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Aborto. Ginecologi obiettano per la carriera. Lo pensa il 77% degli italiani

Lo rileva un sondaggio online lanciato da Noi Donne e al quale hanno risposto oltre mille persone, soprattutto donne ma anche uomini. Solo per il 4% l’obiezione è una legittima scelta etica o religiosa. Ecco il quadro delle obiezioni di coscienza alla legge 194, regione per regione.

05 APR - È obiettore oltre il 70% dei ginecologi. Una scelta che negli anni si è peraltro sempre più diffusa tra la categoria, come emerge dalla Relazione 2011 sulla legge 194 che il ministro della Salute ha presentato in Parlamento lo scorso agosto. A livello nazionale, infatti, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi è salita dal 58,7% del 2005, al 69,2% del 2006, al 70,5% del 2007, al 71,5% del 2008, per poi scendere, ma solo leggermente, al 70,7% nel 2009.
 
Una scelta, quella dell’obiezione di coscienza, che però non convince gli italiani, secondo i quali i ginecologi non sarebbero affatto spinti da profonde convinzioni etiche e religiose, bensì da motivi di immagine e/o interessi economici. Almeno così emerge dal sondaggio online lanciato lo scorso 8 marzo da Noi Donne (www.noidonne.org) e che in meno di un mese ha raccolto oltre mille risposte, arrivate principalmente da donne ma anche da uomini, come spiega al nostro giornale Tiziana Bartolini, la direttrice della rivista mensile ND-Noi Donne, che ha aperto il numero di aprile con uno speciale dal titolo “Obiettori. Di coscienza?”.

 
Il sondaggio non ha valore statistico e rappresenta certamente una realtà parziale e numericamente poco consistente, ma restituisce un quadro dal quale emergono importanti spunti di riflessione. A cominciare dalla crisi della relazione medico-paziente. Dalle risposte rilevate da Noi Donne, infatti, emerge una forte mancanza di fiducia dei lettori nei confronti delle ragioni che guiderebbero l’operato dei professionisti.
 
Ben il 77% dei rispondenti ritiene infatti che l’obiezione di coscienza dei ginecologi sia essenzialmente dettata da motivi di carriera e/o da un interesse economico. Un ulteriore 15% pensa che si tratti di un’espressione di profonda misogenia. Per il 3%, invece, non si tratterebbe di una scelta contro le donne, ma dettata semplicemente dalla mancanza di interesse. Solo il 4% ritiene che l’obiezione di coscienza sia un diritto dei ginecologi per motivi etici o religiosi.
 
Ma se i ginecologi dedicassero più tempo e spazio alla comunicazione con le loro pazienti, si potrebbe ristabilire quel clima di fiducia offuscato da ombre mercantilistiche, falsi miti e pregiudizi ideologici che compromettono l’immagine dell’intera categoria? Sì, come suggerisce una delle lettrici di Noi Donne nei commenti che accompagnano il sondaggio. Noi Donne, infatti, non si è limitato a domandare ai lettori quali motivi spingessero i ginecologi ad essere obiettori. Ma ha cercato di capire anche quali ragioni portassero i lettori a fornire le loro risposte invitandoli a commentare in particolare tre aspetti:
- Perché sono aumentati così tanto gli obiettori di coscienza negli ospedali?
- Cosa vorresti dire loro?
- Cosa dovrebbe fare lo Stato per diminuire il numero degli obiettori?
 
Ecco una selezione dei commenti dei lettori di Noi Donne sul tema dell’obiezione dei ginecologi.
 
Perchè sono aumentati così tanto gli obiettori di coscienza negli ospedali?




Cosa vorresti dire loro?




Cosa dovrebbe fare lo Stato per diminuire il numero degli obiettori?

05 aprile 2012
© Riproduzione riservata


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