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Bambini. I cambiamenti climatici e l’overdose di pubblicità minacciano la loro salute

Oltre quaranta esperti firmano un dossier dal titolo: “Un futuro per i bambini del mondo?” e lanciano un monito: “Le esigenze dei bambini devono essere messe in cima all'agenda di sviluppo di ogni Governo” per “evitare che le generazioni successive si ritrovino a vivere su un Pianeta danneggiato irrimediabilmente”. Tra i Paesi che meglio garantiscono la salute dei più piccoli, l’Italia si colloca al 26° posto su 180. Ma scende al 134° nella valutazione della sostenibilità

24 FEB - L’attuale stile di vita impedisce ai nostri figli di crescere in un mondo a misura di bambino. I pericoli principali risiedono nell'Inquinamento, nei cambiamenti climatici, nell’obesità e nel marketing fuori controllo. Occorre invertire la tendenza o le conseguenze saranno gravi. Il monito giunge da un dossier pubblicato sulla rivista The Lancet da oltre quaranta esperti dal titolo: “Un futuro per i bambini del mondo?”. Secondo gli esperti, quelli elencati cono tutti elementi che stanno mettendo seriamente a rischio il futuro dei bambini. E “Nessun Paese sta tutelando la salute dei più piccoli”.

Per Henrietta Fore, direttore esecutivo dell'Unicef, che assieme all'Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto al pool di esperti coordinati dal pediatra Anthony Costello di valutare quanto la nostra vita sia modulata sulle esigenze dei bambini è dunque "il caso che le loro esigenze vengano messe in cima all'agenda di sviluppo di ogni Governo”.

A rischiare, in particolare, sono i bambini nei paesi in via di sviluppo: sono stimati in 250 milioni coloro che “rischiano di non raggiungere uno sviluppo adeguato”, si legge nel rapporto.


Ma un’importante cambiamento è necessario in ogni parte del mondo. Il marketing, infatti, spinge al consumo di cibo di scarsa qualità, di bevande zuccherate, di alcol e prodotti a base di tabacco. “Nonostante i progressi registrati negli ultimi 20 anni, il trend si è arrestato e adesso rischia di invertirsi”, ha dichiarato l'ex primo ministro neozelandese Helen Clark, presidente del gruppo di autori che ha messo nero su bianco i dati e le analisi del documento.

E poi ci sono le minacce derivanti dal cambiamento climatico. Gli autori del dossier non usano perifrasi: "Se il riscaldamento globale determinerà un aumento delle temperature di quattro gradi entro il 2100, le conseguenze per i bambini rischiano di essere devastanti”.

È soprattutto l'uso dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) a determinare uno scenario preoccupante. E il ventaglio delle possibili ricadute derivante dai cambiamenti climatici è molto ampio: dall’innalzamento dei livelli degli oceani alle inondazioni, dalle ondate di calore alla diffusione della malnutrizione e di nuove (o dimenticate) malattie infettive.

Anche in questo caso a rischiare di più sono i paesi in via di sviluppo. Ma le maggiori responsabilità sono attribuibili ai Paesi più ricchi. Il Lussemburgo, per esempio, è il peggior Paese del Vecchio Continente, per quel che concerne la protezione della salute dei bambini dalle emissioni di anidride carbonica. Al contrario, wsempi virtuosi giungono da Stati meno abbienti, ma impegnati nei fatti per ridurre l'apporto di CO2 entro il 2030: è il caso della Moldavia e dell'Albania (in Europa), dell’Armenia, della Giordania, dello Sri Lanka, della Tunisia, dell’Uruguay e del Vietnam.

E poi ci sono le politiche di marketing attuate dalle multinazionali, diventate più aggressive e rivolte sempre più spesso ai più giovani. I nostri figli  vivono così circondati dal cibo spazzatura ed esposti alle insidie del fumo di sigaretta e dell’alcol.

Secondo gli esperti, in un solo anno, i più piccoli sono spettatori inconsapevoli di oltre trentamila annunci pubblicitari. Segno che “l’autoregolamentazione affidata alle industrie non ha raggiunto gli obbiettivi previsti”, ha spiegato Costello, tra il 2015 e il 2018, essendo capo del dipartimento di salute materna e infantile dell'Organizzazione mondiale della sanità. Che ha potuto constatare come “nessuna cautela e tantomeno penalizzazioni hanno intaccato la capacità di far arrivare i messaggi pubblicitari alle orecchie e agli occhi dei più piccoli”.
 
A preoccupare, in chiave futura, è anche la posizione crescente assunta dai social network, in grado di veicolare contenuti molto difficili da controllare. Secondo gli esperti, conseguenze del loro avvento sono gli aumenti dei consumi di alcolici e dell’obesità infantile. In quest'ultimo caso, i numeri attuali (124 milioni i bambini che ne sono colpiti) sono undici volte più grandi rispetto a quelli risalenti al 1975 (11 milioni).

Cosa accade in Italia? In cima alla classifica dei Paesi che si sono maggiormente preoccupati della salute dei più piccoli, gli esperti collocano la Norvegia. A seguire: la Corea del Sud e l'Olanda. I bambini meno fortunati sono invece coloro che nascono nella Repubblica Centrafricana, nel Ciad, in Somalia, nel Niger e nel Mali.

L’Italia si colloca al 26mo posto su 180. Un risultato discreto, nel complesso, ma che non è accompagnato da una visione di prospettiva. Il dossier ci riporta infatti al 134esimo posto nella valutazione della sostenibilità.

A penalizzare l’Italia sono soprattutto le emissioni di anidride carbonica: superiori del 121 per cento (5.99 tonnellate) rispetto all'obiettivo posto per il 2030.  

Preoccupante è anche lo stop posto allo sviluppo, documentato nei mesi scorsi nell'Atlante dell'Infanzia di Save the Children, secondo cui nel nostro Paese quasi 1.3 milioni di bambini (il triplo rispetto al 2008) vive in condizioni di indigenza assoluta.  Povertà economica, ma anche educativa. Come emerge dal rapporto, infatti, il disagio economico spesso si traduce in divario educativo. I ragazzi delle famiglie più povere, a conti fatti, hanno risultati scolastici inferiori a quelli dei loro coetanei.  Un delta che, nel tempo, determina una ridotta possibilità di trovare lavoro rispetto a chi è cresciuto in un contesto più agiato.

“Non c'è tempo da perdere”, è il titolo dell’editoriale uscito assieme al rapporto su The Lancet. Esso analizza come “diversi studi evidenziano come ogni investimento sulla salute dei bambini porti un maggior vantaggio anche alle generazioni future”. “Le preoccupazioni nei confronti dei più giovani meritano di essere ascoltate e accompagnate da azioni utili a evitare che le generazioni successive si ritrovino a vivere su un Pianeta danneggiato irrimediabilmente”.

Il manifesto per i bambini pone come priorità la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e un rafforzamento del controllo della pubblicità che ha come target principale i più piccoli. Più in generale, gli esperti chiedono che le esigenze dei bambini siano considerate in tutte le decisioni politiche da assumere (a tutti i livelli) e che si incrementi il numero di quelle mirate a migliorare la salute dei minori.

In questo senso ha grande valore il documento varato dalla nostra Conferenza Stato Regioni il 20 febbraio che pone le basi per la tutela della salute e del benessere degli italiani di domani. Infatti nel documento, a premessa, si legge che nei primi “mille giorni, dal concepimento ai primi due anni di vita, si costruisce il futuro di bambine e bambini che saranno adulti sani e capaci di affrontare al meglio gli eventuali problemi sociali, emotivi o fisici che verranno”.

Dunque normative, esperienze, percorsi diagnostici e l’individuazione di strumenti che diventeranno azioni e linee guida valide in tutta Italia, differenziati per tutti i soggetti interessati: genitori, prima di tutto, ginecologi, ostetriche, pediatri, neonatologi, assistenti sociali, psichiatri, ecc…
Una specie di vademecum per le mamme, le coppie, i medici e gli operatori dei servizi sanitari e sociali, in modo che informazione e formazione coinvolgano tutti e tutti utilizzino gli strumenti per una divulgazione seria e capillare di quanto scienza ed esperienza ci hanno indicato nello studio e nelle migliori pratiche.

Insomma mettere al centro l’infanzia ed il suo futuro in tutte le politiche è la grande sfida, necessaria per un futuro equo, sostenibile, e capace di rimettere in equilibrio il rapporto uomo-natura.

Grazia Labate
Ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla sanità


24 febbraio 2020
© Riproduzione riservata


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