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Chi è il “professionista specialista”?

di L.Benci, D.Rodriguez

Per la prima volta viene in essere, fra “il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie” (legge 43/2006, art. 6, I comma) la nuova figura del “professionista specialista” che costituisce qualcosa di più e di diverso e rappresenta le competenze oggi raggiunte attraverso i 90 master previsti dall’osservatorio delle professioni sanitarie

14 GEN - Il dibattito sulle competenze specialistiche e avanzate vede luci e ombre in relazione al linguaggio utilizzato. Come è noto, la legge 43/2006 definisce professionisti specialisti coloro che sono “in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall'università”.
 
Secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro del 2008, “Il requisito per il conferimento dell’incarico di «professionista specialista» è il possesso del master specialistico di primo livello di cui all’art. 6 della legge n. 43/2006 secondo gli ordinamenti didattici universitari definiti dal Ministero della salute e il Ministero dell’università, su proposta dell’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il MIUR con il decreto interministeriale 10 marzo del 2016 e sentite le Regioni”.
 
Il requisito per il conferimento dell’incarico di «professionista esperto» è costituito dall’aver acquisito, “competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali riconosciute dalle stesse regioni”.

 
Nel dibattito del contratto nazionale del comparto 2018 si è posta la questione, prioritariamente, delle competenze avanzate regionali. In realtà, vi sono maggiori evidenze sull’incarico di professionista specialista sia in termini contrattuali sia in termini legislativi.
 
L’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie ha varato circa 90 master di primo livelloper le funzioni specialistiche, suddividendoli in tre tipologie: trasversali, interprofessionali e professionali.
 
Poiché l’insieme di questi master costituisce un sistema organicamente volto ad applicare i principi ispiratori dell’incarico di professionista specialista e poiché la descrizione delle loro caratteristiche si basa sulla declinazione del termine “competenza”, variamente qualificato,  pare opportuno prenderne in considerazione queste caratteristiche diversificate per partecipare, con un contributo tecnico, basato su dati concreti e che – per quanto ci consta – non è stato sinora sviluppato, al dibattito sulle competenze specialistiche e avanzate.
 
Le caratteristiche del vari master
La descrizione delle “caratteristiche” dei singoli master non è articolata secondo uno schema comune quanto a contenuti ed obiettivi ed il linguaggio adottato è disomogeneo. Il termine “competenze” compare spesso nelle descrizioni e talora è accompagnato da attributi quali “avanzate” o “specialistiche” e altri in qualche modo affini.
 
In sei degli otto master trasversali (fanno eccezione quello in “Professioni sanitarie forensi, legali e assicurative” e quello in “Health Technology Assessment”), è previsto lo sviluppo di “competenze” di volta in volta gestionali, di progettazione, di coordinamento, normativi etc., inerenti distinti aspetti delle funzioni professionali; mai le competenze sono qualificate come “avanzate” o “specialistiche”.
 
L’espressione “competenze avanzate” compare in uno dei master interprofessionali. Il master interprofessionale a cui ci riferiamo è quello in “Cure palliative e terapia del dolore”, rivolto a infermieri, fisioterapisti e terapisti occupazionali, in cui contaminano le competenze dello specialista con le competenze avanzate regionali. Inoltre, il master in “Prevenzione e terapia riabilitativa delle ipoacusie infantili e della presbiacusia” (per il tecnico audiometrista e per il logopedista) e il master su “L’intervento terapeutico-riabilitativo nel disturbo dello spettro autistico in età evolutiva” (per il tecnico della neuro e psicomotricità età evolutiva e per il logopedista) definiscono le competenze “specifiche”, con un aggettivo cioè di  dubbio significato,  potendo alternativamente  riferirsi alle peculiarità di una data professione o all’approfondimento della preparazione e capacità.
 
Per quanto riguarda i master specialistici di ciascuna professione, risulta quanto segue.
Il sostantivo “competenze”, non accompagnato da alcun aggettivo relativo al grado di approfondimento (della competenza), è adottato in tutti i master del fisioterapista, del logopedista, dell’igienista dentale, dell’infermiere pediatrico, dell’assistente sanitario, del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e del tecnico ortopedico,  in cinque degli otto master dell’infermiere, in tre dei quattro master  del tecnico della riabilitazione psichiatrica, in due dei tre master dell’ostetrica/o, in quattro dei cinque master del dietista, in uno dei tre master del terapista occupazionale, in uno dei quattro master dell’ortottista-assistente di oftalmologia, in uno dei tre master del podologo, in due dei sei master del tecnico sanitario di radiologia medica, in uno dei due master del tecnico audiometrista, in due dei tre master del tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.
 
Nel gruppo precedente abbiamo incluso anche i casi nei quali figurano qualificazioni delle competenze o riguardanti l’ambito di applicazione della competenze stesse, quali  “educative e cliniche” (master “Podologia diabetica”) o “educative e preventive” (master “Promozione della salute orale perinatale e in età evolutiva” dell’igienista dentale) oppure pleonastiche come “professionali” (master “Gestione a supporto dei processi per la qualità e la sicurezza alimentare e ambientale” ed “Ergonomia ambientale e delle organizzazioni”, entrambi del tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro; master “L’intervento terapeutico-riabilitativo nel disturbo dello spettro autistico in età evolutiva” del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva) o “tecnico-scientifiche” (master “Ortoprotesica plastica esoscheletrica” del tecnico ortopedico) o “teorico metodologiche” (master “Intervento riabilitativo in contesti interculturali e migratori” del tecnico della riabilitazione psichiatrica).
 
Negli altri master che fanno riferimento alle competenze, questo sostantivo è accompagnato da un aggettivo che lo gradua indicandone il livello di sviluppo o di caratterizzazione, quale “avanzate”, “specialistiche”, “specifiche” o altro.  
 
Fra le caratteristiche di due master per infermieri, quello in “Area medica” e quello in “Area della salute mentale e delle dipendenze”, si menziona l’acquisizione di “competenze avanzate”; nel primo dei due, si fa espresso riferimento alla “complessità di alcune abilità (es. PICC, emodialisi, wound care)”, che la nota delibera veneta riporta alle competenze avanzate regionali.
 
Nel master ”Area intensiva e dell’emergenza”  vi è la prospettiva di  “attuare forme avanzate di monitoraggio per rilevare tempestivamente segni di deterioramento delle condizioni dei pazienti” e in quello “Area chirurgica” si menzionano “percorsi peri-operatori di interventi con chirurgie avanzate e a elevato impatto assistenziale” e “problematiche assistenziali complesse (es. stomatoterapia, incontinenza), di attività endoscopiche e di strumentista nei diversi contesti chirurgici / tecnologici (ad es. robotica)”.
 
Nel master “Area intensiva e dell’emergenza” si parla di “strategie di assistenza infermieristica specialistica per gestire situazioni di criticità ed instabilità vitale” e di “approfondite competenze specialistiche in settori specifici come ad esempio il coordinamento della donazione e trapianto d’organi”.
 
Nel master “Area neonatologica e pediatrica”, le competenze sono “specifiche”.
Per l’ostetrica, il master “Ostetricia nella riabilitazione del pavimento pelvico” riguarda “le competenze specialistiche per la gestione dei processi assistenziali relativi alla cura del perineo etc…”
 
Circa il fisioterapista, nel master in “Fisioterapia neurologica” si menzionano “interventi terapeutici e tecnologie avanzati” e in quello in “Fisioterapia nelle disfunzioni del pavimento pelvico”  si citano “strategie di trattamento avanzate”.
 
Nel master del dietista “Il counseling nutrizionale per la modifica dello stile di vita” compare la locuzione peculiare “competenze da associare a quelle già possedute”.
 
Nei quattro master “Area radiodiagnostica”, “Area radioterapia”, “Area medicina nucleare”, “Area Fisica Sanitaria” (su sei complessivi) che riguardano il tecnico sanitario di radiologia medica, si adotta una espressione caratteristica “competenze ulteriori”, che ha il pregio della chiarezza testuale, perché è specificato “rispetto alla preparazione fornita dalla Laurea di I livello”.
Nell’ultimo master citato, le competenze sono definite non solo ulteriori, ma anche “elevate”.
 
Per il tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, l’unico master presente, denominato “Tecniche di elettrofisiologia e cardiostimolazione e perfusione”, parla di “metodiche diagnostico strumentali avanzate (ECG-Holter, test da sforzo, ecc.)”, di “tecniche di perfusione avanzata” e di “competenze teorico-pratiche specialistiche”.
 
Per il tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, il master “Gestione a supporto dei processi per la qualità e la sicurezza alimentare e ambientale” prevede “ competenze avanzate connesse alle principali metodiche e tecniche previste nell’ambito del controllo ufficiale per la sicurezza alimentare e la salute dei cittadini e per le attività di consulenza presso le imprese alimentari”; il master “Safety & risk management” ha “l’obiettivo di sviluppare competenze specialistiche funzionali alla individuazione, valutazione e gestione dei rischi”.
 
Fra le caratteristiche dei vari master, assieme alle “competenze”, talora figurano anche le “capacità” (assistente sanitario: “Metodologie …” cit.”; dietista: “Dietistica pediatrica”; ortottista: “Ipovisione”) e le “conoscenze” nella formula “competenze, conoscenze e capacità di comprensione” riportata in tre dei cinque master del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva già citati (“L’intervento terapeutico-riabilitativo …”, “Riabilitazione neuromotoria …” e “L’intervento precoce …”).
 
In alcuni master sono citate solo le “conoscenze” (tecnico della riabilitazione psichiatrica: “Riabilitazione psichiatrica: interventi di remediation cognitiva e metacognitiva avanzata”; terapista occupazionale: “Area delle cerebro lesioni acquisite” e “Area dell’età evolutiva”; tecnico di laboratorio biomedico: “Procedure analitiche decentrate e continuità assistenziale”).
 
Nei tre master del tecnico di neurofisiopatologia ed in uno dei tre master del podologo (“Cura delle onicopatie”) compare il sostantivo “approfondimento”, che caratterizza anche uno dei master trasversali, quello in “Professioni sanitarie forensi, legali e assicurative”.
In alcuni master non è adottato il termine “competenze” né alcun altro sostantivo di quelli poco sopra citati.
 
Ciò vale per l’unico master del tecnico audioprotesista, per la maggior parte di quelli del tecnico di laboratorio biomedico (quattro su cinque) e dell’ortottista-assistente di oftalmologia (tre su quattro), nonché per uno (su due) dei master del tecnico audiometrista, per uno (su tre) del  podologo e per uno (su quattro) del tecnico della riabilitazione psichiatrica.
 
La descrizione delle caratteristiche di questi master si diversifica ampiamente da tutti quelli precedentemente menzionati che si basano sulle competenze.
 
Il linguaggio utilizzato in passato e il passaggio al professionista specialista
Dagli anni 90 è cambiato il linguaggio delle professioni sanitarie. Si sentiva spesso parlare di “diagnosi infermieristiche” (oggi confinate, perlopiù, nei processi formativi), di “diagnosi ostetriche”, “bilancio logopedico” ecc. Per i fisioterapisti vi è stata una recente elaborazione, all’interno del codice deontologico: “diagnosi fisioterapica”.
 
Nei master proposti dall’Osservatorio delle professioni sanitarie sparisce il linguaggio tipico professionale in luogo di “competenze”.
 
Si ha come l’impressione di voler sfruttare in pieno la legge 42/1999, che lega l’esercizio professionale non solo ai profili, alla formazione ricevuta di base e ai codici di deontologici, ma anche alla formazione post-base.
 
Per la prima volta viene in essere, fra “il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie” (legge 43/2006, art. 6, I comma) la nuova figura del “professionista specialista”.
 
Non si tratta di valutare genericamente la formazione post base ex legge 42. Si tratta di conferire significato e concretezza alla figura del professionista specialista, che rappresenta un novum nel panorama delle professioni sanitarie, sfruttando la legge 43/2006 che va ad integrare la legge 42.
 
Il “professionista specialista” costituisce qualcosa di più e di diverso e rappresenta le competenze oggi raggiunte attraverso i 90 master previsti dall’osservatorio delle professioni sanitarie.
 
Il modo con cui si ridisegna la legge 42/99, integrata dalla legge 43/2006 e dai 90 master dell’Osservatorio, è notevole, suddividendo i professionisti sanitari in:
a) professionisti “generalisti”;
b) professionisti coordinatori, in possesso di master trasversali;
c) professionisti “specialisti”,in possesso di master di primo livello per le funzioni specialistiche.
 
Si valorizza, per la prima volta, il professionista specialista nella sua interezza, sulla declinazione del termine “competenza”, variamente qualificato.
 
Da un punto di vista contrattuale, e solo contrattuale, come è noto, l’incarico di «professionista esperto» è costituito dall’aver acquisito, “competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali riconosciute dalle stesse regioni”.
 
 
Luca Benci
Giurista
 
Daniele Rodriguez
Medico legale
 
 

14 gennaio 2020
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