comunicazione, Promozione della Salute, mentre gli Screening sono gestiti nella maggioranza delle ASL dalle direzioni sanitarie.

Il personale in servizio presso i Dipartimenti è composto attualmente per la stragrande maggioranza da Medici e Medici Veterinari, dirigenti e convenzionati, ed in piccola misura da Amministrativi indispensabili per le attività di supporto all’imponente produzione di procedimenti ed atti da parte di tutti i Servizi, Tecnici della Prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di vita e di lavoro (che svolgono funzioni di controllo ufficiale e attività di polizia amministrativa e nei limiti del servizio cui sono destinati con qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria), infermieri a supporto di attività ambulatoriali di SISP (in particolare vaccinazioni) ed in piccola misura SPESAL per gli Ambulatori di Medicina del Lavoro - ricorsi ex art.41 D.Lgs. 81/08 e Collegio Medico ASL, infine troppo pochi Assistenti Sanitari e sporadiche altre figure professionali laureate in discipline diverse dalla Medicina umana ed animale.
 
Tra queste decisamente necessarie per assolvere ai compiti di un moderno Dipartimento di Prevenzione sono: Assistenti sanitari e psicologi per il “counselling” personalizzato su problematiche di stringente attualità come le vaccinazioni e lo stress lavoro-correlato; Laureati in Scienze Ambientali, Biologia, Ingegneria Ambientale e Biotecnologie, per dotare il Dipartimento di qualificate interfacce per una partecipazione attiva dell’Autorità Sanitaria Locale nelle nuove procedure di Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), Valutazioni Integrate di Impatto Ambientale e Sanitario (VIIAS) e rinnovi delle stesse, procedimenti di VAS, VIA e per supportare i Servizi veterinari nelle sfide a cui devono dare risposte come ad esempio l’utilizzo dei reflui raffinati in agricoltura; Epidemiologi e Statistici per l’epidemiologia applicata (oggi solo parzialmente afferente ai Dipartimenti di Prevenzione), la sorveglianza sanitaria e gli screening, supportati da Oncologi, che possono trovare impiego anche nella prevenzione di alcune patologie neoplastiche legate ad esposizioni professionali.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali
Università degli Studi Salerno


18 ottobre 2019
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